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Sotto sequestro da 65 giorni

La via dei Trulli interrotta
mette a rischio il turismo

Chiuso il tratto tra Locorotondo e Martina Franca per colpa del terreno franoso

E la via dei Trulli interrotta  mette a rischio il turismo

di Valerio Convertini

LOCOROTONDO - Giorno 65. Sono passati più di due mesi dalla chiusura della statale 172 nel tratto fra Locorotondo e Martina Franca. In questo triste diario quotidiano si racconta un’emergenza che sta assumendo le caratteristiche dell’ordinarietà. Perché ci si abitua a tutto, anche al brutto, ai disagi, alle lentezze di una burocrazia che ammorba la vita di gente inerme.

Quella che è un’evidente patologia, si sta trasformando in normalità: i cittadini della Valle d’Itria, quasi passivamente, stanno subendo con rassegnazione lo scorrere placido degli eventi. Quando sarà riaperta la strada dei Trulli? A questa domanda – perfino banale nella sua semplicità – nessuno sa dare una risposta. Un mese, forse due, chissà, entro l’estate. La politica non si sbilancia, i burocratici nicchiano. Intanto il turismo in Valle d’Itria teme una battuta d’arresto dopo i fasti delle ultime annate. Una mannaia pronta a sacrificare sull’altare della lentocrazia il destino economico di un intero territorio.

Ripercorriamo in breve la vicenda. La Procura di Taranto, lo scorso 12 febbraio, aveva sequestrato senza facoltà d’uso un tratto di strada fra Martina Franca e Locorotondo, ritenendo concreto il rischio di cedimento della struttura portante, indebolita dai liquami fognari che per lungo tempo hanno eroso la stabilità di quel segmento. La Statale, secondo i periti della Procura, «potrebbe essere interessata da progressivi cedimenti del manto stradale con conseguenti rischi per la sicurezza della circolazione veicolare». Insomma, una strada a rischio crollo per colpa di un depuratore e di uno scarico che da oltre 40 anni non fanno il proprio dovere, sversando liquami in piena Valle d’Itria. Vox populi: bene ha fatto la magistratura a intervenire, perché solo con un provvedimento così drastico si poteva giungere alla soluzione della vicenda.

Qualcosa, in effetti, si sta muovendo. I tecnici dell’Acquedotto pugliese sono al lavoro per la messa in sicurezza dell’area interessata dallo scarico fognario. «Gli interventi in atto, rimuovendo il terreno accumulato a seguito degli allagamenti e provvedendo a smaltirlo, renderanno possibile ripristinare lo stato dei luoghi nonché l’accesso e la fruibilità della 172», spiega il dirigente regionale della sezione risorse idriche, Luca Limongelli. Un lavoro abnorme perché lo strato melmoso sembra infinito.

Più si scava, più «fango» spunta dal sottosuolo. Se n’è accorto il sindaco di Martina Franca che ha scritto una lettera alla Regione e all’Autorità idrica pugliese: «I lavori e le indagini nei terreni prossimi al recapito finale e alla Statale 172 - afferma preoccupato Franco Ancona - non sono stati ultimati e non sembrano aver raggiunto gli obiettivi prefissati». Il sindaco infine chiede di sensibilizzare gli enti coinvolti «sull’estrema urgenza del caso anche in vista dell’approssimarsi della stagione estiva in cui si stima un aumento del traffico».

Una volta esaurita la melma, si dovrà trovare una soluzione efficace per lo scarico finale del depuratore. Dalla Regione la strada sembra tracciata: «L’Acquedotto pugliese - conferma l’assessore ai lavori pubblici Gianni Giannini - ha compiuto la caratterizzazione dei fanghi che sono risultati inerti. Dopo lo smaltimento, si procederà alla realizzazione di trincee drenanti nelle quali sarà deviato il flusso dello scarico». «Nel frattempo - conferma Giannini - partirà uno studio per verificare la possibilità di realizzare una condotta che porti i reflui depurati direttamente in mare, nell’Adriatico. Ma si tratta di un progetto dai tempi biblici. La Valle d’Itria, intanto, non può attendere».

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