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Longo licenziato

Cene, pranzi e colazioni
le spese allegre del Petruzzelli

Dal 2010 al 2015, con la gestione dell’ormai ex direttore amministrativo Vito Longo, licenziato ieri, la Fondazione ha speso 232mila euro per acqua minerale e detersivi

Cene, pranzi e colazioni le spese allegre del Petruzzelli

Giovanni Longo

Un tempo si diceva dell’Acquedotto Pugliese che dava più da mangiare che da bere. Al Petruzzelli, invece, per anni, l’acqua scorreva che era una bellezza. Dal 2010 al 2015, con la gestione dell’ormai ex direttore amministrativo Vito Longo, licenziato ieri, dopo essere stato già sospeso a seguito del suo arresto con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte mazzette in cambio di appalti su misura, la Fondazione ha speso 232mila euro per acqua minerale e detersivi. Fatturati dalla stessa salumeria, in pieno centro a Bari, che nel 2013 e nel 2014, ad esempio, ha fornito beni per un valore superiore ai 50mila euro l’anno pur di placare la sete del teatro. È solo una delle numerose «anomalie» segnalate alla Procura della Repubblica e alla Procura presso la Corte dei Conti, dal presidente della Fondazione Gianrico Carofiglio e dal Sovrintendente Massimo Biscardi. Una denuncia la loro, entrata nel fascicolo penale (e inviata anche alla magistratura contabile), al termine dell’attività di controllo interno voluta dall’attuale gestione della Fondazione. Così, al di là della fornitura di acqua che appare sproporzionata alle esigenze di un teatro (non c’è alcun obbligo di pagare bottigliette ai dipendenti, né di offrirle agli spettatori) si scopre che sotto la voce «spese varie» e «spese di rappresentanza» c’era davvero di tutto.

Prendiamo il capitolo pranzi e cene. Nel periodo 2010-2013 la Fondazione ha speso 160mila euro in ristoranti. Note spese avallate da Longo per una media di circa 50mila euro all’anno, crollati quando Biscardi si è insediato nel Politeama (nel 2014 la spesa è stata di tremila euro, nel 2015 è scesa a 1.800 euro). Nel triennio 2010-2013, dunque, si andava a cena molto spesso. E sempre nei migliori ristoranti del centro, a due passi dal teatro. Conti salatissimi e, se dobbiamo dirla tutta, con ristoratori che non facevano sconti davvero a nessuno. Emblematico un pranzo con 107 persone. Nessun errore di battitura: 107 persone, tutte insieme allegramente a tavola. Almeno sulla carta. Chi c’era? Artisti, registi, manager venuti da fuori per rilanciare l’immagine del teatro? Non è dato saperlo, perché nelle note spese e nei giustificativi non c’era alcun nome. Tranne quello di Longo che dava (anche a se stesso) il via libera. Bene, quel pranzo è costato alla Fondazione 3.700 euro. In realtà, a dirla tutta, il conto era di 3.710 euro, ma con clienti così affezionati uno sconto era il minimo che si potesse fare. Appunto, il minimo: cifra sbarrata, dieci euro in meno e il resto mancia.

Non solo ristoranti nella lunga lista. Tra i conti ci sono anche le spese per le colazioni. Due bar del centro fatturavano alla Fondazione in media 1.500 al mese ciascuno. Caffè e cornetti per tutti. La Fondazione non ha dubbi: si tratta di «spese gonfiate». Un motivo in più per licenziare Longo, già sospeso dal servizio dopo il suo arresto avvenuto il 12 gennaio scorso. Tutto materiale depositato alla Corte dei Conti (per gli aspetti contabili) e consegnato anche in Procura dall’avvocato Andrea Moreno, il professionista che assiste la Fondazione. Al pm Fabio Buquicchio, che coordina le indagini degli agenti della Digos e dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale, stabilire se quelle che per la Fondazione sono «spese allegre» configurano anche reati. Il dato certo è che il materiale arricchisce il fascicolo in cui ci sono, tra l’altro, gli ormai celebri video, quelli in cui, secondo la Procura, Longo intasca in diretta mazzette da alcuni fornitori (in quattro sono finiti ai domiciliari). Loro venivano pagati immediatamente per la prestazione resa al teatro. Altri, invece, sempre stando alle indagini, dovevano penare.

A proposito, chissà cosa penseranno della vicenda relativa alle spese gonfiate proprio coloro che non facevano parte della presunta «cricca». I soldi per acqua, colazioni, pranzi e cene c’erano. Quelli per pagare (alcuni) fornitori, no.

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Commenti all'articolo

  • revisore

    19 Febbraio 2016 - 11:11

    C'erano Vendola ed Emiliano alla guida di città e regione all'epoca di questo periodo di grassi consumi e divertimenti. Ovviamente non ne sapevano niente.

    Rispondi