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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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A Foggia continuano le intimidazioni

«Nessuna richiesta di estorsione»
Sette indagini in cerca d'autore

Continuano gli episodi in città, 7 in cinque mesi, ma nessuno ha ricevuto minacce

usura racket

Otto avvertimenti a 7 differenti vittime sotto forma di bombe, incendi, teste di mucca e proiettili, accomunati da due aspetti: i destinatari hanno escluso di aver ricevuto richieste estorsive, e le 7 indagini sono ancora in cerca d’autore. Da marzo ad oggi in città ci sono stati 5 attentati dinamitardi, 2 incendiari e 1 macabro messaggio sotto forma di una testa di mucca con dentro un proiettile inesploso per mitra. Se dietro queste intimidazioni in cinque mesi poi ci sia un filo unico o siano legati a motivi differenti, non è noto.
La ripresa delle bombe avvenne con un doppio «botto» a cavallo della mezzanotte del 15 marzo. In 10 minuti vigili del fuoco, carabinieri e «volanti» intervennero in due zone della città per l’esplosione di ordigni: prima in un bar sotto i portici di piazza Cavour in quel momento chiuso, con la deflagrazione che scheggiò una parte della vetrata; subito dopo in una sala scommesse di viale Luigi Pinto dov’era stata piazzata probabilmente un’altra bomba-carta che danneggiò serranda e insegna del locale (pure chiuso al momento della deflagrazione), e mandò in frantumi i finestrini di alcune auto parcheggiate nelle vicinanze e le finestre di un’abitazione sovrastante.
Due settimane più tardi, la notte di Pasquetta 2 aprile, furono i residenti della zona di viale Di Vittorio ad essere svegliati nel cuore della notte da un terzo «botto»: fu preso di mira un ristorante gestito da vent’anni da una coppia di cinesi e che era rimasto chiuso in occasione della Pasqua; la deflagrazione danneggiò serranda e arredi interni e i finestrini di alcune auto. Chi piazzò e fece esplodere le tre bombe voleva terrorizzare ma non causare ingenti danni, il che successe invece agli incendiari che la notte del 18 aprile distrussero un capannone di prodotti ortofrutticoli situato in via Sprecacenere, la strada che costeggia il cimitero: plesso dichiarato inagibile dai vigili del fuoco, distrutti deposito, celle frigorifere e 8 mezzi dell’azienda, danni pr centinaia di migliaia di euro.
Le bombe tornarono con il loro carico di paura (ma non di danni che non furono ingenti) la notte del 30 aprile in via Mameli quando fu presa di mira scuola di ballo; e il 26 luglio con un’altra bomba-carta fatta esplodere davanti ala saracinesca di una pescheria in zona Macchia gialla. E infine l’imprenditore Tullio Capobianco destinatario di un duplice avvertimento: portone bruciato a giugno, testa di mucca e proiettile venerdì.

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