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L'odissea di una donna malata di tumore e ancora in attesa dell'intervento

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L'odissea di una donna malata di tumore e ancora in attesa dell'intervento

Un altro caso di «malasanità» e un’altra autentica odissea vissuta da una donna brindisina malata di tumore.

Senza inutili preamboli, è lei stessa a raccontarla nei minimi dettagli: «La mia travagliata storia - scrive in una lettera inviata in redazione - inizia due anni fa quando scopro che il tumore al seno è ricomparso dopo sette anni. Tre mesi dopo (maggio 2014) mi operano, mi tolgono il seno e mi mettono un espansore sotto il pettorale da sostituire in seguito. Prende così il via il mio calvario nel reparto di Chirurgia Plastica presso l’ospedale “Perrino”. Il primo intervento di ricostruzione, dopo tanta attesa, viene fissato nel mese di febbraio del 2015, senonchè viene spostato una prima volta a maggio e poi a giugno. Decido allora di rinunciare perchè il caldo mi distrugge e ci vuole un mese con una fasciatura elastica».

Passa l’estate e torna l’odissea: «Mi chiamano a settembre - prosegue la donna - per operarmi finalmente ad ottobre. Tutto risolto? Macchè... Altre visite con lunghe attese sino a dicembre quando mi viene riferito che l’intervento è stato programmato ai primi di febbraio (anche se qualche giorno dopo avrei dovuto affrontare un altro intervento a Bari). Tutto sembra a posto, faccio gli accertamenti a gennaio, anticipo anche una ecografia e mi riferiscono anche la data dell'intervento: il 3 febbraio alle 8. Ma... il due febbraio li chiamo e mi dicono che non sono in lista. Alle mie rimostranze, rispondono che avevo capito male e altre cavolate, dandomi della pazza».

Lo sconforto aumenta: «E con esso - precisa - l’ansia, la tachicardia, la rabbia, la delusione e il panico. La pressione sale a duecento, crisi respiratoria, cefalea pulsante, sino a perdere del tutto le forze e svenire. Come si può trattare così una persona malata di tumore, con il terrore di entrare ancora una volta in sala operatoria e di non risvegliarsi più? Sono stati psicologici devastanti perchè in buona sostanza hanno annullato l'intervento senza avvisarmi, trattandomi come un animale da macello».

Da qui, la drastica decisione: «Non metterò più piede nella Chirurgia Plastica di Brindisi, Resterò con l'espansore nel seno o continuerò il mio calvario altrove. Eppure si diceva che tale reparto fosse un fiore all'occhiello. In realtà, si salvano solo le due persone che mi hanno seguito, ovvero la dott.ssa D'Andria e Sonia che sono i pilastri della Chirurgia Plastica di Brindisi. Ma, nonostante i loro sforzi e il loro amore verso chi soffre, vengono poi annullate non so da chi e perchè. Io non credo a quello che si vocifera nelle sale d'attesa, dove si parla sottovoce di visite private o amicizie per gli interventi, ma il caso vuole che con questa è la terza volta che mi annullano un intervento chirurgico: infatti già nel 2007 in Chirurgia donne è successa la stessa cosa: sono io sfortunata o c'è qualcosa che non va? Spero che la mia storia sia lo spunto per migliorare qualcosa affinché altre pazienti non subiscano quello che sto passando io. Ringrazio sempre l'Oncologia di Brindisi guidata dal prof. Cinieri, unica ragione per cui sono tornata a curarmi a Brindisi. Ma non basta, ci vuole anche altro e chi come me deve lottare ogni giorno non può consumare le ultime poche forze che restano per combattere i clientelismi o la cattiva organizzazione di questa sanità che offendendono la dignità e l'intelligenza del paziente, creandogli danni fisici e psicologici irreparabili».

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