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Bilanci in rosso e sprechi  il disastro delle Arca

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Il commissariamento è durato 15 anni. Ma a tre settimane dalla nomina dei nuovi vertici delle Arca, le Agenzie che hanno sostituito gli istituti per le case popolari, nessuno degli amministratori scelti dalla giunta Emiliano ha ancora assunto l’incarico. Il motivo? Ufficialmente gli adempimenti burocratici necessari alla firma dei contratti. Ma in realtà anche perché chi ha cominciato ad esaminare i conti si è messo le mani nei capelli: bilanci in rosso, buchi enormi, sprechi incredibili e la prospettiva di farsi carico di una pericolosa «gestione stralcio». La stagione dei prefetti, voluti da Vendola per riportare legalità, non sembra infatti aver risolto nulla.

Lo dicono i numeri. Nei bilanci preventivi approvati dalle cinque Arca sono infatti esposti residui attivi per 213 milioni di euro. Sono in buona sostanza canoni arretrati mai pagati, soldi che - con ogni probabilità - non verrano incassati mai più. Eppure è su quelle somme che si reggono tutti i bilanci: numeri talmente virtuali che i revisori (di cui parleremo) hanno intimato alle Agenzie di non utilizzare l’avanzo di amministrazione. Gli attivi, infatti, sono solo virtuali.

L’Arca più importante della Puglia, quella di Bari, dovrebbe incassare 20 milioni di euro di canoni. Ma in un anno i residui attivi sono aumentati di 3,5 milioni, arrivando alla cifra-monstre di 65,4 milioni: un inquilino su 5 non paga la pigione, ed i revisori hanno chiesto «la verifica capillare di tutti i contratti di locazione ad uso diverso da abitazione» per assicurare «introiti effettivamente corrispondenti ai vigenti prezzi di mercato».

Il direttore generale dell’Arca Puglia Centrale, Sabino Lupelli, che fino all’arrivo del nuovo amministratore è anche commissario, percepisce uno stipendio di 228mila euro lordi l’anno: ai 149mila euro come dg ne somma altri 78.500 come dirigente amministrativo. È il manager più pagato della Puglia. E qualche mese fa ha affidato una consulenza da 1.000 euro per la creazione «di un profilo Youtube»: praticamente ha pagato qualcuno per registrarsi al sito e per caricare quattro video in cui si fa intervistare.

Non va meglio dalle altre parti. A Lecce i canoni arretrati ammontano a 46 milioni, a Foggia a 37, a Taranto, dove a fronte di canoni per 4,5 milioni ci sono residui attivi per 46 milioni, esistono debiti fuori bilancio per 32 milioni: sono sentenze esecutive in base a cui si rischia di dover svendere i palazzi. Una situazione nota da anni, ma che il commissario non ha risolto: tanto che i revisori hanno dato parere negativo all’ultimo bilancio di previsione. Quella di Brindisi è l’unica Arca che è riuscita a recuperare un po’ di canoni arretrati, 1,7 milioni in un anno, scendendo a quota 18,5 milioni. Ma tra le carte è spuntato il rinnovo biennale di una consulenza con un avvocato che già durava da quattro anni: l’amministratore entrante non riesce ad ottenere la copia della convenzione originaria, quindi non sa nemmeno quanto costa il legale in questione.

Buona parte di queste situazioni è stata fatta emergere dai sindaci. Ma anche qui c’è una situazione curiosa. A Bari il collegio dei revisori è presieduto da Giuliano Genchi e composto anche da Vincenzo Ranaldo e Francesco Paolo Maggi. Maggi è presidente dei revisori di Brindisi, in un collegio formato anche da Luigia Toma (componente anche a Taranto e a Legge) ed Ezio Castoldi (componente anche a Foggia e a Lecce). Il recordman è però il commercialista Cosimo Giannico, presidente dei collegi a Foggia, Lecce e Taranto. Una persona, tre incarichi e naturalmente tre compensi (22.500 euro il presidente, 15mila i componenti, oltre più le spese), nonostante la legge di riforma approvata nel 2014 da Vendola vieti la doppia poltrona. Ma la scelta fu fatta prima, nel 2013, a sorteggio in base a un elenco di domande pervenute: ma la maggioranza dei candidati venne esclusa per mancanza di requisiti, e la Regione anziché annullare tutto - come avrebbe fatto chiunque - sorteggiò dappertutto gli unici cinque rimasti.

In base alla legge di riforma, e sempre ammesso che accettino l’incarico, i nuovi amministratori dovranno formare le commissioni stralcio con il compito di chiudere le partite collegate agli ex Iacp. Delle commissioni fanno parte il direttore generale e il presidente del collegio sindacale. Ma nessun amministratore uscente potrà scegliersi un manager di fiducia, perché un provvidenziale comma della legge regionale prevede che i direttori generali «sono confermati se hanno raggiunto gli obiettivi programmatici loro assegnati». È come nel Gattopardo: tutto cambia affinché nulla cambi.

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Commenti all'articolo

  • revisore

    25 Gennaio 2016 - 14:29

    ARCA-FdL-AQP-Sanità-ILVA-Xylella-Ferrovie Sud Est, la Puglia che fu di Stupor Mundi alias il poeta contadino,alias Niki Vendola non c'è più.E' rimasta solo la monnezza.

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