Mercoledì 29 Gennaio 2020 | 00:35

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Mercato nero a Foggia: permessi a mille euro per gli extracomunitari

Denuncia di Campagne in lotta: «I lavoratori pagano per avere contratti e residenza»

caporalato

FOGGIA - Fatta la legge trovato l’inganno, nel frastagliato mondo dei lavoratori extracomunitari si trova sempre il modo per aggirare la legge. Basta pagare. Così il temuto decreto dell’ex ministro Salvini, che dovrebbe rendere più severe le misure d’accesso alla “protezione speciale” (vecchio permesso di soggiorno che oggi non esiste più) si sta rivelando un ostacolo più facile del previsto da superare. L’inasprimento delle regole in realtà in Capitanata starebbe alimentando un vero e proprio mercato parallelo dei contratti di lavoro (fittizi), gli unici che garantiscono ai “lavoratori” la permanenza stabile su suolo italiano e anzi consentono di raggiungere gli altri paesi dell’Unione europea, tra questi soprattutto Francia e Germania, meta finale per molti di essi. I costi di questa truffa si aggirerebbero intorno ai 900-1000 euro, somma occorrente per procurarsi il contratto di lavoro corredato dei requisiti per ottenere il certificato di residenza.

La denuncia è degli attivisti della rete di Campagne in lotta, la Gazzetta ha ascoltato una portavoce del movimento che denuncia l’esistenza di un gigantesco sottobosco di faccendieri (sempre attivi in realtà in questo campo), spregiudicati e fittizi datori di lavoro, connivenze e le solite sopraffazioni in danno dei lavoratori migranti ma di cui essi stessi poi alla fine si avvantaggiano per raggiungere i propri scopi. Proviamo a ricostruire quello che succede partendo dal riconoscimento dei «documenti», ciò che chiedono in ogni manifestazione proprio gli attivisti di Campagne in lotta. L’obiettivo di ciascun lavoratore è ottenere la residenza dal comune in cui ha scelto di vivere, ma questa viene concessa solo a patto che il richiedente sia in grado di esibire un regolare contratto di lavoro di almeno sei mesi oltre alla “dichiarazione di ospitalità” presso lo stesso datore di lavoro o altre strutture di accoglienza. Ma nessun extracomunitario, salvo davvero in pochissimi (e comunque già presenti su suolo italiano da diversi anni) è in grado di esibire una residenza stabile oltre che un lavoro.

E allora per ottenere le regolarizzazioni non resta che partire dall’inizio, acquistare (le tariffe variano dai 500-600 euro) i titoli per ottenere la residenza dal comune come il comodato d’uso e la cessione di fabbricato. Chi rilascia queste certificazioni? La nostra fonte denuncia l’esistenza di un «mercato nero dei permessi» e di «organizzazioni che fanno soldi così», ma non fornisce ulteriori dettagli. Una cosa è chiara agli extracomunitari: il contratto di lavoro standard, quello della durata di tre mesi e che viene sottoscritto nella maggior parte dei casi dai datori di lavoro, non autorizza a chiedere anche la residenza. Questa si ottiene con un ingaggio di almeno sei mesi, dunque i lavoratori sono consapevoli che per restare è a questo tipo di contratto che devono puntare. E che bisogna pagare. Quanti sono i datori di lavoro che si prestano a questo giochino? «I contratti di lavoro per tre mesi autorizzano il datore ad aprire posizioni temporanee - spiega la portavoce - utili per non pagare i contributi. E infatti questi lavoratori si ritrovano poi all’Inps con 1-2 giornate dichiarate negli elenchi anagrafici insufficienti per la disoccupazione agricola. Se il lavoratore chiede un contratto più lungo a quel punto la faccenda si ribalta e sarà lui a dover pagare il datore». Ma il contratto di lavoro non vincola il lavoratore al datore, per cui dopo averlo ottenuto in cambio di 400 euro ecco dunque scattare la corsa ai titoli per farsi rilasciare la residenza dai comuni. E il meccanismo (perverso) può considerarsi a questo punto completo.

Oltretutto con il permesso di lavoro rinnovato per cinque anni si ha diritto alla permanenza stabile su suolo comunitario, alla copertura del welfare e si può richiedere persino il Reddito di cittadinanza. Molti extracomunitari sarebbero già avviati su questa strada. Ora quanti lavoratori sono stati messi in questo modo in regola? La Questura avrebbe già segnalato diverse posizioni sospette alla Procura, le indagini sarebbero in corso. 

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