Domenica 01 Febbraio 2026 | 13:39

Olimpiadi Milano-Cortina, un’occasione importante per l’immagine dell’Italia

Olimpiadi Milano-Cortina, un’occasione importante per l’immagine dell’Italia

 
Francesco Giorgino

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Francesco Giorgino

Olimpiadi Milano-Cortina, un’occasione importante per l’immagine dell’Italia

Per l’Italia è una grande occasione di visibilità internazionale. Un’occasione utile ad accrescere il prestigio di cui il nostro Paese gode

Domenica 01 Febbraio 2026, 12:00

Mancano cinque giorni alla partenza ufficiale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. L’inaugurazione avverrà allo stadio San Siro venerdì 6 febbraio, ma in realtà sarà un evento diffuso. Non coinvolgerà, infatti, solo il tempio del calcio milanese e la nota località turistica delle Dolomiti, ma anche altre città che faranno da cornice alle moltissime gare in programma.

Già domani, lunedì 2, il capoluogo lombardo ospiterà il presidente della Repubblica Mattarella per l’inaugurazione della sessione numero 145 del Comitato Olimpico Internazionale, i cui membri egli incontrerà nel pomeriggio a Palazzo Marino, per la tradizionale cerimonia di benvenuto. La macchina organizzativa è in funzione da tempo e ha la firma di un grande esperto come Giovanni Malagò, presidente del Comitato. Ceo è il manager Andrea Varnier. La Rai è in prima linea per garantire al Paese un racconto ampio, completo, coinvolgente. Sono 250 ore le ore di diretta. Due canali pronti ad accogliere le immagini e poi i programmi per l’approfondimento e l’analisi delle gare. Rai 2 si trasformerà nei prossimi giorni in rete olimpica. Sono 16 le discipline che vedono impegnati gli atleti azzurri. La cerimonia inaugurale, però, andrà in onda su Rai 1. Giustamente l’Ad della Rai Giampaolo Rossi ha ricordato che pochi broadcaster possono ambire a tanto, soprattutto perché tutti gli sport vengono raccontati dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo multimediale, a differenza dei suoi competitor che puntano solo a quelli di maggiore successo presso il pubblico.

Per l’Italia è una grande occasione di visibilità internazionale. Un’occasione utile ad accrescere il prestigio di cui il nostro Paese gode, grazie alla credibilità della premier Giorgia Meloni e grazie ad una tradizione sportiva consolidata nel corso dei decenni. Al di là di alcune polemiche innescate da chi sembra essere interessato solo a segnalare il ritardo nella consegna di alcuni cantieri (che tuttavia non avranno alcun effetto sul regolare svolgimento delle diverse competizioni) Milano-Cortina 2026 sarà l’occasione per dimostrare che gli italiani sono bravi a coniugare tradizione e innovazione. Il che significa considerare certamente l’impegno notevole in materia di organizzazione, sicurezza e intelligence (la questione ICE è un aspetto molto limitato, nonostante abbia acquisito uno spazio rilevante nel discorso pubblico per le logiche proprie della notiziabilità), ma anche valorizzare un’idea di sostenibilità fondata su equilibrio e visione. La sostenibilità ha senso, infatti, se riesce a coniugare la componente ambientale e di rispetto dei singoli territori, con quella economica e quella sociale. Ragionamento che vale anche per le Olimpiadi.

A proposito degli aspetti economici, è importante considerare il peso delle ricadute di questo appuntamento internazionale su occupazione, infrastrutture, mobilità, turismo, eccetera del nostro Paese. Secondo l’università Ca Foscari di Venezia le Olimpiadi di Milano-Cortina creeranno circa 36 mila posti di lavoro specie nell’area della Lombardia e in quella più vasta delle Dolomiti. Sono 98 le grandi opere, 47 gli impianti sportivi, 51 le infrastrutture. Stiamo parlando di un investimento di quasi 3 miliardi e mezzo, ma i costi complessivi salgono e si aggirano intorni ai 5 miliardi e mezzo. Ovviamente, per la valutazione dell’impatto economico finale occorrerà attendere nel breve termine la conclusione di questo evento sportivo e mediatico, e nel medio e lungo termine le conseguenze che si produrranno sia nella dimensione tangibile, sia in quella intangibile. La misurazione del «valore» ha sempre coinciso con queste due direttrici di marcia. È un concetto che rileva sia nel privato, sia nel pubblico.

