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In Puglia e Basilicata

Intervista/Il presidente della regione puglia

Emiliano: «Tra Pd e M5S
un'intesa che s'ha da fare»

Emiliano: Tra Pd e M5S un'intesa che s'ha da fare

«Chi prende meno seggi tra Pd e M5S s'impegna a sostenere il governo dell'altro»

02 Marzo 2018

di GIUSEPPE DE TOMASO

Presidente Michele Emiliano, il segretario pd Matteo Renzi ha detto che resterà in sella anche in caso di sconfitta. Lei che pensa?

Innanzitutto bisognerebbe capire il significato di una ipotetica sconfitta, con questa legge elettorale cervellotica. Esercizio che oggi nessuno è in grado di svolgere.

Mettiamola così. Per il Pd perdere le elezioni potrebbe significare la vittoria del centrodestra o dei grillini, anche senza una maggioranza assoluta da parte di uno di questi due competitori?

È ovvio che la posizione del segretario di un partito perdente risulterebbe più complicata in casi come questi. Ma se nessuno dovesse vincere e se il Pd dovesse ottenere un risultato inferiore a quello del 2013 (segreteria Bersani), qualcosa potrebbe accadere, anche se bisogna considerare che nella legislatura appena conclusa si è verificata una scissione in casa nostra: quella di Leu. Ma escluderei l’idea che il segretario si possa dimettere sulla base di un esito elettorale.

Renzi resta al suo posto, dunque.

Un cambiamento ci potrebbe essere solo in presenza di un assetto di governo in cui il Pd e il suo segretario non avessero un ruolo particolare, rilevante. In tal caso lui stesso, il segretario, potrebbe dar vita a una scossa.

Ma se il Pd non dovesse superare il 20 per cento?

Ripeto: non avranno peso i risultati elettorali, ma le soluzioni di governo. Se il Pd avrà un ruolo chiave, Renzi non solo non andrà a casa, ma sarà lui a dare le carte.

Lei ha detto che se il M5S avrà la maggioranza relativa, dovrà avere l’incarico di formare il governo governo e il Pd dovrà appoggiare il tentativo.

Sostengo da anni che Pd e 5stelle sono fatti, in larga parte, della stessa materia.

Ma i programmi economici di piddini e grillini sono piuttosto diversi.

Non mi pare. Ho letto i programmi, non mi pare che siano troppo distanti.

Un ex assessore grillino romano ha detto che Grillo ci porterebbe alla situazione del Venezuela.

Lo escludo totalmente. Il M5S è affollato di persone moderate, di professionisti capaci, non di gente anti-sistema in cerca di scudi assistenzialistici o di nostalgie totalitaristiche.

Il M5S concepisce, secondo alcuni critici, il sistema finanziario come una mega Cassa Depositi e Prestiti.

In verità loro vogliono riformare la Cdp, che non va usata come un salvadanaio per fini privati. Retropensiero utilizzato finora, purtroppo, pure per l’Ilva. Ciò detto, se è necessario, o si salva dichiaratamente il sistema bancario con i soldi pubblici o lo si fa con criteri opachi. Il che sarebbe inammissibile. Per restare nel caso Ilva: Banca Intesa ha sostenuto uno sforzo enorme per salvare il siderurgico tarantino. Ora bisogna trovare il denaro da restituire a Banca Intesa. Ci si sta impegnando perché sia l’acquirente dell’Ilva a saldare il debito con le banche.

Quindi via libera a un governo a guida Di Maio se il M5S dovesse ottenere la maggioranza relativa?

Il M5S è un partito del sistema politico italiano. Di Maio si esprime in modo garbato, veste bene con giacca e cravatta. È possibile che il M5S sia il partito più votato. Di conseguenza, dovremmo appoggiare il suo tentativo. In una cornice di reciprocità, però. Può pure accadere, infatti, che sia il Pd il primo partito in Parlamento, in tal caso dovrebbero essere loro, i pentastellati, a sostenere il nostro sforzo per formare il governo. Pd e M5S hanno molti punti di contatto, fondati su una concezione non privatistica, non padronale, della politica. La destra, invece, ha una concezione opposta. Ecco perché vedo il Pd alleato con il M5S. La destra, poi, è sprovvista di leadership autorevole.

