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I fatti risalgono al 2009-2010

Abusi su un bimbo di 10 anni
arrestato parroco a Brindisi

BRINDISI - «Per favore lasciami stare, sono un bambino. Perché?». E’ il grido disperato di un chierichetto che anni dopo i fatti, ha raccontato le presunte molestie sessuali subite dal suo parroco. Stamattina, all’incirca un anno dopo la denuncia formulata dal pediatra del ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, il sacerdote, Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato portato in carcere con l'accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata.

I fatti risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce denunciando tutto in procura, è stato il pediatra che per primo ha raccolto le timide confidenze del bambino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, poi disposta dal gip Maurizio Saso.

Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Sono entrambi stati condannati in primo grado: uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni. Che vi fosse un terremoto in atto nella curia retta da monsignor Domenico Caliandro, che ha allontanato tutti e tre i religiosi dall’esercizio delle funzioni, era già noto da tempo.

Nel dicembre scorso Caramia aveva appreso di essere indagato: i carabinieri si erano recati nella parrocchia di San Giustino De Jacobis, al rione Bozzano, e l’avevano perquisita. Il parroco si era dimesso, il vescovo gli aveva intimato di stare lontano dalle celebrazioni religiose. Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari.

Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo».

Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone. 

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