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profughi

Accoglienza migranti
le coop a corto di soldi

Da aprile non ricevono i fondi per garantire il servizio

Accoglienza migranti  le coop a corto di soldi

di PIERO MIOLLA

Non sono solo i migranti che fuggono da guerre e fame a navigare in brutte acque quando s’imbarcano per raggiungere l’Italia. Adesso anche le numerose cooperative che offrono loro ospitalità, in Basilicata e non solo, rischiano di naufragare.

L’allarme è stato lanciato da giorni in tutta Italia: mancano i soldi per i migranti e il sistema di accoglienza rischia di andare a rotoli. Nella nostra regione, ad esempio, almeno in provincia di Potenza le cooperative hanno ricevuto i soldi relativi al primo trimestre 2016 e l’80 per cento del mese di aprile. A rischio, adesso, c’è la stessa assistenza ai migranti: le cooperative, infatti, denunciano di essere quasi impossibilitate ad andare avanti. Hanno, cioè, difficoltà ad assicurare i pasti quotidiani, così come la stessa assistenza del personale qualificato. Insomma, una situazione molto critica.

Non è un caso che, non più tardi di due settimane fa, lo stesso ministro dell’Interno, Angelino Alfano, abbia inviato un sollecito al Tesoro chiedendo 600 milioni di euro nell’immediato, e 1 miliardo fino alla fine dell’anno. Insomma, i conti sarebbero in profondo rosso da aprile scorso e il ministero avrebbe bloccato i pagamenti a chi gestisce, direttamente o indirettamente, il servizio di accoglienza in tutto il Paese. I soldi mancano anche perché il nostro Paese spende ogni mese circa 100 milioni di euro per assicurare il vitto e l’alloggio ai richiedenti asilo: in totale fanno 1 miliardo e 162 milioni di euro in un anno. Almeno nel 2015. Quest’anno, però, la cifra non dovrebbe essere molto diversa.

Il Tesoro, però, sembrerebbe aver chiuso i rubinetti. Morale della favola? Tanto le aziende che operano all’interno del sistema degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e dei Cie (centri di prima accoglienza), quanto le cooperative e le onlus attive in tutto il territorio nazionale, sono in seria difficoltà. Per porre fine a questa situazione e sollecitare l’esecutivo a darsi una mossa, le varie associazioni hanno indicato un termine ultimo entro il quale mostrare prudenza e pazienza.

Un ultimatum vero e proprio, dunque, fissato per il 30 settembre, cioè per venerdì. Se mancheranno ancora i soldi, hanno spiegato a livello nazionale, salteranno tutti gli accordi stipulati con le varie Prefetture e i Comuni interessati. A quel punto, addio accoglienza e beneficenza: i profughi, migliaia in tutta Italia, rischieranno di essere sfrattati, anche se in Basilicata ci si affretta a far capire che difficilmente si arriverebbe a tanto: si ha a che fare con esseri umani che, tra l’altro, provengono (tranne qualche rara eccezione) da zone infestate da guerre o situazioni di povertà radicata. Va ricordato che, solo per ciò che concerne l’anno in corso, in Italia sono arrivati poco più di 160mila persone, cui vanno sommati quelli arrivati negli scorsi anni, che sono ancora sovvenzionati dallo Stato. Frattanto, vista la situazione di difficoltà, inizierebbe a prendere piede l’idea di un commissario straordinario: sarebbe stato le stesso premier, infatti, a fare il nome dell’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, per la gestione commissariale di questo settore delicato e scomodo, ma anche cruciale per i tanti posti di lavoro che offre.

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