Mattarella dovrebbe dare l’incarico al leader del partito più forte o al leader della coalizione più robusta?

Le coalizioni, con questa legge elettorale, sono una finzione. Tanto è vero che Forza Italia si presenta con la scritta Berlusconi presidente, la Lega con Salvini presidente e Fdi con Meloni presidente. Si sono alleati solo per tentare di vincere nei collegi. Qualche collegio in più l’avremmo potuto ipotecare anche noi se fosse andata in porto, come proponevo, l’alleanza elettorale con Leu. Il Capo dello Stato, secondo prassi costituzionale, dovrebbe affidare l’incarico alla personalità che ha più probabilità di dar vita all’esecutivo. Non è solo questione di numeri elettorali. Contano anche i gruppi parlamentari. Il Ms5 dovrebbe appoggiare il Pd se il Pd avesse un numero più alto di senatori e deputati. Potremmo così dar vita a una rivoluzione, a un rinnovamento radicale del Paese. I partiti della Seconda Repubblica hanno gestito il potere senza cambiare e migliorare l’Italia.

Se fosse stato Gentiloni la bandiera del Pd in questa campagna elettorale, le prospettive dei dem sarebbero state migliori?

Facciamo fantapolitica. Se Renzi avesse detto: «Io sono qui per servire il partito. Lo porto alle elezioni. Poi rimetterò il mandato a chiederò al partito di decidere che fare. Nel frattempo dico che il nostro candidato è Gentiloni». Ecco. Se Renzi avesse fatto questo discorso, avremmo ottenuto non meno di 4-5 punti percentuali in più.

Lei quindi, in caso di sconfitta del Pd, non si proporrà per la leadership del partito.

Le primarie del Pd si sono svolte poco tempo addietro. Ogni valutazione sul «dopo» è affidata al segretario. Quello che io temo è il rischio dell’irrilevanza del Pd nella formazione del prossimo governo. Questa sì che sarebbe una battuta d’arresto gravissima. E quando qualcuno fallisce in un compito deve sottoporsi alla verifica della propria leadership. Come è avvenuto dopo il flop referendario. Infatti. Grazie alla verifica delle primarie, Renzi ha ripreso il timone del partito.

Ci può essere un governo di grande coalizione Pd-Forza Italia-Leu?

È probabile che nessuna forza in campo, partito o coalizione, raggiunga la maggioranza assoluta dei seggi. Ma mi sembra impossibile un governo come quello da Lei ipotizzato.

Il governo Letta era qualcosa di simile.

È passata molta acqua sotto i ponti. Sarebbe un’operazione, quella dell’intesa con Forza Italia, che distruggerebbe il Pd. La mia idea l’ho descritta testè: intesa programmatica Pd-M5S, chi arriva secondo appoggia il governo presieduto dall’altro. Nel frattempo si potrebbe approvare una nuova legge elettorale per ritornare al voto.

Il criterio per la scelta dei presidenti di Camera e Senato potrebbe essere adottato per la futura formula di governo?

I presidenti delle Camere credo che rispecchieranno la struttura dell’alleanza di governo. Difficile fare previsioni. Questa legge elettorale sta uccidendo la politica. Gli elettori non sanno su cosa votare. Per la prima volta, dopo decenni, non viene indicato né un premier né un programma di governo.

Secondo lei in Puglia come va finire, per il Pd e tutti gli altri?

Il Pd, l’ultima volta, ha ottenuto il 18% dei voti. Il 18% domenica sarebbe un ottimo risultato. Anche perché dovremmo tener conto dei contraccolp, politici e numerici, prodotti dalla scissione di Leu.

