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Indaga anche la Procura

Bari, truffa carte di identità
sospesi dipendenti comunali

Il giallo dei 19 documenti scomparsi dagli uffici di una delegazione: denunciato lo smarrimento non il furto

Bari, truffa carte di identitàsospesi dipendenti comunali

Tra i casi accertati spunta anche quello di un ex dipendente andato in pensione. Da lui ora il Comune pretende la restituzione delle somme indebitamente percepite. Più gravi invece le posizioni di altri due dipendenti in servizio: sospesi dal lavoro per 30 e 13 giorni con l’interruzione dello stipendio. In sessanta invece sono stati richiamati con censure orali e scritte perché ritenuti colpevoli di episodi sporadici e causati da meri errori materiali o di distrazione. Pare nell’inserimento telematici dei codici. Si chiude così – ma solo sul fronte amministrativo – l’indagine interna di Palazzo di Città sulla presunta «cresta» delle carte di identità.

Il caso risale ad aprile scorso – raccontato e anticipato da La Gazzetta del Mezzogiorno – quando un cittadino invia una segnalazione al sindaco Decaro denunciando di aver pagato 10,58 euro per un duplicato della carta di identità, ma di essersi stranamente ritrovato con un documento dal valore di 5,42 euro (diritti di segreteria stabiliti solo per i rinnovi, cioè dopo la scadenza della tessera). Il sospetto è che quei cinque euro mancanti, omessi sulla stampa del documento, non siano finiti nelle casse comunali ma nelle tasche dell’impiegato nell’ambito di un sistema truffaldino semplice e collaudato. Per gli uffici Anagrafe è bastato incrociare il numero delle carte di identità rilasciate per tipologia, il numero delle denunce per furto e smarrimento che ogni cittadino presenta per la richiesta di duplicato e soprattutto gli incassi, per scoprire che quel caso denunciato non era forse isolato.

E così nelle scorse settimane si è chiusa l’indagine che ha passato al setaccio migliaia di documenti rilasciati nell’arco degli ultimi cinque anni, dal 19 aprile 2011 al 19 aprile del 2016 e che ha accertato un ammanco complessivo di 14mila e 700 euro. Di questi ben 5mila sono stati addebitati a un unico dipendente, operante in una delegazione di quartiere e autore di almeno mille casi simili che gli avrebbero fruttato questo insolito straordinario. Per lui sospensione dal servizio e dallo stipendio per un mese. Tutte le somme contestate dal Comune sono state recuperate anche tramite le trattenute su ogni busta paga; resta solo da sanare la posizione del pensionato.

«L’indagine è stata celere, conclusa in appena quattro mesi rispetto ai sei previsti e in base ai numeri così bassi possiamo dire che si è trattato fortunatamente di casi isolati. Il 65 per cento degli ammanchi è sempre addebitabile a tre dipendenti, di cui uno in quiescenza. Per gli altri invece si è trattato di errori sporadici» dice l’assessore ai Servizi Demografici e al Personale Angelo Tomasicchio non escludendo «la riapertura dei procedimenti disciplinari, con conseguenze ben più gravi, qualora dovessero arrivare altri accertamenti della magistratura».

Il dossier infatti è finito anche sulle scrivanie della Procura e non si escludono altre novità. «Ogni anno con le carte di identità incassiamo 210mila euro – dice l’assessore – una cifra importante destinata a quadruplicarsi quando sarà introdotta la carta di identità elettronica. Per questo ridurremo sempre di più il maneggio dei soldi agli sportelli introducendo i pagamenti online, con bancomat e carta di credito».

Nessuna novità invece su un altro fronte, le 19 carte di identità sparite nelle scorse settimane dalla delegazione Oriente di Carrassi-San Pasquale. Il Comune ha presentato denuncia di smarrimento ai carabinieri. Ma non di furto. E chissà come mai.

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