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di Oscar Iarussi

Visibilità e prestigio non sono la stessa cosa. Nella notte di San Silvestro gli italiani rimasti davanti alla televisione (circa uno su tre), hanno brindato con gli spettacoli musicali allestiti nelle piazze di Matera e di Bari. Il primo è stato trasmesso su Raiuno e condotto da Amadeus e Rocco Papaleo, non più affiancati da Claudio Lippi ricoverato per un malore. Una diretta che alle 23.59 è diventata «direttissima», come si chiamavano i treni di una volta (sebbene a Matera non giungano i convogli delle FS), perché la mezzanotte è stata anticipata di un minuto! Non è dato sapere se per bruciare sul tempo la concorrenza di Gigi D’Alessio, impegnato su Canale 5 da Bari con Anna Tatangelo e altri, o per una di quelle incursioni della irrealtà nella realtà che sono tipiche/topiche del sistema mediatico.

D’altronde, l’illusorietà accompagna e scandisce tali «eventi» dalla vigilia al bilancio degli ascolti, dalle inevitabili polemiche sulle risorse pubbliche impegnate fino al computo dell’affluenza nelle piazze (quanti erano veramente?). Stavolta le diatribe riguardano, tra l’altro, l’insulto di un messaggino mandato in sovrimpressione dalla Rai e l’apparizione di un Grignani non proprio sobrio sul palco barese.

È un successo che l’Italia rimasta in casa abbia festeggiato occhieggiando due piazze nostrane? Sì, lo è in termini di relativa visibilità e di un protagonismo promozionale che, tuttavia, c’entrano ben poco con il cosiddetto «marketing territoriale» richiamato a sproposito qua e là. Perché i concerti di «buona fine e buon inizio» non giovano - e come mai potrebbero? - a identificare l’offerta del «prodotto» costituito da un’area geografica e a posizionarla nel «mercato» dei territori.

Comunque, intorno alle 24, circa nove milioni di telespettatori erano sintonizzati sul Capodanno di Matera, lanciata verso il 2019 in cui sarà capitale europa della cultura. Sebbene finora Matera si direbbe più interessata a far valere il titolo sul versante turistico che alla sfida culturale concepita nel dossier di candidatura. Poco più di quattro milioni hanno scelto invece Gigi D’Alessio e i suoi ospiti. Le «cartoline» di Bari si sono viste meno degli scorci dei Sassi, però anche questo è relativo...

Sarebbe bello provare ad affrancarsi dall’idea che l’auditel sia tutto e coincida, appunto, con il fascino o con il rilievo di un luogo. Difficile, perché è l’aria dei tempi: il primato degli ascolti «scagliato» contro ogni osservazione critica coincide col populismo egemone da una ventina di anni sul mercato politico. Così va, con modalità e caratteri diversi, da Berlusconi a Grillo, da Salvini allo stesso Renzi. Eppure spesso la ribalta televisiva segnala una marginalità economica e politica, di là naturalmente dal valore dei singoli artisti, e persino di là dalle buone intenzioni dei sindaci o dei governatori.

Certo, è il momento della Puglia nella musica, se pensiamo che nella notte di San Silvestro i leccesi Negramaro si sono esibiti a Roma e il molfettese Caparezza ha fatto ballare i milanesi in piazza Duomo. Ed è festa pugliese anche al cinema grazie a Checco Zalone, alias Luca Medici da Capurso, del quale è da ieri in moltissime sale il quarto film con la regia del barese Gennaro Nunziante, Quo vado?. Un film attesissimo dal pubblico di tutta Italia che negli ultimi anni ha eletto Checco Zalone campione del botteghino di tutti i tempi e simbolo della comicità nazionale. Una comicità disincantata, surreale, tanto beffarda quanto innocente.

Vi sarà tempo da oggi in avanti per la messe di analisi pensose e di riflessioni pro e contro un fenomeno che è spontaneo ed eversivo e, al tempo stesso, fa volare gli incassi del cinema italiano, «salva» letteralmente una stagione, rinvia la chiusura di alcuni schermi (l’«Armenise» di Bari) o accompagna l’apertura di nuove multisale (il «Ciaky», sempre nel capoluogo). Il marketing non manca, ma soprattutto Checco Zalone fa ridere, ed evidentemente ne abbiamo un gran bisogno. Buon anno.

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