Martedì 23 Aprile 2019 | 02:04

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fasano

Lavori alla masseria di Donadoni
La prescrizione salva tutti

La Corte di Cassazione mette la parola fine al processo

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Mimmo Mongelli

FASANO - Processo Donadoni: la Cassazione annulla, “senza rinvio”, la sentenza di condanna dei giudici di appello rilevando che i reati si sono estinti per prescrizione. La pronuncia della suprema corte chiude, quindi, definitivamente il processo a carico dell’ex commissario tecnico della Nazionale Roberto Donadoni, del costruttore Oronzo Velo, del geometra Giovanni Gallo e dell’allora dirigente dell’Ufficio tecnico comunale Antonello Carrieri. In appello i quattro imputati si erano visti confermare la condanna a cinque mesi ciascuno di reclusione e al pagamento di 45mila euro di ammenda per avere realizzato opere in difformità del progetto nel corso della ristrutturazione di masseria Monsignore, la tenuta rurale territorio di Fasano acquistata da Roberto Donadoni con l’intenzione di farne il suo buen ritiro in terra di Puglia. Avverso la decisione dei giudici di secondo grado i difensori degli imputati – il collegio era composto da Stefania Chiatante, Carlino Carrieri, Gianvito Lillo, Ladislao Massari e Daniele Ripamonti – avevano presentato ricorso in Cassazione. I giudici della terza sezione della suprema corte hanno esaminato la questione nell’udienza del 9 maggio scorso. La sentenza della Corte di appello di Lecce è stata annullata “senza rinvio per essere i reati estinti per prescrizione”.

Per la cronaca, nel processo di appello anche il sostituto procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione dell’ex commissario tecnico e dei coimputati. I giudici avevano, invece, confermato la sentenza del giudice Genantonio Chiarelli.

La vicenda risale all’8 ottobre del 2009 quando, su richiesta del sostituto procuratore Antonio Costantini, il giudice delle indagini preliminari Eva Toscani dispone il sequestro della masseria Monsignore e dei terreni circostanti appartenenti a Roberto Donadoni e alla moglie Cristina Radice (assolta in primo grado da tutte le accuse che le venivano mosse). Secondo il pubblico ministero era inevitabile il sequestro della masseria e di tutto il resto per evitare si proseguisse, secondo il capo di accusa, nella lottizzazione abusiva che i Donadoni stavano perpetrando nella loro tenuta in contrada Pettolecchia. Il giudice di primo grado sentenziò che non ci fu nessuna lottizzazione abusiva, ma solo ma una difformità nella realizzazione delle opere previste. Contestualmente il giudice liberò la masseria, che era stata sottoposta a sequestro, da ogni vincolo giudiziario e la restituì ai proprietari, con l’obbligo, però, di ripristinare le opere originarie. I giudici di appello, a cui i quattro imputati si erano rivolti per ottenere la revisione della sentenza di primo grado, hanno confermato la decisione del Tribunale. Per mettere la parola fine alla vicenda giudiziaria è stato necessario un terzo passaggio, quello della Cassazione. Gli Ermellini hanno sentenziato che la prescrizione ha cancellato ogni ipotesi di reato e, contestualmente, hanno revocato l’ordine di ripristino delle opere disposto dal giudice di primo grado.

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