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Il siderurgico

Mittal diffidata da ex Ilva: tutelare occupazione. Emiliano: «Siamo con Conte, stop carbone senza licenziare nessuno»

Con il premier, otto ministri, presenti anche il governatore Emiliano, il presidente della provincia di Taranto Giovanni Gugliotti, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e i sindacati

Arcelor Mittal, al via incontro a Palazzo Chigi tra enti locali e sindacatiConte: «Nazionalizzare ex Ilva? Valutiamo»

Foto Todaro

TARANTO - E’ cominciato a Palazzo Chigi l'incontro convocato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con le istituzioni locali e le parti sociali su ArcelorMittal. Con il premier, otto ministri: Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), Giuseppe Provenzano (Sud), Roberto Speranza (Salute), Teresa Bellanova (Agricoltura), Sergio Costa (Ambiente), Luigi Di Maio (Affari esteri), Nunzia Catalfo (Lavoro), Francesco Boccia (Affari regionali). Al tavolo sono inoltre presenti, tra gli altri, il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, il presidente della provincia di Taranto Giovanni Gugliotti, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Confindustria.

«Se ci sarà il disimpegno da parte di ArcelorMittal, il primo step sarà la gestione commissariale al Mise». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso del tavolo a Palazzo Chigi con gli enti locali e le parti sociali, secondo quanto viene riferito da fonti presenti.

«Questo sarà un tavolo permanente»: lo ha detto il premier Giuseppe Conte, all’incontro con le istituzioni locali e le parti sociali su ArcelorMittal a Palazzo Chigi, secondo quanto viene riferito da fonti presenti.

«Abbiamo anche proposto di fare di Taranto un hub europeo e internazionale per quanto riguarda la transizione energetica nell’attività siderurgica. Questo anche per anticipare i tempi, considerato che la decarbonizzazione è una via obbligata». E’ quanto avrebbe detto il premier Giuseppe Conte nell’incontro con le parti sociali e gli enti locali a Palazzo Chigi sul caso dell’Ex-Ilva.

Il premier Giuseppe Conte ha chiesto alle istituzioni locali di sostenere come parti civili la difesa del contenzioso. E’ quanto viene riferito da fonti presenti al tavolo in corso a Palazzo Chigi su ArcelorMittal. Il senso del ragionamento del presidente del Consiglio, si apprende, è che se tutti si costituiscono in giudizio, «siamo più forti».

LA DIFFIDA - L’Ilva in amministrazione straordinaria risponde alla comunicazione di ArcelorMittal sulla retrocessione dei rami di azienda e il trasferimento dei dipendenti, comunicata ai rappresentanti sindacali e all’azienda stessa: «Vi diffidiamo - scrive - dal voler desistere e, comunque, cessare i comportamenti sino ad oggi posti in essere e quelli pronunciati e, in particolare, dall’adottare qualsivoglia ulteriore azione in pregiudizio della tutela occupazionale e reddituale dei dipendenti e dello stato degli impianti». «Abbiamo ricevuto in data 6 novembre la vostra comunicazione inviata alle oo.ss. e alla rsu ed a noi per conoscenza, mediante la quale avete comunicato la retrocessione dei rami di azienda ed il trasferimento dei relativi dipendenti, ai sensi e per gli effetti dell’art. 212 cod.civ», scrive in particolare l’Ilva spa in amministrazione straordinaria ad Am Invesco, ArcelorMittal e alle altre società del gruppo, oltre alle segreterie nazionali dei sindacati e per conoscenza al ministero dello Sviluppo economico.

