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Foggia, gli agricoltori in crisi sul caporalato:
«Ingiusto l'arresto per illeciti amministrativi»

La Cia: «Troppe le contraddizioni su costo del lavoro e legge sul caporalato»

«La bracciante morta a Ginosa era stata ingaggiata in nero»

Chiede un’operazione verità, la Cia Agricoltori italiani di Foggia. «Ce lo chiedono le aziende - incalza il presidente Michele Ferrandino - ci sono tematiche che si stanno accatastando l’una sull’altra e che diventano sempre più insormontabili». L’organizzazione agricola punta il dito sulle «contraddizioni del mercato del lavoro», questione assai spinosa dal momento che ormai l’80-90% del bracciantato agricolo è costituito di extracomunitari. «Il costo legato agli oneri sociali e che deriva da una serie di appesantimenti burocratici - dice Ferrandino - non è più sostenibile. Dobbiamo guardare alla realtà in cui sono immerse le nostre aziende, guardare in faccia la realtà senza ipocrisie». Altro nodo da sciogliere per la Cia, la legge sul caporalato: «Non si può trattare con lo stesso rigore punitivo chi sfrutta i lavoratori e li sottopone a trattamenti degradanti e disumani e chi assume e assicura regolarmente i propri dipendenti, ma occasionalmente incorre in mere violazioni amministrative.

Le aziende chiedono, tra l’altro, che il certificato medico del lavoratore, oggi a carico della parte datoriale, venga rilasciato dal medico di famiglia attuando una sorta di “libretto medico del lavoratore”». Argomenti da tempo sul tappeto, riuniti dalla Cia, in un corposo dossier consegnato a «politici e rappresentanti istituzionali» e che può costituire una base di partenza per «un nuovo patto sociale del welfare agricolo». La Cia, che ha riunito nell’auditorium della Camera di commercio un’assemblea alla presenza di numerosi iscritti, è decisa a portare avanti la sua battaglia «nell’interesse dell’economia agricola della Capitanata». «Vogliamo lanciare un'operazione verità su questi temi», aggiunge il presidente. Al confronto è intervenuto, tra gli altri, l’assessore regionale all’Agricoltura, Leo Di Gioia, che ha mostrato di condividere le preoccupazioni del mondo agricolo, fornendo tuttavia un’altra chiave di lettura. «La legge sul caporalato è giusta - ha detto - ma dobbiamo individuare un punto di equilibrio - le parole dell’assessore - per sconfiggere il caporalato. Una certa flessibilità va comunque riconosciuta e garantita alle imprese». Per il coordinatore degli assessori regionali «giusto anche l’approccio al fenomeno: le forze dell’ordine fanno bene a sequestrare i mezzi illegali. Dobbiamo però trovare anche il modo per avvicinare le imprese alla manodopera».

La burocrazia uccide le imprese, incalza la Cia. «Un problema - riconosce l’assessore - che penalizza la capacità di fare impresa». Ma su cosa debba fare la pubblica amministrazione il dibattito è aperto: «Noi per primi abbiamo scritto le regole per impedire ai furbi di agire sul Psr (il piano di sviluppo rurale: ndr), ma quelle stesse norme che abbiamo scritto sono diventate la cause che ha imballato il meccanismo». E a proposito di Piano di sviluppo rurale, la cassaforte delle imprese (400 milioni), l’assessore regionale ha stroncato ancora una volta il ruolo di consulenti e studi professionali: «Provengo anch’io da quel mondo - sottolinea Di Gioia - ma molte delle pratiche presentate sono inutili, ci sono territori non eleggibili al Psr. Alcune performance aziendali non sono verificabili o veritiere: se prima si davano soldi a tutti, ora i tempi sono cambiati. Presenteremo una denuncia penale contro chi ha detto il falso - ha aggiunto l’assessore all’Agricoltura - non possiamo permettere che si danneggino gli onesti. Ci sono studi professionali che si sono organizzati per ottenere i finanziamenti in modo fraudolento e questo la Regione non può consentirlo».

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