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In Puglia e Basilicata

La storia

Il destino di Yulia, profuga due volte: «Torno in Puglia, come per Chernobyl»

Il destino di Yulia, profuga due volte «Torno in Puglia, come per Chernobyl»

Nel 1996 giunse in Italia dopo l’incidente nucleare. Oggi, 34 anni, in fuga da Kiev è arrivata a Pezze di Greco

18 Marzo 2022

Patrizia Nettis

PEZZE DI GRECO - Nel 1996 era arrivata in Italia per disintossicarsi dalle radiazioni di Chernobyl. Oggi, 26 anni dopo, è ancora la Puglia ad accoglierla, per salvarla dalle bombe della guerra. «Profuga» due volte, in condizioni diversissime, ma salvata dalla stessa famiglia che, per tante estati, la ospitava quando era bambina. Corsi e ricorsi di una storia che tristemente si ripete, in modalità diverse, ma ugualmente tremende.

Yulia ha 34 anni, è arrivata a Pezze di Greco una settimana fa, dopo un viaggio lunghissimo. E’ scappata da Kiev con la figlia Bogdana, che ha 13 anni e mezzo. Sono partite in fretta e furia, prendendo in corsa un treno che le ha portate fino al confine con la Polonia. Da lì, in autobus fino a Cracovia e poi in pullman fino a Napoli. Sono arrivate di notte e all’arrivo hanno trovato Orazio Rubino che le ha accolte insieme a sua moglie Enza. La stessa famiglia che, quasi 30 anni, fa ospitava Yulia nei mesi estivi, come tanti usavano fare a quei tempi, tendendo una mano ai bambini che vivevano nei territori intorno a Cernobyl.

Orazio ed Enza oggi sono in pensione. Lui è stato tra i primi dottori in Psicologia della Puglia, lavorava al servizio di salute mentale della Asl ed è stato consigliere dell’ordine regionale. Lei lavorava fino a qualche mese fa come psicomotricista della Neuropsichiatria infantile. Non sono gli unici a Pezze di Greco ad aver (ri) accolto (ex) bambini di Cernobyl. Anche un’altra famiglia di questa popolosa frazione della terra di Fasano ha fatto lo stesso: «Non siamo quelli bravi e buoni – precisa Orazio Rubino – e soprattutto non siamo soli. Abbiamo tanti amici che avendo saputo dell’arrivo di Yulia e Bogdana ci stanno dando una mano». Non sono i soli, ma hanno una bella storia. Dopo le estati che Julia aveva passato a casa loro avevano perso le tracce della ragazza. È stato il figlio Lorenzo, a ritrovarla. Nel 2014, da studente in Ingegneria Energetica e Nucleare del Politecnico di Torino, il giovane è stato in Erasmus a Kiev, per altro proprio nel periodo difficile dell’Euroimadan, le proteste in piazza nella capitale ucraina. È riuscito a rintracciare Yulia, sono stati spesso insieme e Orazio e Enza l’hanno riabbracciata. Hanno conosciuto i suoi genitori e sono rimasti in contatto. Quando a fine febbraio la guerra è scoppiata, Yulia ha lanciato una richiesta di aiuto a Lorenzo e la famiglia Rubino non è rimasta indifferente: «Non potevamo – dicono – è meno del minimo quello che stiamo facendo». Yulia è docente di geografia in una scuola elementare di Kiev. Continua a insegnare, in didattica a distanza. Può sembrare incredibile, ma sono i miracoli della tecnologia che riesce fortunatamente ad annientare i confini fisici, con più potenza di una bomba. Tutte le mattina Yulia fa lezione in video ai suoi bambini di terza elementare. Ciascuno si collega come può e da dove può: dai rifugi antiatomici, dalle città dove sono scappati, dai Paesi fuori dall’Ucraina che li hanno accolti. È un modo per restare attaccati a un briciolo di normalità e ogni volta che lo schermo si accende è un sospiro di sollievo, perché vuol dire che si è ancora tutti vivi. «Sono felice di vedere i miei bambini – dice Yulia alla Gazzetta – e sono felice di vedere che stanno bene e sorridono nonostante tutto». A Kiev è rimasto il suo compagno, a combattere, come tutti gli uomini ucraini che la guerra ha richiamato al fronte. I suoi genitori (ex preside il papà, ex insegnante la mamma) sono rimasti in patria, ma la loro casa, in una città a 70 km da Kiev, è andata distrutta. Yulia li sente tutti i giorni, ma loro non sanno dire dove si trovano. Scappano di continuo, hanno perso i punti di riferimento, ma stanno bene. E stare bene, in terra di guerra, significa sopravvivere, tutto il resto viene dopo. Anche Bogdana continua a fare scuola a distanza, nei prossimi giorni sarà inserita nella scuola Media «G.Galilei» di Pezze di Greco, intanto passa le giornate a disegnare. Amici della famiglia Rubino le hanno regalato acquerelli, colori, album; lei dipinge quadri che sorridono: colorati e ricchi di pace. È la vita che prova ad andare avanti e resistere anche se tutto intorno è distrutto. «Vogliamo la pace», dice Yulia. E si commuove. Due giorni fa Enza l’ha accompagnata a Conforama (dove c’è il più grande hub vaccinale della provincia di Brindisi e uno dei più importanti di Puglia) per la vaccinazione anti-covid; quando la giovane ha visto il centro commerciale, ha pianto. Le è venuto in mente un grande ipermercato di Kiev che oggi non esiste più, distrutto dalla guerra: «A volte sono immagini casuali che ti riportano alla mente gli orrori che stai vivendo», dice Enza. «Voglio tornare in Ucraina e mi auguro di farlo presto», spera Yulia. Anche se non c’è nessuno più di lei, insegnante di geografia, che sa meglio quanto l’Ucraina oggi sia distante. E non solo geograficamente.

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