«A vostro dire - prosegue l’ex Ilva -, la comunicazione avrebbe quale presupposto la cessazione del contratto di affitto, da voi annunciata in data 4 novembre 2019, ai sensi del relativo art. 27.5 del medesimo contratto».
«Così come peraltro già comunicato con la nostra lettera del 4 novembre 2019 - aggiunge -, e ferma restando ogni più ampia riserva di prendere precisa posizione con riguardo alla improvvisa iniziativa in palese contrasto con le dichiarazioni di intenti collaborativi e le azioni comunicatici sino a qualche giorno addietro, non passiamo far altro che contestare l'esistenza di ogni presunto, anche ipotetico, presupposto, di fatto e di diritto, da voi asseritamente dedotto a fondamento della sopra citata cessazione del contratto di affitto e, di conseguenza, della procedura di retrocessione dei relativi rami di azienda ex art. 47 della legge n.428 del 1990 e successive modificazioni ed integrazioni». «Senza con ciò - afferma l’ex Ilva - voler in alcun modo limitare il diritto alla consultazione sindacale ed anzi nel profondo rispetto di quel diritto e di ogni altra prerogativa delle oo.ss. e delle rsu e, al tempo stesso delle istituzioni e delle persone occupate nei rami di azienda di cui trattasi, siamo costretti a manifestare il profondo dissenso all’avvio ad all’espletamento della procedura in esame».
«Attesa la carenza dei presupposti che consentono la procedibilità degli adempimenti preliminari relativi alla fase di informazione e confronto sindacale previsti dall’art. 47 l. 428/1990, si ritiene di non dover neppur evidenziare alcune specifiche questioni non correttamente riportate nella comunicazione che abbiamo ricevuto».
Dopo la diffida, la lettera dell’Ilva in amministrazione si conclude riservandosi «in difetto di ciò, nostro malgrado e senza ulteriore indugio, di agire in ogni sede competente a tutela dei nostri diritti».

MELUCCI: TARANTO A FIANCO DEL GOVERNO IN BATTAGLIA - «Ringraziamo il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte per questo incontro urgente, franco, pragmatico, teso intanto a salvaguardare tutti i posti di lavoro, diretti ed indiretti, dello stabilimento siderurgico di Taranto. Saremo al fianco del Governo, senza distinguo, anche dal punto di vista giudiziario, nella battaglia con un operatore che, ad oggi, sembra inadempiente nei confronti del contratto». Lo ha detto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, nella riunione in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal.
«La rigidità di ArcelorMittal e, come sottolineato da molti al tavolo, la articolata preparazione che sicuramente ha preceduto il deposito dell’atto di recesso dimostrano - ha detto ancora - una decisione irreversibile, presa da tempo, oltre che, ci sembra, una mancanza definitiva di propensione al dialogo costruttivo con le istituzioni e la comunità ionica. L’azienda non ha risposto alle aspettative più importanti di Taranto, che erano collegate a priorità di natura ambientale e sanitaria, non solo occupazionale». «Per questo, insieme ad una risoluzione dell’emergenza sul lavoro - ha detto infine - abbiamo chiesto al Presidente Conte di ritenerci a disposizione, sin d’ora, per l'elaborazione di un nuovo grande piano di gestione e revisione tecnologica di quell'asset strategico per l’intero Paese».

«Saremo al fianco del Governo, senza distinguo, anche dal punto di vista giudiziario, nella battaglia con un operatore che, ad oggi, sembra inadempiente nei confronti del contratto». Lo ha detto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci intervenendo a Palazzo Chigi al Tavolo di crisi convocato dal premier Giuseppe Conte sulla vertenza ex Ilva. «La rigidità di ArcelorMittal e, come sottolineato - ha aggiunto - da molti al tavolo, la articolata preparazione che sicuramente ha preceduto il deposito dell’atto di recesso dimostrano una decisione irreversibile, presa da tempo, oltre che, ci sembra, una mancanza definitiva di propensione al dialogo costruttivo con le istituzioni e la comunità ionica. L’azienda non ha risposto alle aspettative più importanti di Taranto, che erano collegate a priorità di natura ambientale e sanitaria, non solo occupazionale». Mulucci inoltre ha chiesto «al presidente Conte, insieme ad una risoluzione dell’emergenza sul lavoro, di ritenerci a disposizione, sin d’ora, per l’elaborazione di un nuovo grande piano di gestione e revisione tecnologica di quell'asset strategico per l’intero Paese. Al Governo schierato - ha precisato Melucci - abbiamo sottolineato che non ci spaventa la sfida o il rischio di nuovo sacrifici, purché l’uomo ritorni centrale in questo negoziato, vale per i nostri bambini e per tutti i cittadini ed i lavoratori tarantini».
Qualunque reazione «a questa grave crisi - ha concluso il primo cittadino - deve partire da qui, molto oltre il perimetro del solo profitto o del pil italiano. Se pensiamo che adempiendo richieste di ArcelorMittal, o anche riuscendo a salvaguardare oggi quei posti di lavoro, la questione sia chiusa, sbagliamo. Perché senza un ripensamento profondo del modello di gestione e di sviluppo di quell'acciaio, la prossima crisi non tarderà a ripiombarci tutti nel baratro. Dobbiamo ora lavorare tutti uniti e senza pregiudizi vicendevoli».

