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Ciampi rinvia alle Camere la riforma della giustizia

La legge è in contrasto con la Costituzione sull'autonomia della magistratura in 4 punti, tra cui il nuovo potere del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere le linee della politica giudiziaria e la facoltà di impugnativa sulle delibere del Csm riguardanti gli incarichi dei magistrati. Richiamo al modo di legiferare del Parlamento • La soddisfazione della magistratura • Castelli: «Temevo guai peggiori» • Berlusconi: «Entro febbraio il via libera»
Ciampi ROMA - Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha rinviato con messaggio motivato alle Camere la legge sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. Sono quattro i punti «palesemente anticostituzionali» nella riforma. Il messaggio che spiega il perchè del rinvio è stato letto in Aula al Senato dal presidente Marcello Pera. Ciampi spiega che la legge si pone in contrasto con gli articoli della Costituzione sull'autonomia della magistratura in quattro punti precisi: il nuovo potere del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere le linee della politica giudiziaria; l'istituzione di un ufficio di monitoraggio sugli esiti dei procedimenti giudiziari; la facoltà di impugnativa concessa al ministro della Giustizia sulle delibere del Csm riguardanti gli incarichi dei magistrati; e il «sensibile ridimensionamento» del Csm nell'assegnazione, nel trasferimento e nella promozione dei magistrati.
Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto alle Camere - a norma dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla legge: «Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonchè per l'emanazione di un testo unico».
Il messaggio si conclude con un richiamo del Presidente della Repubblica al modo di legiferare del Parlamento. Ciampi scrive che l'analisi del testo della riforma è stata «resa difficile» anche dal modo in cui essa è stata scritta: due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine della legge.
«A tale proposito - osserva Ciampi - ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legifera, invalso da tempo, che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata articolo per articolo e con votazione finale».
Il precedente rinvio alle Camere di una legge risale esattamente a un anno fa: il capo dello Stato rinviò alle Camere il ddl Gasparri sul riassetto radiotelevisivo il 15 dicembre 2003.

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