Lunedì 25 Marzo 2019 | 23:17

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L'irresistibile ascesa
di Checco Zalone
Coda per «Quo vado?»

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QUO VADO ? di Gennaro Nunziante. Interpreti: Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno. Commedia  - Italia 2016.

di Vito Attolini

Quo vado? è la domanda in latino maccheronico che riguarda Checco, costretto ad una sgradita quanto imprevista peregrinazione per paesi diversi, strappato dalla sua terra per approdare, tappa dopo tappa, ad una landa desolata che ne rappresenta l’esatto contrario, una inospitale località del circolo polare artico, sede di una stazione di ricerche scientifiche immersa nel biancore accecante delle sue nevi ghiacciate. Lassù Checco giunge per le imprevedibili vie della burocrazia di stampo tipicamente nazionale: altro che posto fisso, obiettivo da lui sempre accarezzato, frutto di una sapiente «educazione» paterna alla vita, cui, secondo accreditate statistiche, tendono in maggioranza i giovani d’oggi, salvo a vederne disattese le aspettative e a dover fare le valigie per esodi involontari!

Perfida artefice delle avventure itineranti di Checco è infatti la burocrazia, impersonata da una solerte sua adepta, la dirigente Valeri, cui Sonia Bergamasco presta le risorse insospettate di una commediante di classe. Riuscirà Checco a realizzare anche negli estremi confini del mondo le sue aspirazioni? Certo che vi riuscirà, grazie al contributo, dai risultati scontati, di Valeria, una bella ricercatrice dalla prole multietnica. È la meta (provvisoria) cui destinano Checco le alchimie dei regolamenti di legge, dopo l’abolizione dell’ufficio in cui fin allora aveva condotto la tranquilla routine impiegatizia (secondo un proverbiale quanto usurato luogo comune). La varietà dei paesi e delle genti incontrate nella sua erratica avventura – perfino una tribù africana, cui la sua storia è narrata in flashback – offre generose occasioni alla comicità tipica di Zalone, il cui eloquio è sempre irresistibilmente attratto dalle inconfondibili espressioni del gergo popolaresco delle nostre parti, nel quale finisce spesso per scivolare, con risultati di una sicura comicità, cui evidentemente non restano insensibili neppure gli spettatori di altre latitudini.

È opportuno segnalare l’eccezionalità del caso Zalone, da accreditare all’indubbio talento comico dell’attore, erede in definitiva di una tradizione del nostro cinema di cui ora si cerca di rinverdire i fasti, al di là dei cinepanettoni, con l’ausilio di una formidabile macchina pubblicitaria. Checco Zalone è infatti a pieno titolo uno dei protagonisti del cinema italiano di tutti i tempi – come è attestato dai borderò – col suo personaggio (una «maschera») dalla netta fisionomia, significativa non già di una inadeguatezza nei confronti della realtà – secondo una delle regole auree della comicità classica – quanto esattamente del contrario, di un salutare scetticismo che ridimensiona personaggi e situazioni, che finiscono per piegarsi al suo disincanto. Come appare col suo comportamento in terre straniere, dove sembra tutt’altro che spaesato, in virtù di una capacità di adattamento cui non è estranea ovviamente Valeria. Nonché di una «saggezza» che egli tende ad accreditare come appannaggio delle nostre genti.

Scritto da Zalone e dal regista Gennaro Nunziante, sua guida cinematografica, Quo vado? ha non di rado momenti prevedibili, corretti fin dove possibile da una regia che, pur assecondando una vocazione tutta risolta nel breve episodio, cerca di affrancarsi dai limiti che ne impediscono un compiuto sviluppo narrativo. Al divertimento preannunciato del film, che provoca spesso la risata, contribuisce l’apporto di un cast infallibile, con Maurizio Micheli, meridionale d’adozione, Ludovica Modugno e altri pugliesi doc come Lino Banfi in una impagabile caratterizzazione.

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