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Raffaele Fitto, europarlamentare uscente, ora in corsa per Bruxells nel cartello «Fratelli d’Italia-Sovranisti Conservatori», lei ha definito il gruppo Ecr, cioè quello dei conservatori europei, l’unico in grado di produrre un cambiamento nell’Ue. Perché?
«Mi fa piacere ricordare, anche alla luce di alcune dichiarazioni lette in questi giorni, che ho aderito al gruppo dei conservatori nel 2015. Una scelta convinta, non alla moda, ma ponderata: mi sembrava evidente che l’Ue meritasse una politica diversa».


Ma il cambiamento da dove passa?
«I conservatori sono gli unici a poter rompere lo schema socialisti-popolari e garantire un cambio nella maggioranza. Siamo il terzo gruppo a Bruxelles, possiamo spostare l’asse. E così cambiare l’agenda politica».


Sarete «ponte» fra popolari ed estrema destra?
«Il dato indiscutibile è che non potremo mai tessere una alleanza con i socialisti. Noi rifiutiamo la retorica degli europeisti a prescindere, ma anche quella di chi vuole sfasciare tutto».


Ma lei, uomo di centro, non prova disagio a convivere con i sovranisti di Giorgia Meloni?
«Con Giorgia siamo stati insieme nel Pdl, oltre che ministri nell’ultimo governo di centrodestra. Da netto avversario dei patti del Nazareno, ho sempre ritenuto l’ancoraggio nella coalizione non un optional, ma un punto cardine».


Se eletto, su quali fronti si impegnerà?
«Tre priorità. La prima: sono stato tra i relatori del nuovo regolamento per l’utilizzo dei fondi europei 2021-07. È un tema su cui bisogna lavorare perché in Italia le risorse vengono spese tardi e male. Se prendiamo il caso della Puglia, le percentuali di utilizzo sono negative per la programmazione 2014-20 e drammatiche per l’agricoltura e il Psr. Il governo regionale ha responsabilità clamorose».


Le altre?
«La tutela dei nostri prodotti, anche attraverso un accesso diretto ai fondi, e poi l’emergenza Xylella. Con il collega De Castro abbiamo presentato, oltre un anno fa, una proposta bipartisan al governatore Emiliano e al ministro competente. Ma è rimasta lettera morta».


Cosa proponevate?
«Una rimodulazione complessiva, e in tempi rapidi, delle risorse nazionali e regionali per sostenere agricoltori, produttori e vivaisti. L’unica via possibile».


Il ministro Centinaio incolpa l’Europa per i mancati controlli.
«I mancati controlli sono quelli della Regione e di chi, come Emiliano e Di Gioia, ha cavalcato la demagogia del negazionismo. Hanno fatto propria la logica dell’inquisire gli scienziati e inseguire i santoni. Il decreto presentato dalla Regione attiva le risorse solo dal 2020/21 e mancano ancora i decreti attuativi. Sono molto preoccupato».


Infine, che succede dopo il 26? Il patto con la Meloni continua?
«Il 26 non è un punto di arrivo ma di partenza per un nuovo progetto politico che saprà crescere e ristrutturare completamente il centrodestra».


L’obiettivo è nazionale?
«Questo governo è d’accordo solo su una cosa: litigare dalla mattina alla sera. È una anomalia che va superata, rilanciando una proposta unitaria per i prossimi 5 anni».

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