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Foggia

Uccise coinquilino inflitti oltre 14 anni

Omicidio Piserchia, la tesi della legittima difesa non convince il gup

Uccise coinquilino inflitti oltre 14 anni

FOGGIA - Condannato a 14 anni e 4 mesi Donato Alberto Riccio, foggiano di 33 anni, riconosciuto colpevole di omicidio volontario per aver ucciso con 6 coltellate il coinquilino Pompeo Piserchia di 34 anni, 48 ore dopo un litigio per il posteggio dell’auto nel parcheggio condominiale. Il delitto avvenne la sera del 26 agosto 2016 nel portone dello stabile di via San Giovanni Bosco 1, al rione Candelaro, dove vivevano imputato e vittima. Piserchia colpito a volto, braccia e petto morì poco dopo l’arrivo in pronto soccorso; Riccio fu subito arrestato dalla «volante» che lo rintracciò a casa e sequestrò l’arma del delitto, un coltello che l’imputato sostiene essere della vittima. Sin dal primo momento, Riccio infatti disse d’aver agito per legittima difesa dopo che il coinquilino lo aveva aggredito prima prendendolo a pugni, quindi estraendo da un marsupio il coltello che lui riuscì a togliergli, versione che non ha convinto il giudice.

La sentenza di primo grado è stata pronunciata dal gup Domenico Zeno al termine del processo abbreviato cominciato nell’autunno 2017. Inizialmente a Riccio veniva contestato l’aggravante dei dei futili motivi «legati al diritto di parcheggio dell’auto nel cortile dove abitavano imputato e vittima». Fu poi lo stesso pm Giovanni Gallone a chiedere in requisitoria il 12 gennaio l’esclusione dell’aggravante (sostenne che l’omicidio avvenne durante un litigio, fu quindi la colluttazione la mossa che armò la mano dell’imputato e non il litigio di 48 ore prima per il posto auto condominiale) e la condanna a 20 anni per omicidio volontario e porto illegale di coltello.

L’avvocato Michele Sodrio (a parte pubblichiamo il suo commento alla sentenza ndr) al termine dell’arringa nell’udienza del 19 gennaio sollecitò l’assoluzione di Riccio, sostenendo che avesse agito per legittima difesa dopo aver disarmato Piserchia; in subordine la difesa chiese il minimo della pena con esclusione della recidiva e la concessione delle attenuanti generiche e della provocazione. Il gup Zeno ha concesso a Riccio le «generiche» equivalenti alla recidiva, escluso la sussistenza della provocazione, ridotto di un terzo le pena per la scelta del rito, arrivando alla condanna a 14 anni e 4 mesi per omicidio e porto illegale di coltello.

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