EMILIANO: ILVA È UNA CONDANNA - «L'Ilva è una condanna. Adesso ho la sensazione che la misura sia colma». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è espresso, secondo quanto riferito da fonti presenti, al tavolo in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal. «Non è capitato spesso che io abbia
condiviso dalla prima all’ultima parola l’intervento di un presidente del Consiglio in questa sala, ma stasera è successo.
In sede politica credo che la posizione che il Governo ha preso sia ineccepibile in termini di difesa del diritto e della dignità del nostro Paese». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nella riunione in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal. «In sede amministrativa - ha detto ancora - noi come Regione Puglia sosterremo il contenzioso in atto, nel limite delle possibilità tecniche che l’avvocatura di Stato ci indicherà, e cercheremo di fornire al governo elementi di prova per dimostrare il dolo e forse anche la premeditazione di questo recesso da parte di Arcelor mittal». «Pensiamo di avere acquisito negli anni, nella memoria e negli atti - ha detto ancora - diversi elementi che ci possono far pervenire a una conclusione di questo genere».

«La sfida della decarbonizzazione che il presidente Conte ha annunciato, noi la condividiamo e la sosterremo in ogni modo possibile, con la consapevolezza delle difficoltà che questa strada apre. Perché sono anni che mi ripetono che questa strada è difficile e che costa troppo». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo alla riunione in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal.

«Ma le nostre comunità - ha detto ancora Emiliano - sanno bene quali sono i costi reali della produzione a carbone in termini di salute e di economia e per questo sosteniamo che la decarbonizzazione sia l’unica strada possibile, che peraltro aprirebbe possibilità di lavoro e di ricerca per tutti i soggetti che si misurano con la modernità. E sarebbe anche una mossa competitiva e intelligente, perché se l'Italia dovesse disporre della prima grande acciaieria Carbon free può pretendere dall’Europa sostegno economico e protezione dalle produzioni inquinanti».

«Questa fabbrica deve avere la possibilità di avviare la sua Decarbonizzazione senza licenziare nessuno. La Corte Costituzionale è stata chiara: il sacrificio del diritto alla salute rispetto al diritto alla produzione era possibile nell’ambito di un tempo determinato oltre il quale non si può andare. Bisogna intervenire avendo consapevolezza che l'equilibrio delicato della fabbrica deve essere presidiato dalla efficienza e velocità degli interventi». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo durante la riunione in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal.
Chiediamo attraverso il processo di decarbonizzazione e tutte le cautele possibili, di difendere il diritto alla salute dei cittadini che hanno sopportato l’Ilva per 50 anni». Noi siamo determinati - ha detto - visti i sacrifici di questi 50 anni, a difendere i livelli occupazionali: è una linea del Piave sulla quale non possiamo fare passi indietro».

«Il governo può contare su di noi. In tutte le sedi possibili sosterremo la posizione che condividiamo per una questione di tutela della dignità del paese. Nessuno può prenderci in giro e dare addirittura l'impressione che lo Stato abbia mancato alla parola prendendo a pretesto un aggiornamento della legislazione per non incorrere nell’inevitabile, imminente pronunciamento della Corte costituzionale. Siamo seduti qui, a prescindere dalle parti politiche diverse, per lavorare nell’esclusivo interesse del paese». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nella riunione in corso a Palazzo Chigi tra il governo, le istituzioni locali e le parti sociali sul futuro di ArcelorMittal.

«L'Italia è compatta attorno al suo governo. Bisogna minacciare Mittal con una azione di risarcimento che se la ricordano per tutta la vita. Se la smettiamo di darci le colpe gli uni con gli altri, se attacchiamo frontalmente chi sta mancando di rispetto all’Italia, l’azienda avrà timore di andare incontro all’ostilità». Lo sottolinea il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano parlando con i cronisti al termine del vertice a Palazzo Chigi sull'ex Ilva. «Lo scudo penale è un bluff che Conte è andato a vedere ma se serve specificare la norma dell’art. 51 facciamolo», spiega Emiliano. «Il sospetto - aggiunge - è che questo acquisto di Mittal fosse finalizzato ad evitare che la fabbrica andasse a un concorrente».

