Sabato 25 Giugno 2022 | 15:04

In Puglia e Basilicata

ESCALATION CRIMINOSA

Foggia, in fiamme anche i campi della famiglia Luciani: allarme criminalità

«Foggia, la criminalità è spietata ma la gente non vede»

Un campo di grano ridotto in cenere: la criminalità colpisce al cuore l'economia foggiana

Il presidente dell'anti racket di Capitanata Zito: «Episodi che dovrebbero compattare il fronte di chi lotta contro la mafia»

15 Giugno 2022

Massimo Levantaci

La criminalità prosegue nella sua folle corsa alla distruzione del raccolto di grano duro e punta anche i terreni della famiglia di Luigi e Aurelio Luciani, i due fratelli agricoltori vittime innocenti nella strage di San Marco in Lamis che il 9 agosto 2017 uccise il boss Romito e il cognato (vero obiettivo dei sicari). Le fiamme, nei giorni scorsi, hanno percorso anche i terreni della famiglia Luciani nei pressi di San Marco in Lamis. Lo denuncia alla Gazzetta, Alessandro Zito, presidente dell’associazione Antiracket in Capitanata intitolata proprio alla memoria dei due fratelli Luciani. «Purtroppo se n’è parlato poco - ammette - ma sono episodi che dovrebbero compattare il fronte di chi lotta contro la criminalità organizzata».

E invece accade che la società civile si rintana e gira la testa dall’altra parte?
«Sto ascoltando parole che non mi piacciono: sono stato ore con i miei associati e le forze di polizia per capire cosa sta succedendo. Però poi ascolto in giro chi tenta di sminuire l’accaduto: quanti ettari sono distrutti rispetto alla totalità di quelli coltivati, quanti tubi andati a fuoco e così via. Qui il problema non è capire l’entità del danno, ma il danno lo stesso».

Chi parla così?
«Mi riferisco alla gente comune, la mafia foggiana si combatte anche affrontando di petto il problema senza far finta che non ci sia. Se succede qualcosa a Lazzaro D’Auria, il nostro vicepresidente, stanno toccando lo Stato».

Non crede che bruciando anche i terreni della famiglia Luciani la mafia stia palesando una cerca debolezza?
«Ne sono pienamente convinto, un atto di debolezza colpire i simboli dell’antimafia. La criminalità foggiana sta subendo, le forze dell’ordine in questi anni hanno colpito duro. Agendo in questo modo vogliono dimostrare ai più deboli che la prepotenza e la forza sul territorio non sono calate. Ma con tutta la scorta che ha D’Auria è da pazzi continuare ancora a colpirlo».

Perché la testa secondo lei gira la testa dall’altra parte?
«Segnali in controtendenza ci sono, speriamo che a Foggia si ripetano episodi come avvenuto a Monte Sant’Angelo con la rielezione di un sindaco perbene. Ma la gente continua a non denunciare e questo è un problema».

C’è un salto di qualità secondo lei il passaggio all’agricoltura tra i bersagli della mafia?
«Il settore agricolo è stato attaccato nella stessa maniera degli altri settori, ma non se n’è quasi mai parlato perché l’attenzione era concentrata sull’edilizia degli affari, sul commercio».

Ma gli imprenditori sotto attacco vi contattano?
«Noi abbiamo decine di vittime che vengono a chiederci cosa fare. Dobbiamo far risvegliare la società civile di Foggia, questi signori devono capire che bisogna mettere un punto. Cosa devono fare di più le forze di polizia? Negli ultimi 4-5 anni è cambiato tutto, stiamo avendo arresti eccellenti, ci sono i pentiti cosa mai vista. Tutti i foggiani devono reagire a questo sopruso».

Qual è la prima mossa da fare per reagire?
«Stare insieme, fare gruppo. Oggi bisognerebbe prendere di petto questa situazione, ma i segnali sono deboli e questo non va bene. È abbastanza semplice capire se un incendio ha una matrice dolosa oppure no, ma un incendio dei tubi per l’irrigazione, a distanza di poche ore dall’incendio del terreno com’è successo al fondo di D’Auria, ci fa capire che c’è una regia dietro tutto questo».

Il patto di consultazione
Associazione Libera - Presidio di Foggia «N. Ciuffreda e F. Marcone», Associazione antiracket «Luigi e Aurelio Luciani» e la Fondazione antiusura Buon Samaritano hanno convenuto di dar vita ad un patto di consultazione, finalizzato ad uno scambio costante di informazioni, ad approfondimenti sull'evolversi della situazione in Capitanata ed alla programmazione di azioni congiunte, in cui coinvolgere movimenti ed associazioni impegnati a diffondere il messaggio dell'impegno civile per contrastare ogni forma di attività criminale.

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