La battaglia nei collegi uninominali come andrà?

La vedo al limite dell’impossibile per noi. Il vantaggio del M5S appare netto. Potrebbe accadere che in qualche singolo collegio grazie alla qualità dei candidati la vittoria possa andare al centrosinistra o al centrodestra. Il M5S nei collegi è favorito dal fatto di essere un partito secco, monolite. Viceversa centrosinistra e centrodestra sono coalizioni: se il loro candidato non piace, il voto si frantuma. La legge elettorale si è rivelata una beffa per noi, è la più sfavorevole possibile.

Che pensa del caso del preside brindisino Salvatore Giuliano, che ha collaborato all’Istruzione con i ministri del centrosinistra sulla «buona scuola» e ora sembra il ministro ombra del M5S?

Il preside Giuliano è bravissimo. È un mio amico personale. Ha lavorato con me, in campagna elettorale, nelle sagre del programma. Credo che abbia votato per me. Ora lui e, come pare, altri elettori del Pd si sono spostati sui Cinque Stelle. Un distacco fisiologico, alla luce di certi errori commessi.

Non è singolare che Giuliano si schieri con chi contesta la riforma scolastica del centrosinistra?

Non è singolare. Giuliano è una persona libera e innovativa.

Lei farebbe il ministro dell’Interno o della Giustizia, con Giuliano all’Istruzione, in un governo Di Maio?

Non posso far parte di un governo del M5S. Innanzitutto, perché sono il presidente della Regione Puglia, e poi non farei parte di un governo a guida grillina. La mia proposta, ripeto, è un’altra. L’ho già illustrata. Io sono fuori gara.

Le Regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna stanno ottenendo più autonomia su istruzione, sanità, ambiente e lavoro. Condivide?

Anche la Regione Puglia si sta muovendo verso l’autonomia differenziata. Ne riparleremo dopo il 5 marzo.

Caso Stefanazzi. Non crede che il suo capo di gabinetto si trovi in conflitto di interesse per la società con Dell’Olio, candidato grillino?

Perché conflitto di interessi?

Alla Regione lui è un semaforo decisivo nella struttura. I suoi interventi possono incidere parecchio nelle scelte...

Ma la sua società è inattiva. Non ha mai avuto a che fare con la Regione. Stefanazzi non svolge alcun ruolo in essa. Lui è un avvocato. Che dovremmo fare? Dovremmo prendere alla Regione un signore senza una vita professionale? La legge è chiara in materia di conflitti di interesse. Non ci sono, in questo caso, fatti concreti che rientrerebbero nella materia. E poi. Negli (eventuali) casi di conflitti di interesse, l’ordinamento prevede un rimedio, che è quello dell’astensione (dalla propria funzione), non delle dimissioni. Mi creda, questa storia del conflitto di interesse è una barzelletta.

Berlusconi sulla Tap è sulle posizioni di Emiliano. Sorpreso?

Ho già detto che l’approdo Tap a San Foca ormai è un capitolo chiuso. Berlusconi è contrario. D’Alema è contrario. Di Maio è contrario. La Regione Puglia è contraria. È evidente che quell’approdo è saltato. Qualunque governo futuro non potrà non tenerne conto. Una bella soddisfazione per me.

Tasse. Bisognerà rimettere l’Imu sulla prima casa come vuole la Bonino o bisogna lasciare tutto com’è, come vuole Renzi?

È difficile rimettere le tasse che si tolgono. Non mi pare che l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa abbia determinato un buco di bilancio tale da rendere necessario il ritorno dell’imposta. Certo, probabilmente bisognerà aumentare le tasse ai proprietari di immobili di lusso.

Ma le categorie A1, A8 e A9 (case di pregio) continuano a pagare l’Imu.

Sì, è vero. Però ci sono case di valore che sono accatastate come case popolari. Questo è inaccettabile.

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