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economia

Bridgestone senza pace
avviata mobilità per 66

Non c’è pace nello stabilimento di Modugno che produce pneumatici, nemmeno dopo tre anni di lacrime e sangue

operai Bridgestone Bari

di GIANLUIGI DE VITO

BARI - Scattano i licenziamenti alla Bridgestone. Meglio: si avviano le procedure per la mobilità. Ma il filo che regge la sorte di 66 dipendenti dichiarati «in esubero» non sembra poi così sottile.
Non c’è pace nello stabilimento di Modugno che produce pneumatici, nemmeno dopo tre anni di lacrime e sangue. Comincia una nuova fase ruvida visto che l’azienda ha aperto l’anticamera del licenziamento. Un atto formale.
Le parole sono in linea con il clima di gelo. Dagli ambienti vicini a Confindustria, trapela il contenuto di una lettera inviata alle organizzazioni dei lavoratori e all’Ufficio lavoro della Città metropolitana. «Restano immutate le esigenze di carattere produttivo e organizzativo che hanno giustificato la dichiarazione di 377 esuberi». E ancora: «Alla luce dell’uscita di 311 dipendenti che hanno aderito alla procedura di mobilità sulla base del criterio della non opposizione (fuoruscita incentivata, ndr) residuano alla data odierna (14 gennaio, ndr) 66 risorse, tuttora in esubero».

Nessun ripensamento, nessuna dipsonibilità a fare una marcia indietro, dunque. Era stato sottoscritto il 30 settembre del 2013 che l’alternativa all’addio dei giapponesi dallo stabilimeto di Modugno avrebbe dovuto essere un drastico taglio dei costi del lavoro e una riduzione di 377 dipendenti. E così è stato ribadito nei successivi accordi, del 28 ottobre 2014 e del 5 ottobre del 2015. Bridgestone non ha mai arretrato di un millimetro.

La strategia dell’incentivo economico in modo da convincere un numero cospicuo di dipendenti a mollare volontariamente la fabbrica - tecnicamente si chiama “mobilità sulla base del criterio della non opposizione” - è stata attuata fino all’ultimo giorno utile, fino al 31 dicembre dello scorso anno. Ma i soldi sul piatto non hanno consentito di raggiungere quota 377, il contatore si è fermato a 311. E con un organico di 624 dipendenti, l’azienda ha ripuntato i piedi: «Il drastico calo delle vendite, acuitosi tra il 2011 e il 2012 nella misura superiore al 15%» è tale da registrare un «eccesso di capacità produttiva pari a uno stabilimento». Modugno dovrebbe essere chiuso, stando alla riduzione strutturale della domanda di pneumatici, soprattutto in ragione del fatto che «non è previsto un ritorno ai livelli pre-crisi prima del 2020». I patti si rispettono, e allora, avanti con la produzione, ma con 377 dipendenti in meno per produrre pneumatici general use (di gamma medio-bassa) per una quantità che nel 2016 arriverà a 3,5 milioni di pezzi all’anno, dai 2,2 milioni di pezzi del 2014.

Ed ecco che le parole di gelo potrebbero non significare un lungo inverno glaciale. Nel comunicare l’avvvio della procedura di mobilità, il direttore generale di «Bsitm» (Bridgestone Italia Manufactoring, già Bridgestone Italia), Walter Contento, ha indicato le fasce dove l’azienda ritiene che si concentrino gli esuberi: 57 operai, 9 impiegati. Bridgestone però pone dei paletti e fa un’apertura. Fa sapere in sostanza che sono ritenuti in esubero gli operai inquadrati ai livelli F, G, H, ma non quelli inquadrati al livello E, ad elevata professionalità. In più, lascia aperta la possibilità di salvare con un demansionamento gli «impiegati supervisori di livello C», qualora, appunto «accettino su base individuale il passaggio di categoria e inquadramento a operai di livello E». La società si dice poi pronta a valutare «possibili misure volte a fronteggiare le coseguenze sul piano sociale dell’anzidetta riduzione di personale». Insomma, posizione ferma, ma nessun muro.

Siamo solo all’inizio. La procedura di mobilità deve chiudersi in 75 giorni, solo dopo scatteranno i licenziamenti con le relative misure di sostegno al reddito previste dalla legge. Nei primi 45 giorni si potrebbe arrivare a un accordo, con i sindacati. Il primo incontro è fissato per mercoledì 3 febbraio alle 9 nella sede di Confindustria. Se la fumata, alla fine dei 45 giorni, sarà nera, il tavolo delle trattative sarebbe allargato ai rappresentanti delle istituzioni, e scatterebbero altri 30 giorni. C’è tutto il tempo per trovare una soluzione. Non solo salvando i 9 impiegati declassandoli, magari trovando ancora altre formule di incentivo in mdo da abbassare il tetto dei 57 operai fino a ridurli a una decina. Tanto più basso sarà il numero, tanto più si potrà sperare che abbia successo il pressing sull’azienda affinché l’aumento a 3,5milioni di pneumatici all’anno assorbi l’esubero diventato esiguo. Certo, sono previsioni. Che non spengono la tensione che si annida in chi ha bassa anzianità aziendale (gli assunti dopo il 2007) e chi magari non ha carichi familiari sul proprio reddito. Sono loro a rischiare di più, in prima battuta. Ma il gelo potrebbe allentare la morsa e l’inverno di tre anni trasformarsi almeno in una tiepida primavera.

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