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La banda bassotti

Foggia, furti in casa e cantiere: 8 condanne del gup a 26 anni di carcere

Pene oscillanti da 2 a 5 anni, nel processo abbreviato della «Banda Bassotti» a 8 foggiani (tra cui due donne) accusati a vario titolo di furto in abitazione

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FOGGIA - Otto condanne per complessivi 26 anni e 8 mesi di reclusione, con pene oscillanti da 2 a 5 anni, nel processo abbreviato «Banda Bassotti» a 8 foggiani (tra cui due donne) accusati a vario titolo di furto in abitazione; in cantiere edile; ricettazione dei mattoni trafugati nel cantiere e di buoni benzina provento di un altro furto ai danni di una pompa di benzina; evasione e calunnia. Furono arrestati dai carabinieri, che denominarono l’operazione «Banda bassotti», tra il maggio e giugno 2017 su ordinanze del gip: sono tutti liberi, gli imputati si dicono innocenti.

Vista la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato il gup Carmen Corvino ha inflitto 2 anni a Gaetano Iammarino, 54 anni; 3 anni e 4 mesi a Savino Tripputo (30 anni); 5 anni a Nicola Marasco (36); 2 anni e 8 mesi a testa ad Antonio Stallone (26) e Giuseppe Calabrese (40); 4 anni a Anna Piserchia (32); 5 anni a Anna Ameri (42); e 2 anni a Claudio Tripputo, (29). Integralmente accolte le richieste di condanna avanzate dal pm Alessandra Fini nell’udienza del 28 settembre 2017. Gli avvocati Pierluigi Favino, Carlo Alberto Mari, Michele Santino, Umberto Bulso, Maurizio D’Andrea, Luca Vinelli, Antonietta de Carlo e Mario Aiezza chiedevano assoluzioni e/o condanne al minimo della pena.

Blitz in due atti quello dei carabinieri. I primi sette foggiani furono arrestati il 26 maggio 2017 su ordinanze ai domiciliari firmate dal tribunale della libertà di Bari, e confermate poi dalla Corte di Cassazione che le rese quindi esecutive: il Tdl accolse l’appello del pm contro il «no» del gip all’arresto degli allora indiziati in quanto ritenne cessate le esigenze cautelari. Claudio Tripputo fu arrestato poi il 24 giugno 2017, quando una seconda ordinanza fu notificata anche a Marasco già coinvolto nel blitz del mese prima. Sette i capi d’imputazione contestati a vario titolo dal pm per fatti che risalgono al novembre del 2015.
L’inchiesta - come spiegarono i carabinieri nella nota stampa diffusa per il primo blitz - partì nell’ottobre 2015 dopo il furto di armi in un appartamento, i cui responsabili non sono stati peraltro individuati. Due invece i furti oggetto del processo. Il primo fu messo a segno la notte tra l’8 e il 9 novembre 2015 in cantiere edile in via Gramsci; secondo l’accusa Calabrese, Stallone e Savino Tripputo «si introdussero di notte nel cantiere e rubarono 750 mattoni e ceramiche». Di ricettazione di parte di quella refurtiva rispondono invece Claudio Tripputo e Gaetano Iammarino, anche se per quest’ultimo il gup ha riqualificato il reato in concorso in furto.

Il secondo furto vede imputati Nicola Marasco, Anna Ameri e Anna Piserchia. Il 16 novembre sempre 2015, i tre foggiani - a dire dell’accusa - si sarebbero introdotti a casa di un foggiano, rubando 1500 euro da un borsone. La Procura contesta ai tre presunti ladri anche l’aggravante dell’«abuso di prestazione d’opera, avendo la disponibilità delle chiavi dell’abitazione per effettuarvi saltuariamente le pulizie».

Collegata al furto in appartamento è la accusa di calunnia di cui rispondono le due donne - Ameri e Piserchia - ai danni del padrone di casa derubato. Dieci giorni dopo il furto fu presentata una denuncia nei confronti del derubato, accusato falsamente di aver minacciato con un cacciavite una delle imputate. A presentare la denuncia fu la Piserchia, mentre la Ameri «appoggiò preventivamente l’iniziativa criminosa della complice con cui concordò il contenuto della denuncia e fornì la disponibilità a rendere dichiarazioni a conferma della querela: così incolparono falsamente... del reato di minaccia aggravata commessa con un cacciavite, pur sapendolo estraneo al reato» recita il capo d’imputazione.
Anna Piserchia risponde anche di un episodio di ricettazione di alcuni buoni benzina, appartenenti a Guardia di Finanza e Regione, rubati la notte tra il 10 e 11 novembre 2015 presso un distributore di benzina cittadino (mai individuati i ladri). Nicola Marasco infine risponde anche di evasione dai domiciliari, commesso il 16 novembre 2015 in occasione del presunto furto commesso in abitazione: gli erano stati concessi dal giudice monocratico del Tribunale di Pescara, in seguito ad un arresto in flagranza di qualche giorno prima per un furto in Abruzzo.

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