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Dietro le quinte (e le seste) del nuovo programma di Fabio e Mingo su Telenorba

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di ALBERTO SELVAGGI

Il direttore Giuseppe De Tomaso mi aveva chiamato prima che la nuova trasmissione di Fabio e Mingo finisse su tutti i giornali e i telegiornali per lo scoop sulla diatriba fra il sindaco Ippazio Stefàno e il prete Luigi Larizza che lo accusa di essere un razzista al contrario nei confronti degli italiani. «Vai a vedere un po’ come funziona questo nuovo format quotidiano, Luciano, che stanno facendo su Telenorba Fabio e Mingo, visto che li conosci e talvolta ci hai pure collaborato. Ti vogliono in trasmissione, attento a non dire le tue solite puttanate».

Perciò, senza assumere droghe di nessun tipo, ho raggiunto quel bellissimo paese, Conversano. E aggirando il suo centro storico, troppo poco celebrato, sono entrato in Montronia, il Gruppo Norba radiotelevisivo fondato da Luca Montrone, ingegnere, quarant’anni fa.

Nella redazione, dopo l’ingresso, c’erano tre Grazie, la sensuosa Daniela Mazzacane, di Bari, la aurorale Annamaria Rosato, di Taranto, e la luminescente statua salentina di Chiara Chiriatti (i maschi quali Massimo Bianco o Maurizio Marangelli non li citiamo neanche). Il producer di Telenorba, Piero Pascale, munito di sigaro-ciuccio, mi ha accompagnato attraverso un lungo cammino al primo piano fra ambienti vari dell’ala soprannominata «centro commerciale», nella grande sala operativa di Luciano, l’amaro quotidiano: «Salve…». «Uè». E così ho iniziato a farmi un’idea di quanta gente occorra per cavare pochi minuti da mandare in onda.

Ho esaminato la scrivania unta (patatine allo strutto vivo, trippa all’aglio con crema di alici, wurstel alla menta trangugiati al volo) dell’autore Max Boccasile, comico del duo Boccasile & Maretti. Quella linda di Antonella Fazio, incaricata di selezionare le segnalazioni dei telespettatori. Di fianco, Eleonora Ingrà, che cura i contatti con i social network, Paolo Scattarelli, che gestisce le riprese e il montaggio dei servizi dei vari inviati scelti a turnazione, tra i quali Mariateresa Carrieri e il rapper Davide dei Klevici.

Nomi ai quali vanno aggiunti quelli del direttore della fotografia Domenico Totaro, del direttore di rete, il milanese Leo Zani, ex pilastro Mediaset, che dà il suo contributo come autore, e di Marco Montrone, figlio di Luca, che ha voluto fortemente Luciano in questa formula. Quindi, Gennaro, per la postproduzione, con orecchio sviluppato per la musica.

In centrale sono comparsi sgambettando Spugna, il boston terrier di Mingo che, ricambiato, mi odia, citato come consulente artistico nei titoli di coda del programma; e su camminata umana sua madre, che verifica l’andamento della produzione, Mingo De Pasquale, che con Fabio De Nunzio è il volto di questa nuova proposta che parte da Striscia la notizia, che i due hanno condotto nell’edizione domenicale (Striscia la domenica), ma per giungere altrove.

Fabio e Mingo mirano al contatto partecipato con il pubblico: la mail luciano@norba.it. per le segnalazioni dell’uomo della strada che osserva, smaschera, odia e denuncia. Lo spazio dedicato ai «videoselfie» del «mio amaro quotidiano» per raccontarsi o sbugiardare fatti uomini cose. I provini per gli inviati, che presto aumenteranno numericamente, e molto. La rubrica «Le eccellenze della nostra terra», nel solco del radicamento sul territorio, leitmotiv di Telenorba. Oltre a spazi di satira sociale quali «Marco e Chicco advisor». Ai monologhi pensosi in cui Mingo dà buone prove di capacità interpretativa. Con una diffusione del programma sia interregionale che nazionale: su Telenorba dal lunedì al sabato alle 8.30 e alle 13.15, domenica 15.45 e 19. Su Tg Norba 24 (canale 180 del digitale terrestre in tutta Italia, o sul 510 di Sky) dal lunedì al sabato, ore 8.30, 15, 20 e 23. E domenica la replica di tutte le puntate della settimana (8.45, 11.45, 14.45, 19.15, 23).

Mingo ha una faccia di gomma (lo dico perché egli afferma che la mia è di cera cristallizzata). Spugna ha una faccia da cane. E ognuno ha portato la sua giù nelle cavità di Montronia, primo interrato, dove alberga il direttore Enzo Magistà che sovrintende alle notizie diffuse da Luciano, esposto al pubblico come «Potestà» nella rubrica «Cinegiornale dell’Istituto Luce». E infine al piano -2, dove è il mastodontico Studio 5 del programma tv.

Mi ha raggiunto, carico di teleobiettivi, l’eccellente Angelo Micciantuono, dell’Agenzia Luca Turi, incaricato del servizio fotografico, ma a un certo punto non l’ho visto più. Il De Pasquale s’è volatilizzato con il quadrupede. E così mi sono aggirato tra i fichi d’India fumettistici del set, da solo. Su un tavolinetto in penombra ho visto un tipo con barbula chino sul computer; credevo fosse un cameraman o un ladro, e invece era Boccasile, l’autore. Mi ha imposto una serie di «selfie» con lui, che sicuramente avrà inviato a siti porno, mica su Facebook.

Dall’alto della sala regia, dietro vetri da Gestapo, mi spiavano il regista Piero Lorusso, Aldo, al mixer video, e Nico, operatore Rvm. Ad altezza d’uomo Cesare, Paolo, Dino e Vincenzo, che comandano le tre telecamere, il jimmy mobile e i due gobbi elettronici, nonché Francesco, tecnico audio. «Ou, chi è quello con il cappello strano in testa?» «Selvaggi della Gazzetta, sta ospite oggi». «Mudù…».

Mi ero bardato con un copricapo vinoso della «Doria 1905» di Corigliano d’Otranto, colosso salentino dei cappelli, in feltro, identico a quello di Giuliano Sangiorgi, intenzionato a umiliare in beltade il leader dei Negroamaro. Cosa che ho fatto davvero durante la puntata: «Sangiorgi è brutto».

Attraverso un altro corridoio ho recuperato Mingo e Spugna, che nel camerino provavano la lettura delle battute, classica apertura di Luciano che ha molti seguaci. E nel gabinetto rosa dello spazio privato ho incrociato Fabio, sorridente come una melagrana, che ha recuperato dopo vent’anni la parola (tipo Anna dei miracoli), come si può constatare seguendo la trasmissione: «Alberto, ora ti becchi una querela pure da noi».

Non ho avuto neanche il tempo per truccarmi (Clinique, Avon, Vichi, Garnier) e sono finito con i due conduttori sulla scrivania colorata alla Flintstones dello studio davanti alle telecamere, abbagliato dai fari come un profugo. Il resto è storia. Da dimenticare.

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