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emergenza rifiuti

La discarica di Cavallino
pronta ad «esplodere»

Undici giorni al massimo e poi, dal 26 febbraio, non ci sarà più spazio per poter smaltire lì i rifiuti di tutti i Comuni del nord Leccese

la discarica di Cavallino

La discarica di Cavallino

di TIZIANA COLLUTO

LECCE - La vita della discarica di Cavallino è agli sgoccioli: undici giorni al massimo e, all’incirca, mille tonnellate ancora da poter accogliere, poi, dal 26 febbraio, non ci sarà più spazio per poter smaltire lì i rifiuti di tutti i Comuni del nord Leccese. Per questo è stata convocata per domani una riunione «urgentissima» a Bari, per trovare una soluzione: l’ipotesi più plausibile è che gli scarti prendano la strada per Taranto, perché l’alternativa di una sopraelevazione del sito costerebbe troppo e rischierebbe di mandare in tilt le casse comunali. Attorno al tavolo, domani mattina alle 10.30, siederanno l’assessore regionale all’Ambiente Domenico Santorsola, il presidente e il direttore dell’Oga Lecce, Paolo Perrone e Fernando Bonocuore, oltre al sindaco di Cavallino, Michele Lombardi. Una gatta da pelare non da poco: al momento, è bloccato il bando per l’ampliamento della discarica di contrada Le Mate, progetto contestato per idea e portata da molti gruppi locali e dai sindaci dei Comuni limitrofi. Il 17 dicembre scorso, poi, la conferenza di servizi, convocata per chiudere il procedimento autorizzativo e passare alla pubblicazione del bando, non è andata a buon fine.

Il nuovo funzionario inviato dalla Regione Puglia, infatti, ha chiesto ulteriori approfondimenti. In cantiere non c’è solo l’aumento delle volumetrie della cava che dovrà ospitare la discarica, ma anche la trasformazione parziale dell’impianto di biostabilizzazione in impianto di compostaggio per il trattamento della frazione umida, ciò che manca per chiudere il ciclo dei rifiuti in provincia di Lecce. Tutte operazioni coperte da finanziamenti comunitari veicolati tramite la Regione attraverso i Por Puglia. Mentre sul tavolo burocratico questo iter si è momentaneamente stoppato, Le Mate hanno continuato ad essere infarcite. Lì vengono smaltite circa 50 tonnellate al giorno di frazione organica proveniente dai 21 Comuni del Nord Salento, dopo il trattamento nel biostabilizzatore poco più in là, attivo accanto alla vecchia discarica di contrada Guarini. Due settimane fa, l’Oga Lecce, anche a seguito dei richiami inviati dalla società Ambiente e Sviluppo scarl, ha inoltrato alla Regione un sollecito di incontro urgente, che è avvenuto. È in quella sede che si è deciso di considerare l’ipotesi di una sopraelevazione della discarica, dando 15 giorni di tempo alla ditta per presentare il progetto con relativa tariffa.

I conti, però, si sono rivelati decisamente salati: i Comuni dovrebbero pagare 20 euro a tonnellata in più, che si dovrebbero poi sommare ai 69 euro a tonnellata, oltre Iva, che già si versano ad Ambiente e Sviluppo per il primo trattamento e alla somma che spetta alla società Progetto Ambiente per la produzione del combustibile da rifiuto.Troppo, tanto da costringere a cercare un’altra soluzione, che, appunto, potrebbe essere quella di smaltire la frazione umida biostabilizzata nella discarica Italcave di Statte, lì dove (paradossalmente, risparmiando) conferiscono i 46 Comuni dell’ex Ato Le2, che prima inviavano la spazzatura trattata nell’impianto di Poggiardo nel sito di servizio-soccorso di Ugento. Nel Tarantino, da giovedì scorso, vengono spediti anche gli scarti di nove Comuni brindisini, dopo la lavorazione nelle strutture leccesi.

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Commenti all'articolo

  • rossini

    16 Febbraio 2016 - 08:08

    La discarica è piena fino a scoppiare. La raccolta differenziata non risolve i problemi perché almeno una parte dei rifiuti resta. I termovalorizzatori non si vogliono fare, tant'è che è stato indetto un referendum per impedirne la realizzazione. E allora come si fa? I rifiuti ce li mangiamo? Quali sono le idee geniali di Emiliano e Co. per risolvere il problema?

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