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Galatina, l’ombelico del Salento e della pace

Galatina, l’ombelico del Salento e della pace

Galatina, l’ombelico del Salento e della pace

 
Enrica Simonetti

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Enrica Simonetti

Galatina, l’ombelico del Salento e della pace

Venerdì 17 Aprile 2026, 20:25

Blu, blu, blu: non è mare, ma cielo, fatto di purissima arte. Siamo attoniti e restiamo immobili, naso all’insù, sotto le volte di una delle più belle chiese del Salento, la Basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina.

Il cielo non è reale ma sembra quasi stellato e per un attimo viene da pensare che qualcuno possa aver scoperchiato il duomo, mostrando un’immensità emozionante.

Ma in realtà è solo la grande bellezza del luogo a creare sensazioni immaginifiche: è l’impatto cromatico con gli affreschi, è l’insieme delle tante aureole, teste e decine di figure di Evangelisti e Dottori della Chiesa, tutti dipinti in ordinatissime file sopra e accanto a noi.

Giustamente, questa chiesa è stata ribattezzata la «Basilica di S. Francesco d'Assisi in Puglia», anzi, lo stesso Vittorio Sgarbi quando la visitò nel 2014, la definì seconda solo ad Assisi. E non è un’iperbole: chi conosce gli incantevoli affreschi di Giotto della Basilica di Assisi, ha subito chiaro che questo ciclo salentino è di altissimo livello.

Sulle pareti, le scene del Nuovo e Vecchio Testamento; e poi l’epopea francescana, la vita di S. Antonio da Padova e mille altre scene sacre. C’è da perdersi tra le immagini di questa Basilica, realizzata tra il 1383 e il 1391 da Raimondo Orsini del Balzo, un gioiello azzurro che sorge al centro della penisola salentina, in quella Galatina che il Galateo chiamava «ombelico del Salento».

E infatti siamo a venti chilometri a Sud di Lecce e a poca distanza dallo Ionio e dall'Adriatico, in un centro storico forse di origine greca (e anche la Basilica sorge sui resti di una preesistente chiesa bizantina di rito greco del IX-X secolo). Galatina è una vera città d'arte e non soltanto per la denominazione ottenuta dalla Regione Puglia nel 2004 ma proprio per la rigogliosa presenza di autentiche bellezze, con palazzi, stemmi, archi, chiese e ogni altra rarità. I golosi non potranno fare a meno del pasticciotto più buono del mondo (pare che sia proprio nato qui!) e quel profumo inonda a volte i vicoli.
Ma lasciatevi condurre anche dalla luce, che a Galatina è di nome e di fatto: eccoci a Porta Luce e al vicino Santuario della Madonna della Luce; e poi la Porta Cappuccini, da dove emerge il vicoletto utilizzato dai frati per raggiungere il Monte di Pietà o la Porta Nuova, con la statua di San Pietro.

Chissà perché uscendo, inebriati di splendore, da questo centro storico ricchissimo, il pensiero vola alla bellezza negata e distrutta dei tanti luoghi del mondo in cui infuriano le guerre: quanta arte in questo momento è minacciata? Quanto erano belle un tempo le città del Medioriente ora infiammate di bombe e missili? Quanta arte e quante chiese ucraine non esistono più? Quanta archeologia siriana, quante culle della civiltà sono ormai calpestate da eserciti, mine e distruzioni?

Sì, nella quiete di Galatina siamo lontani da laggiù, ma tanto splendore ci ricollega ai luoghi in cui l’arte non si può più preservare né vivere.

È per questo che serve coltivare il bello, l’infinito, il grande patrimonio del nostro universo. I tanti studiosi che scrivono pagine e approfondiscono le storie degli artisti e del loro lavoro non fanno che combattere in modo opposto e pacifico l’orrore umano, triste e pesante, in cui siamo finiti.

Il pensiero ci rabbuia. Abbiamo bisogno di aria, di una preghiera, anche laica, nella natura: poco lontano da Galatina, nel Parco della Poesia, ci avvolge il silenzio. E l’itinerario ad anello da Sogliano Cavour è una bella camminata di minimo 9 chilometri (per indicazioni consultare www.komoot.com), tutta da godere, tra pini, sentieri e anche versi di poeti famosi. Ed è un tour nella pace, quella che tutti avrebbero diritto a vivere.

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