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Il poliambulatorio, provvisto di regolare autorizzazione, opererà con i servizi sociali del Comune di Taranto ed è stato realizzato senza il ricorso a fondi pubblici

ambulatorio solidare a taranto

L'ambulatorio

di FABIO DI TODARO

TARANTO - Dice tutto il nome del progetto: il mio dottore. Oculisti, dentisti, pediatri, dermatologi, otorinolaringoiatri e semplici medici di base. Ammonta a trenta il numero di specialisti che hanno già dato la loro disponibilità a titolo gratuito all’associazione benefica Fulvio Occhinegro (Abfo) per dare vita a un poliambulatorio che vedrà la luce domani pomeriggio. L’appuntamento è per le 18,30, nella sede di via Lago di Montepulciano, a pochi metri di distanza dalla clinica Villa Verde. L’obiettivo dell’iniziativa è in linea con l’attività che da tempo la onlus svolge in città: ricevere e curare le persone indigenti.

Il poliambulatorio, provvisto di regolare autorizzazione da parte dell’Azienda sanitaria locale, opererà in sinergia con i servizi sociali del Comune di Taranto ed è stato realizzato senza il ricorso a fondi pubblici. La somma necessaria per dare forma al progetto è infatti il ricavato «dell’impegno e della generosità di associazioni e cittadini», fanno sapere da Abfo, che per passare dalle parole ai fatti ha potuto contare sul sostegno di altre realtà no-profit del territorio: come l’Associazione Europa (già attiva nella raccolta delle risorse di cibo in eccedenza in alcune mense del territorio e nella razionalizzazione a favore delle fasce deboli della popolazione), la Fondazione Taras (supporters trust di tifosi del Taranto) e «Gli Spread» del gruppo Banca Intesa-San Paolo (gruppo di dipendenti bancari con interessi in ambito artistico).

Il servizio di assistenza sanitaria gratuita decollerà da subito, al quartiere Salinella. Il principio che ne è alla base è lo stesso che fu messo nero su bianco già un secolo fa da Giuseppe Moscati, nel suo appartamento napoletano: «Chi può lasci. Chi non può prenda». Una volta registrata la disponibilità sui giorni e gli orari degli specialisti già arruolati, i volontari - coordinati dal presidente dell’Abfo, Andrea Occhinegro - si occuperanno di gestire il flusso degli utenti, che si preannuncia numeroso. Le difficoltà economiche e i tempi lunghi delle liste d’attesa hanno portato molti cittadini a rinunciare alle cure mediche. E il taglio di 2,35 miliardi alla spesa sanitaria varato lo scorso agosto è stato l’ultimo colpo d’accetta al sistema pubblico italiano, pensato per garantire il diritto alla salute e alla cura a tutti: senza distinzione di ceto sociale.

Invece, secondo una recente indagine condotta da «Altroconsumo», quasi un italiano su due sacrifica le spese mediche necessarie per mancanza di soldi e la percentuale è ancora maggiore (arriva a sei su dieci) nelle famiglie che hanno un reddito basso. Si rinuncia soprattutto alle cure odontoiatriche, alla riabilitazione fisica, alle cure ortopediche e oftalmiche: alcune delle branche mediche su cui poggia il nuovo progetto dell’Abfo. Ma non mancano i casi in cui ci si priva di cure urgenti. La salute costa cara e chi non può farvi fronte ha due alternative: rinunciarvi o indebitarsi.
I tassi più alti di astensione tra le famiglie con reddito inferiore a 1.550 euro mensili sono stati registrati in Campania (73 per cento), Calabria (69 per cento) e Lazio (64 per cento). Al sesto posto s’è collocata la Puglia, dove nel 2015 è arrivata al 13 per cento la quota di chi rinuncia alle cure urgenti. «Il mio dottore» vuole essere una «stampella» a cui far appoggiare i reietti dei giorni nostri.

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