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Critici destra e sinistra. Gemmato (Fdi): «La sanità resta fallimentare». Bavaro (Si): «I leghisti ora si diranno comunisti». Laforgia: «Svolta che lascia perplessi»

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BARI - L’apertura alla condivisione con la giunta Emiliano lanciata dal vicesegretario nazionale della Lega Andrea Crippa, unita all’elogio del sindaco di Bari Antonio Decaro («sembra del Carroccio») e all’apprezzamento per l’Ospedale nella Fiera del Levante (osteggiato dai meloniani) hanno fotografato la nuova stagione politica nazionale e pugliese. L’alleanza tra sinistra e Salvini nel governo Draghi si riflette anche nell’apprezzamento per le dichiarazioni di Crippa che emerge dai big del Pd pugliese.
Marco Lacarra, segretario regionale dem: «La Lega non entrerà nella giunta Emiliano, ma sta cambiando pelle. La riflessione di Crippa conferma questa impressione. Non si deve procedere per slogan, così come non si devono avere pregiudizi». Poi aggiunge: «La Lega non condivide ideologicamente il campo progressista. L’Europa resta per noi fondamentale. Gli elogi a Decaro? Non si può non riconoscere il buon governo del nostro sindaco. Crippa ha onestà intellettuale. Dovrebbe far cambiare idea anche al consigliere comunale di Bari Fabio Romito, che critica la giunta progressista. E sull’ospedale in Fiera e sulle politiche sanitarie appare evidente che le scelte di Emiliano e Lopalco funzionano».

Il deputato dem poi sintetizza così il nuovo spirito collaborativo: «La gente se ne frega se si è del Pd o della Lega, vuole buona amministrazione e coerenza. E il Pd, aggiungo, ha mantenuto un profilo coerente sia livello nazionale che locale». Anche la presenza nel governo degli esponenti più identitari non mette in difficoltà Lacarra: «I brividi vengono se pensiamo a Rossano Sasso antiUe, ma ora è nella squadra di Draghi e mi sento tutelato».

Ubaldo Pagano, deputato dem emilianista, è ancora più chiaro: «La Lega apprezza il nostro buon governo pugliese: Emiliano potrebbe anche convocare il gruppo della Lega alla luce della nuova stagione con Draghi. Certamente non parleranno di assessorati». Il parlamentare puntualizza la misura del cambio di passo leghista: «Tra la posizione di Giorgetti sull’Ilva e quella di Salvini c’è un abisso: il ministro è disponibile a creare a Taranto un polo dell’idrogeno, sostenendo la tesi di Regione e Comune. Le dichiarazioni di Giorgetti vanno nella giusta direzione, mentre Salvini fa folclore. Noi, però, restiamo distinti e distanti, a partire dalla tutela del Sud. Abbiamo sventato un emendammo leghista nel Milleproroghe sul fondo di mobilità passiva, che avrebbe regalato a Lombardia, Veneto e Emilia un miliardo di euro dei quattro stanziati nella misura», conclude Pagano.
Spiazzati dalla non belligeranza con Emiliano risultano i sovranisti di Fratelli d’Italia. Il coordinatore Marcello Gemmato: «Rispetto alle opinioni sull’Ospedale in Fiera di Crippa, faccio notare che ci sono tante criticità nelle scelte di Emiliano. Tra queste segnalo i costi lievitati dell’opera, il personale non ancora assunto, e la destinazione definitiva o provvisoria non ancora stabilita. Il tutto per 14 posti di intensiva non ancora partiti, al costo di 114 mila euro al mese, che pagano tutti i cittadini pugliesi. Va bene la svolta governista della Lega, ma in Puglia le politiche sanitarie di Emiliano restano fallimentari».

E’ polemico, invece, il vendoliano Nico Bavaro, segretario regionale di Si: «La Lega pur di sedersi su una poltrona ministeriale o assessoriale è disposta a dichiararsi anche comunista. Del resto è già passata in un attimo dal No Euro al Sì a Draghi». Rincara la dose Michele Laforgia, leader dell’associazione progressista La giusta causa: «Faccio una premessa: il governo Draghi non mi sembra il migliore dei governi possibili, ma bisogna misurarsi con il parlamento eletto alle politiche del 2018. La svolta della Lega? Mi lascia molto perplesso che queste aperture del Carroccio non siano accompagnate da una rivisitazioni del recentissimo passato, nel governo giallo-verde. Il sospetto è che ci sia una scelta tattica dei salviniani. Assistiamo ad un teatrino che nasconde il dato di realtà nel quale le scelte politiche si continuano a fare, ma avvengono ad un livello diverso rispetto a quello che conoscevamo fino a pochi mesi fa», conclude.

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