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Disabili: la «Gazzetta» e il Garante pugliese insieme in uno speciale

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Disabili: la «Gazzetta» e il Garante pugliese insieme in uno speciale

di Giuseppe De Tomaso

Un giornale non può che stare dalla parte dei deboli. E chi più delle persone colpite da disabilità merita attenzione e ascolto, impegno e sostegno? A cominciare dalla condivisione delle loro esigenze, dalla comunicazione delle loro richieste, dalla rappresentazione dei loro problemi. Ecco, questo intende fare la Gazzetta insieme con il dottor Pino Tupilani, Garante pugliese contro le disabilità e le discriminazioni. Nasce da questo comune obiettivo l’idea di un supplemento dedicato ai temi delle disabilità, ai disagi di chi vi convive, alle iniziative che potrebbero alleviarne il dolore. Al supplemento che potete rileggere a questo link seguirà uno spazio periodico, sulle pagine della Gazzetta, sempre sul mondo di chi deve districarsi tra ostacoli e discriminazioni d’ogni genere, non solo di tipo fisico.

Una manifestazione catartica. Come definire altrimenti la giornata della disabilità celebrata nell’agorà della nuova sede del Consiglio regionale pugliese lo scorso 24 maggio? Fu l’occasione per l’esordio istituzionale di Pino Tulipani, Garante contro disabilità e discriminazioni. Tanta emozione. Profonda commozione. Diffusa peranza.
Chi trascorre una vita normale non si rende conto della fortuna che ha avuto in dote. Chi, invece, trascorre una vita colma di difficoltà, se ne rende conto in ogni istante, visto che è costretto ad affrontare, più di molti altri simili, percorsi a ostacoli che non finiscono mai. A iniziare dal linguaggio per finire alla burocrazia.

Tulipani ha un figlio con disabilità. Vive sulla propria pelle la condizione di chi deve raddoppiare gli sforzi per schivare le trappole frapposte da una società assai cinica e da uno stato poco civico. Ma lui non si perde d’animo e si lancia con entusiasmo, dà l’anima nella funzione che gli è stata affidata. Giovani e anziani con disabilità lo seguono, lo apprezzano, lo applaudono. Accade in ogni circostanza.
Tutti parlano di inclusione, ma di inclusione se ne vede ancora poca non solo in Puglia. Soltanto da poco il linguaggio sta evolvendo verso l’inclusivo. Tuttora le barriere terminologiche e comunicative sono addirittura più dolorose e insuperabili di quelle architettoniche. La telematica può dare una mano. Ma fino a un certo punto.
Serve sul serio un «governo del cambiamento», innanzitutto nella parola. Un «governo del cambiamento» che non sia solo slogan.

Ancora oggi si adoperano espressioni inadeguate, come malato e paziente, anche quando non vengono effettuati interventi di tipo medico. Si oscilla da una visione pietistica della disabilità a una tentazione di rifiuto. E qui il lessico denota tutta la sua rilevanza. Un conto è presentare la sedia a rotella come un impedimento, un conto è riportarla, nei discorsi, negli articoli, nelle conversazioni, come una liberazione. E così, un conto è scrivere che Mario è ridotto su una sedia a rotelle, un conto è dire che Mario usa la sedia a rotelle per i suoi spostamenti. Non si tratta di indulgere obbligatoriamente al politicamente corretto, ma di portare rispetto a una persona come tante, che non può, né deve essere identificata con la sua difficoltà. Questa sì che sarebbe una dissacrazione del diritto di cittadinanza, uno stravolgimento assoluto.

Ecco perché non bisogna avere paura di adoperare una terminologia acconcia: le parole sono pietre. Già le persone con disabilità devono sottoporsi a una via crucis al giorno quando devono farsi riconoscere, o anche confermare, la propria condizione invalidante. Se poi aggiungiamo barriere su barriere, comprese quelle linguistico-burocratico-legislative, la cornice infernale si chiude come un cerchio.
Si può fare di più per questo mondo, spesso lasciato nelle mani del volontariato (sia benedetto) che esprime il meglio del civismo italico. Ma le istituzioni, si sa, ragionano per commi e articoli di legge, pagine dove l’umanità non ha mai fatto capolino. Potrebbe fare di più la tv, anche attraverso spot ironici e autoironici, ma alla pubblicità garba poco questo genere di messaggio affidato a chi non ha la forma perfetta di un George Clooney o di una velina.

Il recente caso Manduria deve aprirci gli occhi. Se la società (civile?) è stata sorda e indifferente di fronte al dramma vissuto dal povero pensionato bullizzato da ragazzacci fino al sacrificio della vita, anche le istituzioni pubbliche si sono girate dall’altra parte.
Ecco perché il Garante pugliese dei cittadini con disabilità dev’essere il difensore civico di tutti coloro che vivono il disagio quotidiano fatto di discriminazioni. Il suo ruolo va riempito di contenuti e risorse, non foss’altro perché il livello di civiltà di un popolo si giudica dall’attenzione che rivolge agli anziani, ai bambini e a tutti coloro che chiedono rispetto e pari opportunità.
Ecco perché un giornale di territorio come la Gazzetta non può che stare sempre al fianco di chi soffre e di chi invoca, innanzitutto, un minimo di «par condicio» nelle vicende quotidiane. Anche perché, nel Sud, le sofferenze esistenziali e fisiche sono vieppiù esasperate dal divario economico.

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