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il lavoro difficile

«Avete un orto? Smantellatelo»
Lo sfogo dei piccoli produttori

Sos dal mondo della terra, i piccoli coltivatori schiacciati da regolamenti europei, grande distribuzione e temperature troppo alte

ortaggi

di VALENTINO SGARAMELLA

«Svegliamoci! Lo diciamo a tutte le organizzazioni di categoria, Coldiretti e Cia: i produttori devono unirsi e combattere una battaglia per la loro stessa sopravvivenza. Tuteliamo i produttori, accorciamo la filiera, la grande distribuzione non può guadagnare 3 o 4 volte il consentito». I rappresentanti del Movimento nazionale agricoltura lanciano un’altra sfida: il settore dell’ortofrutta. «La Grande distribuzione organizzata impone i prezzi e se non accettiamo non lavoriamo più con loro. Vanno subito a trovare un altro cliente in Spagna, in Sud Africa, in Cile, in Turchia, in Libia». È il prezzo della globalizzazione. «Se vuoi lavorare con me devi vendermi la scarola al prezzo che decido io. Ce la fai? Bene. Se non ce la fai trovo un altro cliente».

I PREZZI - Vediamoli, dunque, i prezzi ai quali il commerciante vende la verdura alla grande distribuzione organizzata. Il grido di allarme giunge dai produttori e dagli stessi commercianti delle zone di Polignano, Monopoli, ma anche dall’entroterra barese. Cominciamo dalla scarola, la normale insalata. Sia la varietà liscia che riccia, 12 pezzi valgono all’incirca 4 euro. Idem per un’altra varietà di insalata, il cosiddetto «lollo» nelle sue 2 tipologie, il lollo bianco o biondo ed il lollo rosso denominato anche a «foglia di quercia», simile al radicchio. Se anziché 12 si acquistano 9 pezzi gli ipermercati acquistano a 3,50 euro. Ben 5 chili di prezzemolo si vendono a 4 euro circa. L’aneto, una spezia particolare di nicchia usata nei ristoranti per il suo aroma perr e abbellire piatti gustosi, viene venduto a 5 o 6 euro per 3 chili. Il sedano si vende a 50 centesimi a pezzo.

«A questi prezzi il commerciante vende all’ipermercato – dicono quelli del Movimento – ed è merce già lavorata. Dalla merce grezza appena raccolta dall’orto, il produttore, guadagna appena 15 o 20 centesimi a pezzo o 40 o 50 centesimi per chilo di aneto».

UNA FILIERA LUNGA - Se avete un orto, smantellatelo! Catastrofica la conclusione degli operatori dopo aver fatto un po’ di conti. «Non conviene più avere un orto. Non guadagni nemmeno i soldi della piantina che già costa 2 o 3 centesimi». A ciò si aggiungano i costi relativi all’impianto di irrigazione, la manodopera che deve seminare, i trattamenti fito-sanitari, l’eliminazione delle erbe infestanti che crescono tutt’intorno. Insomma, il guadagno è marginale.

Ma il bello arriva adesso. Il produttore vende al commerciante. Questi vende alla Grande distribuzione organizzata 12 scarole a 4 euro e da questa cifra deve detrarre il costo del trasporto della merce, «un botto di soldi», dicono al Movimento.

Il commerciante trasporta la merce dall’agricoltore alla grande distribuzione con la quale però in genere non ha un rapporto diretto. Il contatto glielo fornisce un mediatore, il cosiddetto «buyer». Al buyer bisogna corrispondere una provvigione e parliamo del 2 o 3%. «Su un carico del valore di 20mila euro, ad esempio, per il solo fatto che il buyer ha messo in contatto il commerciante con l’ipermercato bisogna corrispondere 600 euro circa senza aver fatto altro, sembra che qui girino soldi inutili».

ALTRE SPESE - Non basta. Bisogna detrarre anche le spese relative alla lavorazione del materiale grezzo raccolto in campagna. La verdura va tagliata, ripulita del terreno e di eventuali foglie inutili. Va collocata in una cassetta ciascuna delle quali costa 7/8 centesimi. Tutte le cassette vanno collocate su pedane che costano circa 2 euro l’una. Alcuni prodotti vanno inviati in un magazzino dove sono lavorati nuovamente, rilavati. Ad esempio, il prezzemolo va riunito in mazzetti con un elastico; le patate vanno disposte nei sacchi.

Nel magazzino la verdura è all’interno di celle frigorifere per il raggiungimento di una temperatura ideale. «Infatti se ho raccolto la verdura il giorno prima o al mattino ma il camion giunge alle 22 in questo lasso di tempo dove la metto? In celle frigorifere».

Il commerciante fa un investimento acquistando un magazzino con le celle, parliamo di 4 o 5 milioni di euro per dimensioni medie altrimenti si sale a 10 o 12 milioni di euro.

MALEDETTO CLIMA - Va aggiunto un «piccolo» particolare. In questi primi 15 giorni di gennaio stiamo avendo delle temperature troppo miti per la stagione, intorno ai 12 o 13 gradi centigradi. Con il caldo si anticipa la maturazione e la raccolta del prodotto. Si determina addirittura un accavallamento, una sovraproduzione di verdura dal settore orticolo. «Oggi ti chiedono di riempire 10 pedane ma magari io ho merce per 50 pedane. Va a finire che butto la verdura». Se non la raccogli oggi, domani la verdura non è più commercializzabile.

L’EUROPA - «Perché in Germania un chilo di scarola la vendono a 2 euro al dettaglio? Perché in Italia, nel Mezzogiorno, il commerciante deve vendere 4 euro per 12 scarole tenuto conto che con 12 scarole mangiano 12 famiglie?». Una scarola pesa 400 o 500 grammi circa per cui 12 scarole pesano 6 chili. «Siamo penalizzati da una filiera troppo lunga. La Grande distribuzione organizzata impone a noi i prezzi e rivende al dettaglio ad un prezzo triplicato con profitti enormi ma solo per la parte terminale della catena. Alla fine il commerciante ed il produttore guadagnano le briciole o addirittura niente».

Nell’aria si avverte il tintinnio di sciabole di nuove manifestazioni. Il Movimento è chiaro: «Nelle province di Bari e Bat abbiamo 70 o 80mila dipendenti ma a queste condizioni non ce la facciamo. Saremo costretti a licenziare».

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