Occhi sgranati di daini ci guardano: vivono liberi nel bosco e il loro mondo ci sembra silenzioso e ovattato, salvo quando emettono qualche flebile verso o scontrano i loro palchi (le corna, per intenderci!) contro un tronco d’albero. Dove siamo? In un bosco che meriterebbe di essere più conosciuto: è Bosco Verrutoli, in Basilicata. Qui, c’è un’area protetta per i daini e la possibilità di esplorare uno spazio verde che di questi tempi è pieno di meraviglie. L'area, votata anche tra i luoghi del cuore Fai, può essere il punto di partenza per arrivare a Irsina, un borgo altrettanto incantato: a piedi, dieci chilometri senza alcuna difficoltà, per chi ami il turismo lento.
E questa lentezza è di casa e Irsina, provincia di Matera, considerato il paese più antico della Basilicata. Oggi, solo poco più di 4mila abitanti, perché da questi luoghi si sa è in corso la fuga. Ma il turismo può fare molto, moltissimo: perché invece ci accalchiamo tutti nei soliti posti? Perché anche noi, che dalla Puglia siamo vicinissimi, non esploriamo gita per gita una regione come la Lucania?
Camminiamo e dai daini passiamo ad un percorso tra campi, verde e tanta terra. Tutto tace, qualche volo di uccello e quel «nulla di che», dal quale invece si respira il tutto. Eccoci tra le piante selvatiche e gli arbusti scossi dal vento, eccoci tra i papaveri e una distesa di fiori giallo-primavera molto diversi dai soliti. Da lontano appare il borgo: pietra ovunque, le case raccolte quasi a cerchio su un colle roccioso.
Prime sorprese. La pietra a merletto tra gli archi della chiesa madre, il campanile che a sua volta sembra una fortezza. Tutto sale verso l'alto, a toccare un cielo azzurro che ora è su di noi, pieno di luce nonostante qualche nuvola in arrivo. Sì, è irsa, Irsina, toponimo che probabilmente deriva dagli Irtini, il popolo che per primo abitò il Monte Irsi, la collina di fronte all’attuale città, o forse tutto viene da Hirsum, che è il luogo in cui sorgeva un tempio in onore di Santa Maria dell’Hirso. Eppure, un tempo questo borgo si chiamava Montepeloso e tale è stato dal Medioevo fino al 1895. Terra ricca, fertile, anche di storia: piena di segreti archeologici e di gallerie sotterranee dette «bottini». E un vero bottino - nel senso di patrimonio - è la ricchezza artistica della città: nel piccolo centro storico, sono concentrati affreschi e sculture di grande rilevanza. Tutti citano la bellissima statua di S. Eufemia che si trova nella cattedrale. Che meraviglia! È in pietra vicentina e si pensava che fosse opera di Pietro Lombardo, finché la storica dell'arte Clara Gelao non la studiò a lungo, definendo l'attribuzione al Mantegna nel 1996 (fu d’accordo anche Vittorio Sgarbi). Come sarà arrivato qui lo scultore notissimo Andrea Mantegna? La donazione giunse in Basilicata da Padova nel 1454 grazie a un religioso originario di Irsina, Roberto de Mabilia, presbitero della chiesa di San Daniele.
La statua ha uno sguardo capace di ammaliare e lo stesso potere hanno gli affreschi nella cripta di San Francesco, trecenteschi, tondi, ovali, con un ciclo in stile giottesco della vita di Cristo che ha una potenza smisurata. Ottimo il recente restauro, da non perdere. E poi, ancora: un giro tra le case-grotta che ricordano Matera. Tra l’altro, anche Irsina come la città dei Sassi era Terra d'Otranto, mentre oggi oltre alla gente del posto orgogliosa della sua terra, il paese è diventato il rifugio di famiglie straniere, di chi ogni tanto acquista una casa, un podere. Proseguendo la vita di una comunità vivissima, capace di perpetrare una storia antica, anche nei riti e nelle tradizioni. Tanto che se capitate qui per la festa della Madonna della Pietà, il 18 maggio, vedrete qualcosa di stupefacente: le Torri Umane, con gruppi di ragazzi che si dispongono in cerchio e salgono uno sull’altro, formando appunto irse sommità e danzando al ritmo di antiche canzoni. Li chiamano i pizz’ cantò e alla festa sono legati canti che richiamano anche metafore cariche di satira politica, dato che si allude a chi sta sotto e chi sta sopra. Ma da quassù, da questa Irsina d’incanto, tutto ha a che fare con lo stare in alto, col guardare verso l’alto. E, citando Quasimodo, «ogni pausa è cielo in cui mi perdo».
Irsina, tra arte e daini la gita delle sorprese
Giovedì 02 Aprile 2026, 16:52
Biografia:
Racconti di viaggio, storie e strade: consigli per anime curiose.
Enrica Simonetti
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