I SINDACATI: DECRETO STRADA PIù BREVE PER SCUDO PENALE - E’ «condivisibile l’appello del governo a rimanere uniti, ma è importante che tutti remiamo nella stessa direzione. Il Paese deve scegliere da che parte sta. Credo che la via legale sarebbe troppo lunga ed alla fine ci ritroveremmo la fabbrica chiusa. Dobbiamo invece privilegiare un percorso che mantenga in vita la fabbrica e la produzione di acciaio nel nostro Paese». Lo ha affermato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, nel corso del tavolo a Palazzo Chigi su ArcelorMittal. «Proprio per questo credo che il governo debba sgombrare subito il campo dalla questione dello scudo penale. Il decreto è la strada più breve per togliere definitivamente dal tavolo quella questione che ha animato per tanto tempo il dibattito», ha detto. Questo «anche per impedire speculazioni da parte di ArcelorMittal e nella eventualità che altri soggetti si ritrovino nelle stesse condizioni. La certezza delle regole - ha sottolineato Furlan - è una condizione imprescindibile per l’attuazione degli investimenti soprattutto da parte di soggetti internazionali. E’ importante che il governo abbia detto stasera di essere disponibile ad investimenti aggiuntivi sul piano tecnologico. Questo può aiutare a riaprire un confronto con ArcelorMittal».

ArcelorMittal «deve rispettare l'accordo: questo è il primo punto. Non è accettabile che chi firma accordi possa pensare di non rispettarli». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine del tavolo a Palazzo Chigi. Landini ha ribadito che ripristinare lo scudo penale è una scelta di «buon senso» e rilanciato l’idea che «il governo metta sul piatto la disponibilità, attraverso Cdp, ad entrare nella proprietà».
«Noi abbiamo detto al governo che nel giro di poco tempo deve avere una risposta» dall’azienda e «se nelle prossime ore non ci sarà una svolta dobbiamo decidere, come sindacato, tutto ciò che va messo in campo».

«Il Premier Conte ha aperto l’incontro di oggi con le istituzioni e le organizzazioni sindacali annunciando che il tavolo sull'ex Ilva sarà permanente considerata l’eccezionalità della vertenza. Conte ha detto che sarà avviata una cabina di regia per affrontare la vertenza e tutelare il sistema industriale di tutto il Paese. Mentre la Fiom ha chiesto al Governo di convocare urgentemente il tavolo sindacale, di togliere l’alibi dello scudo penale e di richiamare l’azienda al rispetto degli accordi». Lo rende noto Francescsa Re David segretaria della Fiom Cgil. «ArcelorMittal pensa di riscrivere l’accordo prevedendo i 5mila esuberi e dimezzando la produzione di acciaio. Abbiamo fatto una lunga trattativa per arrivare all’accordo del 6 settembre 2018, e per tenere insieme piano industriale, piano ambientale e la tutela dell’occupazione. È inaccettabile pensare che una grande multinazionale come ArcelorMittal pensi di stracciare quell'accordo. Un intervento pubblico in situazioni come questa serve a dare certezze ai lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo, all’industria del Paese e al risanamento ambientale», conclude la sindacalista.

«C'è preoccupazione che non si riesca a fare la trattativa con l’azienda. ArcelorMittal deve rispettare l’impegno e l’accordo firmato o noi avremo problemi seri a restare nel settore dell’acciaio». Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, al termine del tavolo a Palazzo Chigi. Rispetto ad una ipotesi di nazionalizzazione, «molti Paesi, come la Francia, hanno sempre il 15-20% delle aziende strategiche», ha detto.

FICO: STATO DEVE ESSERE UNITO -  Sull'ex Ilva «lo Stato deve essere unito e compatto per far valere ragioni e diritti, non si può pensare che una multinazionale stracci un contratto in questo modo così semplicistico. Lo Stato deve andare giù duro. Da terza carica dello Stato dico che questo è uno dei classici momenti in cui lo Stato deve essere unito». Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico ai cronisti davanti Palazzo Chigi. 

LE PAROLE DI CONTE A PORTA A PORTA - « Una nazionalizzazione dell’ex Ilva? Stiamo già valutando tutte le possibili alternative ma ora non ha senso parlarne. Aspetto una proposta dal signor Mittal e vorrei incontrarlo nelle prossime ore. Intanto lancio un appello, qui non ci sono governi attuali e precedenti, qui non c'è la maggioranza o l'opposizione, per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale». Lo afferma il premier Giuseppe Conte nel corso di Porta a Porta, in onda questa sera su RaiUno. «Sullo scudo penale - aggiunge il premier - mi assumo le mie responsabilità», se fosse bastato a A.Mittal «un attimo dopo avrei incontrato tutti i parlamentari del territorio spiegandogli cosa sta succedendo, non facciamo speculazioni».

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