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Pisticci, arrivati 18 chili
di uova contaminate

Oltre 15 chili consumati per preparare dolci e torte in villaggi turistici

Pisticci, arrivati 18 chili di uova contaminate

PIERO MIOLLA

PISTICCI - Circa 18 chili di uova liquide contaminate dall’insetticida Fipronil sono state vendute da un grossista calabrese in Basilicata. Le partite contraffatte sono state cedute e consumate a Pisticci, in un villaggio turistico e in un agriturismo per circa 15 chili, e a Maratea, in una struttura ricettiva per i restanti 3. Si tratta di uova non destinate a supermercati e, dunque, alla tavola dei privati, ma imballate e commercializzate da una ditta di Cesena per essere vendute a villaggi, strutture ricettive e all’industria dolciaria. La notizia è stata confermata da Gerardo Salvatore, responsabile dell’Ufficio Veterinario ed Igiene Alimenti della Regione Basilicata. «Abbiamo ricevuto dalla Regione Calabria una segnalazione relativa a una partita di uova risultate positive ai controlli sulla contaminazione da Fipronil: provenivano da Cesena sono state vendute in Basilicata da un grossista calabrese. Ricevuta la segnalazione, alle 13 circa di venerdì scorso, 25 agosto, abbiamo diramato l’allerta ai servizi veterinari delle due Azienda Sanitarie lucane che hanno poi effettuato un sopralluogo».

Avete sequestrato partite di uova?

«No perché erano state già consumate tutte: la scadenza del prodotto, peraltro, era proprio il 24 agosto e, avendo ricevuto la segnalazione nel giorno della scadenza, era oggettivamente difficile, se non proprio impossibile, riuscire a sequestrarle».

È subito partita la macchina dell’allerta.

«Assolutamente sì e questo credo che sia l’elemento più importante perché tutto quello che è in nostro potere è, appunto, l’allerta per agire sul campo e verificare se la segnalazione viene poi confermata da dati oggettivi. In questo caso siamo riusciti a verificare che le uova erano quelle indicate e contaminate. Purtroppo erano già state consumate».

Quali rischi corrono chi le ha consumate?

«Sostanzialmente nessuno: quelle uova sono state utilizzate per preparare dolci o affini e, quindi, essendo stato il prodotto finito consumato in villaggi o strutture ricettive difficilmente chi le ha mangiate potrà averne ingurgitato quantità tali da risultarne intossicato. Quelle uova non sono quelle che noi troviamo nei supermercati e, dunque, non finiscono sulle nostre tavole».

Del Fipronil, però, non dovrebbe esserci traccia nelle uova.

«È assolutamente vero, e questo non può essere sottaciuto. Credo però di poter tranquillizzare i lucani, sia per quanto già detto in merito alle uova vendute a Pisticci e Maratea, ma soprattutto per ciò che concerne il nostro sistema: la Basilicata, infatti, non ha grandi centri di distribuzione di uova».

Le vostre prossime mosse?

«Le direttive sono chiare: non possiamo fare controlli a campione, e non avrebbe neanche senso farli. Il nostro compito è farci trovare pronti per l’allerta, come accaduto l’altro ieri, nella speranza che la segnalazione non ci arrivi con il prodotto prossimo alla scadenza e, soprattutto, già consumato».

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Commenti all'articolo

  • Raffaele

    Raffaele

    29 Agosto 2017 - 08:08

    -Commercializzate da una ditta diCesena, vendute da un grossista calabrese, acquistate in Basilicata- Viva la globalizzazione

    Rispondi

  • dinonicola

    27 Agosto 2017 - 10:10

    Sono le istituzioni per prime che dovrebbero difenderci dalle frodi e dalle adulterazioni invece ci obbligano a dover leggere codici stampigliati sulle uova che pochissimi di noi sanno leggere. L’etichetta digitale ed intelligente oltre che non contraffattibile esiste, eccola qui https://www.my-validactor.com/blog/files/81e6c6aaa71faa6c3fa2de468d4603c6-89.html e ci potrebbe anche informare su eve

    Rispondi

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