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dopo gli arresti

Petruzzelli, scontro tra ex sindaci
sulla figura del direttore

teatro Petruzzelli

Ninni Perchiazzi

«Non ho mai nominato Longo quale direttore amministrativo della Fondazione Petruzzelli. Emiliano si informi prima di parlare». Simeone Di Cagno Abbrescia, già sindaco di Bari dal 1995 al 2004, respinge al mittente le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione Puglia e suo successore a Palazzo di Città.

«Vito Longo non so nemmeno che faccia abbia - incalza -. Quando nel 2003 è sorta la fondazione lirico sinfonica, credo che lui fosse già dentro come collaboratore di ragioneria del direttore artistico, Guido Pagliaro (che è una brava persona), e gli fu confermato un contratto a tempo determinato da parte dell'allora sovrintendente Angiola Filipponio».

le mazzette Vito Longo è il direttore amministrativo della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli coinvolto nello scandalo mazzette che ha travolto l’Ente. Il ragioniere è stato arrestato assieme a quattro imprenditori (sono tutti ai domiciliari) con l’accusa di corruzione nell’inchiesta avviata dalla Procura sulla turbativa d’asta sempre negli appalti della Fondazione.

da collaboratore a direttore Longo, negli anni precedenti, quando il Petruzzelli era ancora un «teatro di tradizione» (e metteva in scena la stagione al Piccinni, causa indisponibilità del politeama), era una sorta di aggregato alla ripartizione comunale alla Cultura, grazie alle sue conoscenze specifiche sulla materia (che gode di un specifica contabilità), chiamato dal direttore artistico Pagliaro.

Collaborazione che prosegue con la nascita della Fondazione, sino a quando nel 2008 viene definita la prima pianta organica dell’Ente e i primi ventidue dipendenti vengono assunti a tempo indeterminato e stabilizzati. Tra questi, Longo, al quale viene assegnato il ruolo di direttore amministrativo. Intanto la Filipponio ha passato il testimone a Giandomenico Vaccari (sindaco è Michele Emiliano). A ratificare le assunzioni è il Ministero su proposta del Consiglio d'amministrazione. All'epoca, mentre per gli artisti (coristi e musicisti) era prevista l'indizione di un bando, per quanto riguarda personale tecnico e amministrativo si poteva ricorrere alla chiamata diretta (sempre con successiva autorizzazione del Ministero).

polemica «Non trovo nulla di male nell’assumere una persona, non capisco perché un ex sindaco, ex magistrato e presidente della Regione asserisca il falso. Proprio non lo condivido», chiosa Di Cagno Abbrescia.

A Vaccari segue il commissariamento guidato da Carlo Fuortes (2012) fino al decisivo avvento di Massimo Biscardi, che ha il merito di aver avviato l’operazione volta a fare chiarezza su alcuni meccanismi interni della Fondazione.

controlli? La polemica sorta tra ex sindaci, ma anche le successive scelte organizzative del sovrintendente al cui fianco approda lo scrittore ed ex magistrato antimafia Gianrico Carofiglio, porta in primo piano un aspetto relativo al controllo di gestione all'interno della Fondazione. Infatti a prescindere dalle polemiche sull'assunzione del direttore amministrativo smascherato dalle telecamere ad intascare tangenti occorre capire chi avrebbe dovuto controllare gli atti relativi alla gestione. Forse il collegio dei revisori dei conti, anche perché all’interno della Fondazione non sembra esserci un ufficio (o un ruolo) a ciò preposto. In tal senso sono anche indicative le recentissime scelte del duo Biscardi-Carofiglio, con l’istituzione della cabina di regia, con l’obiettivo di riscrivere regole e funzioni interne.

commissione trasparenza Che non ci fossero controlli adeguati ormai è una certezza. Non è un caso che negli anni scorsi più di una volta sia intervenuta la commissione comunale per la Trasparenza con l’intento di far luce su alcuni affidamenti, se non sospetti, perlomeno poco chiari. A conferma di tutto ciò la Procura, nell’andare a ritroso nell’attività della Fondazione, sta approfondendo proprio il bando relativo a custodia e vigilanza, lo stesso per il quale l’organo consiliare non più tardi di tre anni fa ha convocato in audizione il commissario straordinario del Petruzzelli, Fuortes.

vigilanza e costumi Caso già segnalato proprio sulle colonne della Gazzetta esattamente come la denuncia di un fornitore del teatro, che adesso ha chiuso i battenti. Luigi Spezzacatene, titolare della sartoria Artelier denunciò l'indizione di procedure irregolari in relazione alla fornitura dei costumi di scena, oltre ai mancati pagamenti (saldati dopo più di un anno) per precedenti prestazioni.

procedure irregolari? Era ottobre del 2012: Spezzacatene scrisse addirittura al presidente della Repubblica per tentare di avere giustizia o perlomeno di mettere a conoscenza il suo caso. Il giovane imprenditore rivelò prima di aver ricevuto l'invito a partecipare ad un bando per i costumi dell’«Otello» il quale «solo successivamente sarebbe stato definito un importo». Spezzacatene rinunciò e protestò, ma a metà novembre (il 13) la Fondazione pubblicò una ricerca di mercato (senza annullare la precedente procedura) con scadenze di risposta alla gara (il 26) e consegna dei costumi (5 gennaio 2013). In pratica in soli 24 giorni lavorativi sarebbero dovuti essere stati concordati, provati, realizzati e consegnati 270 «pezzi» per 123 vestizioni. Una fornitura che, a dire di Spezzacatene, avrebbe potuto essere soddisfatta solo da chi avesse già conosciuto i termini del bando. L’allora commissario si difese ricordando che il potere di firma di tali atti spettava a Longo. In ogni caso, Spezzacatene non lavorò più col teatro, per poi chiudere la sartoria.

abitudini Insomma, i prodromi di una gestione non del tutto limpida c'erano tutti. Ovviamente spetterà alla magistratura andare a fondo e trovare le prove del malaffare. Certo sono emblematiche le parole pronunziate l’altro giorno in conferenza stampa da Carofiglio, per un istante tornato a vestire le vesti del sostituto procuratore. «A vedere le immagini sembra che Longo sia quasi annoiato nel ricevere le buste contenenti il danaro, a dimostrare una certa abitudinarietà nel compiere quei gesti».

Certo, non significa nulla a livello probatorio ovvero non dimostra che quanto scoperto negli ultimi tre mesi dagli inquirenti andasse avanti da anni, però è un’interpretazione sulla quale riflettere.

Nel 2013 le denunce degli imprenditori alla «Gazzetta» su appalti
e procedure poco chiari

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