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La videosorveglianza?
C'è, ma non funziona

videocamere

di RINO DALOISO

BARLETTA - Da panacea di tutti i mali a opera negletta e dimenticata. Così va (anche) il mondo per le persone, figuriamoci per le cose. Figuriamoci poi se sono pubbliche, cioè di tutti, cioè di nessuno. Fra norme, competenze sovrapposte, auspici e moniti assortiti, nulla di più facile che si ottenga l’effetto opposto a quello desiderato. L’obiettivo era quello di controllare occhiutamente tutto (o quasi)? Beh, si finisce per non vedere nulla (o quasi).

I FONDI - È il caso, paradossale e beffardo, della videosorveglianza nelle città della Provincia di Barletta, Andria, Trani e non solo. Annunciato con grandi squilli di tromba e volteggiare di finanziamenti (quelli stanziati per il Programma operativo nazionale sicurezza per lo sviluppo, Pon 2007-2013), il controllo video dei centri urbani è stato dapprima realizzato in Puglia nei capoluoghi di Provincia e quindi anche a Barletta, Andria e Trani, con successiva estensione in altre città: Canosa, San Ferdinando e Minervino, tanto per rimanere in zona, ma anche Bitonto e Cerignola, ad esempio.

GRANDE FRATELLO - Ma mentre si procedeva a dar vita alla Madre di tutti i Grandi Fratelli, nessuno teneva nel debito conto di un particolare banale ma essenziale: chi avrebbe curato la manutenzione delle telecamere, una volta installate? Quisquilie, pinzillacchere, a fronte di una dotazione di 1.150 milioni di euro, cofinanziati dall’Unione europea (50% dal Fondo europeo di sviluppo regionale) e dallo Stato italiano per garantire «sicurezza, sviluppo e legalità» (i tre «pilastri» del Programma operativo nazionale sicurezza) in quattro regioni, Calabria, Campania, Sicilia e Puglia, «il cui prodotto interno lordo pro capite è inferiore al 75 per cento della media comunitaria». Perciò, veniva spiegato nell’aprile 2010, «le quattro regioni rientrano nell’Obiettivo convergenza dell’Unione europea».

LA SICUREZZA - E poi: «Per favorire la coesione economica e sociale di Calabria, Campania, Sicilia e Puglia, l'Unione europea finanzia interventi con fondi strutturali. L’obiettivo globale del Programma è quello di diffondere migliori condizioni di sicurezza, giustizia e legalità per i cittadini e le imprese, in quelle regioni in cui i fenomeni criminali limitano fortemente lo sviluppo economico. Il Pon Sicurezza, di cui è titolare il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, vede la collaborazione di tutte le forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato) e il coinvolgimento delle realtà istituzionali locali».

Sì, va bene: ma come è possibile contribuire a «diffondere migliori condizioni di sicurezza, giustizia e legalità per i cittadini e le imprese, in quelle regioni in cui i fenomeni criminali limitano fortemente lo sviluppo economico», se poi le telecamere ci sono, ma hanno la consistenza evanescente dei fantasmi?

CONTRADDIZIONE - La contraddizione palese e bruciante (anche per le casse pubbliche) è venuta nuovamente alla ribalta alla fine di aprile. Una donna viene investita nei pressi del sottovia Alvisi, a Barletta, mentre attraversa la strada sulle strisce pedonali. L’uomo a bordo di una moto la scaraventa a terra e fugge senza prestare soccorso. Per fortuna, le condizioni della signora si rivelano meno preoccupanti di quelle che apparivano in un primo momento. Parte la caccia al pirata senza volto, ma il legale incaricato di mettere assieme i tasselli del mosaico si trova davanti a un muro invalicabile: le telecamere ci sono ma non registrano, guardano ma non vedono, né, va da sè, registrano alcunché. Una pacchia per malintenzionati, delinquenti e vandali improvvisati o pervicaci. Si veda, ad esempio (ma la lista sarebbe lunga), il raid messo a segno nell’orto botanico, in viale Marconi, sempre a Barletta, nella notte fra il 28 e il 29 aprile: il sistema di videosorveglianza sarebbe servito, eccome, anche in questo caso a provare ad individuarli. Paradosso nel paradosso: il Comune nel settembre dell’anno scorso aveva chiesto ed ottenuto dalla Procura di Trani il dissequestro della struttura per la «caratterizzazione dell’area inquinata» e per la «bonifica necessaria alla riqualificazione degli spazi adibiti a verde e orto botanico-zona giardino» e anche per garantire una maggiore tutela, visto ché «l’interno dell’edificio principale era già stato oggetto di gravi atti vandalici compiuti da ignoti prontamente denunciati dal Comune alla stazione di Barletta della Legione dei carabinieri».

GLI ALLARMI - Eppure gli allarmi sulla videosorveglianza-che-non-c’è sono piuttosto datati. Scrivevano nel maggio 2016 il gruppo consiliare del Movimento5Stelle di Trani, col deputato Giuseppe D’Ambrosio e la consigliera regionale Grazia Di Bari: «Abbiamo provveduto ad inoltrare una segnalazione al ministro dell’Interno, al presidente della Provincia, al questore ed al prefetto sul tema sicurezza: è urgente verificare perché il sistema di videosorveglianza affidato al Commissariato di Polizia di Trani è spento. Da agosto 2015, dalle prime segnalazioni ricevute in merito, abbiamo allertato gli organi preposti, rivolgendoci poi al Ministero e alla Prefettura già a gennaio 2016. Non ci siamo arresi alle flebili rassicurazioni di rito ed abbiamo indagato sulle cause, scontrandoci anche in questo caso con la fiera dell’ovvio: non ci sono fondi sufficienti per esperire un bando di gara e provvedere all’affidamento del servizio di manutenzione; persino la più banale assistenza non viene più fornita dalle aziende, legittimamente decise a non intervenire senza un regolare affidamento ed una preventiva copertura finanziaria».

IL RIPRISTINO - Il «ripristino del funzionamento delle telecamere di videosorveglianza» a Barletta veniva chiesto nell’ottobre 2016 dal consigliere comunale di Barletta, Flavio Basile. al sindaco Cascella: «In più aree della città - scriveva - sono posizionate circa venti telecamere per il controllo del territorio. Stando a quanto appreso, le stesse non risultano al momento funzionanti a causa della scadenza del contratto di manutenzione. Per questo motivo chiedo l'intervento diretto del prefetto di Barletta-Andria-Trani, Clara Minerva, in seno al Ministero dell'Interno, autorità competente in materia di 'Sistemi di Video-Sorveglianza in ambito Comunale', e al sindaco e dell'assessore alle Politiche della Sicurezza, Michele Lasala, di farsi carico del problema».

L'APPALTO - Lo stesso prefetto, un anno prima (1° ottobre 2015), durante una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza, aveva chiesto ai sindaci «di procedere ad una ricognizione dei sistemi di videosorveglianza installati nei rispettivi territori, con l’acquisizione dei dati relativi alla esatta dislocazione delle telecamere, alla loro efficienza e manutenzione. I dati richiesti saranno sottoposti ad una valutazione congiunta con le forze di polizia da cui potranno scaturire osservazioni per il miglioramento o l’implementazione degli impianti esistenti e tali da rendere più efficace l’azione di prevenzione e contrasto».

Risultato: solo ora il Viminale dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver espletato la gara per la manutenzione delle telecamere. Risultati concreti, al momento, è proprio il caso di dire, non se ne vedono.

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