Martedì 13 Novembre 2018 | 21:29

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Il reportage

Bari, gli alloggi abusivi traslocano dal Libertà a San Pasquale

Il fenomeno resiste, cambia solo il quartiere dopo il potenziamento di controlli e sequestri

Bari,  gli alloggi abusivi traslocano dal Libertà a San Pasquale

BARI - Si estende a macchia a d’olio in silenzio. Ha superato lo spartiacque rappresentato dall’Estramurale Capruzzi e ha già lambito e toccato le strade immediatamente a ridosso della grande arteria: via De Nittis, via De Napoli, via dei Mille. Il fenomeno è ormai quotidiano. Prima un’auto, poi due, infine tre e via dicendo. Arrivano stracariche di tutto. Assomigliano alle Fiat degli emigranti che partivano dalla Puglia per il Nord Italia nel dopoguerra. Scaricano oggetti e soprattutto persone. Una marea umana che avrà gli effetti di uno tsunami, perché sta cambiando per sempre gli equilibri e la fisionomia di questo pezzo del rione San Pasquale. I nuovi inquilini arrivano dal Libertà dove si sono accesi i riflettori dei controlli. Lasciano sottani e tuguri, per trasferirsi in altri sottani e in altri tuguri.

Il degrado abitabile Lì dove c’è più discrezione e la lentezza nel capire quello che sta succedendo, diventa un alleato prezioso. La conquista del degrado come spazio vivibile. Basta percorrere a piedi, queste strade, per vedere come tutti i locali al piano stradale siano stati trasformati in abitazioni. Le vetrine sono diventate finestre, gli ingressi dei negozi-porte blindate, i cortili-parcheggi, i marciapiedi- balconi dove stendere i panni del bucato, i depositi-bivani. Chiunque abbia effettuato una sola volta nella vita un cambio di residenza sa quanto sia complessa la procedura tra domande, documenti, controlli, codici fiscali, permessi di soggiorno, dichiarazioni per l’applicazione della tassa rifiuti, certificato di abitabilità (serve per attestare che l’immobile rispetti le normative in termini di igiene e salubrità), cambio destinazione d’uso. Burocrazia propedeutica ad ottenere allacciamento luce, gas e acqua. Senza dimenticare l’Imu, l’Agenzia delle Entrate, il medico, il pediatra, l’Asl. C’è qualcosa che non quadra. A leggere il numero dei nomi e dei cognomi, spesso impronunciabili, di quanti vivono in un locale-appartamento, c’è da rimanere allibiti. Possibile che le procedure siano rispettate alla lettera? Eppure, tutto scorre, come il celebre pensiero del filosofo Eraclito.

Vecchi mobili sul marciapiede Naturalmente ad ogni trasloco corrisponde una improvvisata ristrutturazione. O quantomeno una sistemazione. Con conseguente deposito per strada di quello che non serve più. Le foto pubblicate sono eloquenti. Sui marciapiedi finisce veramente di tutto: sanitari, materassi logori, divani sfondati, sedie rotte, frigoriferi irrecuperabili. Con l’Amiu che gira come una trottola.
E in questa deregulation selvaggia si moltiplicano i cartelli con su scritto «vendesi» o «fittasi». Per due motivi. Il primo: chi può fa armi e bagagli e si trasferisce. Il secondo: chi può fitta i tuguri a prezzi da sballo (tutto rigorosamente in nero e in contanti). È la fotocopia di quanto già successo al Libertà. Qui, però, si è ancora in tempo per intervenire, prima che la macchia d’olio avvolga il quartiere.

Il giorno e la sera Avviso per i naviganti: di giorno i nuovi inquilini della zona difficilmente si trovano nei locali-abitazione, perché sono quasi tutti in giro a sbarcare il lunario davanti ai parcheggi dei supermercati. Il tardo pomeriggio e la sera la situazione è diversa. Le strade profumano di spezie e cous cous cucinati rigorosamente con la fiamma di una bombola del gas. Abusiva anche quella. Poi ci sono gli autoctoni. Come sempre divisi tra i buoni e i cattivi. C’è chi subisce e chi impone. Così le strade si stringono sempre di più a causa del parcheggio su entrambi i lati dell’auto; i camion si incastrano e i clacson impazziscono.

Sosta selvaggia L’altro giorno è toccato a un’ambulanza restare ferma sotto il sole. In via De Deo c’è un divieto di sosta sul lato destro. Le cose potrebbero andare meglio se non fosse che da questa strada non passa nessuno. La parallela, via De Napoli, assomiglia alle forche caudine. Una strettoia trafficatissima. La gente si lamenta, anche perché gli specchietti distrutti al passaggio di auto e camion sono decine, e invoca decisioni e provvedimenti: «Non vogliamo nulla di particolare - spiega un gruppo di residenti. – Solo lo stesso divieto di parcheggio su un lato che c’è in via De Deo».
La manutenzione degli edifici, poi, lascia a desiderare, le mattonelle dei marciapiedi si sollevano, la segnaletica non viene rifatta, i balconi si sgretolano, l’intonaco delle facciate esterne si sbriciola. E lì dove il degrado aumenta, la gente finisce per rintanarsi in casa. È la teoria criminologica delle «finestre rotte», tanto cara allo scrittore Gianrico Carofiglio, da magistrato impegnato nella lotta all’Impero del malaffare. In pratica, l’esistenza di una finestra rotta che nessuno mai aggiusta mette in moto una spirale di degrado urbano e sociale nella quale prosperano i comportamenti anti sociali e si lascia sempre più spazio ai cattivi. Qui l’anno soprannominata la generazione Gomorra. Cresciuta davanti alla tv senza perdere una puntata della fiction, pronti a emulare look, comportamenti e linguaggi. Sono la baby gang a spaventare. Perché una banale discussione può trasformarsi in qualcosa di terribile.

La ben nota impronta criminale Che si spacci da queste parti, non è un mistero per nessuno. Se hai le conoscenze giuste - sussurrano per strada - non è difficile neanche comprare una pistola. Da quella grande autostrada del mare diventata l’Adriatico arriva di tutto. Il quartiere è tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine anche per non far tornare i fantasmi del passato. Orazio Porro, Alessandro Marzio e Giacomo Caracciolese sono gli ultimi tre caduti della guerra di mala. E a Caracciolese è dedicato sul marciapiede di via dei Mille, lì dove fu ucciso, un vaso sempre pieno di fiori. In alto, sul muro del portone, un cuore con una frase dei familiari. Una specie di altare laico che nessuno tocca. «E chi si permette? - dice una signora all’angolo delle case popolari dove sventola un bandierone biancorosso del Bari calcio e ci sono una decina di persone agli arresti domiciliari - Pensi che l’altro giorno i vigili urbani hanno fatto spostare delle piante messe sul marciapiede ad una mia amica».
È uno dei tanti paradossi di questa zona del San Pasquale che qualcuno ha ribattezzato il nuovo Libertà.

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