Chi scrive è un cultore della multidimensionalità dello sport, settore al quale si riconosce la capacità di innescare pratiche virtuose in molti ambiti, contemporaneamente. Esiste la dimensione valoriale dello sport, considerato veicolo di valori importanti come quello dell’identità nazionale, della coesione sociale, dell’orgoglio nazionale. Esiste la dimensione relazionale e pedagogica, visto che lo sport contribuisce al contrasto della prospettiva individualistica, frutto del primato del soggetto sulla persona e al rispetto dell’avversario, come dimostra per esempio l’attenzione crescente riservata al fair play. Esiste le dimensioni sanitaria, che colloca lo sport, unitamente alla corretta alimentazione, nell’alveo delle leve più significative per l’attuazione e la promozione di programmi di prevenzione delle malattie più diffuse. Esiste la dimensione «politica», che fa perno sulla capacità di avvicinare Paesi diversi e distanti per cultura e modelli di democrazia in nome delle regole dello sport, valorizzando le diversità.

Il Ministro Abodi, che si dice sicuro del fatto che le Olimpiadi Milano-Cortina andranno bene, ha fatto realizzare un rapporto sullo stato dell’arte dello sport nel nostro Paese. Rapporto curato dall’Istituto per il Credito sportivo e Culturale e da Sport e Salute e giunto alla sua terza edizione. La sua pubblicazione è di tre giorni fa. Emerge un quadro sistematico e aggiornato del contributo dato (o che può dare) dallo sport al Paese, grazie all’analisi del valore economico complessivo, della domanda di pratica sportiva, dello stato delle infrastrutture e dell’impatto sociale degli investimenti. I dati del Rapporto certificano che il settore sportivo genera 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL (in crescita rispetto all’anno precedente), con l’impiego nel mondo del lavoro di 421mila persone. Numeri che raccontano un ambito sociale e produttivo in piena espansione, trainato com’è dai servizi e da una filiera sempre più internazionale: l’export di beni sportivi, per esempio, vola nel 2025 a 4,7 miliardi di euro con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento.

Ci sono dati interessanti anche per quanto riguarda la quotidianità. Sono 38 milioni gli italiani attivi. Due italiani su tre inseriscono nella propria agenda settimanale l’appuntamento con lo sport o con l’attività fisica. Rispetto al 2023, sono un milione i nostri connazionali che hanno abbandonato uno stile di vita sedentario per fare finalmente attività sportiva. Cresce, in particolare, la quota di chi pratica sport in maniera continuativa: è, infatti, il 28,6% della popolazione. Dato pari a 16,4 milioni di persone, con incrementi significativi tra bambini e over 65.

Ad accogliere questa domanda crescente di sport, è un’offerta di oltre 78mila impianti e 114mila spazi sportivi, come emerge dal Censimento nazionale dell’Impiantistica Sportiva. Il 70% degli impianti è di proprietà pubblica, con i Comuni protagonisti assoluti. Sotto questo versante ci sono luci ed ombre, tuttavia, poiché oltre il 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta.

È un patrimonio, dunque, che richiede interventi urgenti. Interventi di riqualificazione e di rigenerazione. Una priorità per tutti, considerando anche l’impatto sociale. Ogni euro investito si trasforma in più di otto euro di benefici per la comunità, proprio in ragione del fatto che lo sport si conferma essere leva di coesione, di inclusione, di salute. Non solo. Lo sport può essere anche un antidoto importante alla violenza giovanile, all’assenza di riferimenti valoriali, alla mancanza di quelle mappe concettuali capaci di orientare il comportamento individuale e collettivo.

L’affermazione del valore dello sport nella società italiana è la conseguenza di una scelta politica netta fatta in conformità a quanto previsto nel comma 7 dell’articolo 33 della nostra Costituzione. Abodi è convinto che le politiche pubbliche dedicate allo sport, considerato dal governo non più ormai un settore accessorio, siano parte integrante, qualificato e quotidiano dell’impegno dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni in favore dei soggetti in età evolutiva e della società tutta. Non dimentichiamoci che agli inizi del suo percorso istituzionale la Meloni è stata Ministro delle politiche giovanili.

Stiamo parlando di un impegno finalizzato al miglioramento della qualità della vita e del benessere delle persone e delle comunità tutte, con un focus specifico sulle nuove generazioni. Si può parlare senza dubbio di «modello Italia». E le Olimpiadi sono l’occasione per dimostrarlo al mondo intero. Che lo spettacolo cominci. Che lo sport trionfi. E che i suoi valori siano lievito per una società migliore. A livello nazionale e internazionale.

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