Sabato 07 Marzo 2026 | 06:16

In Iran, ma non solo in Iran le donne combattano per «respirare» liberamente

In Iran, ma non solo in Iran le donne combattano per «respirare» liberamente

In Iran, ma non solo in Iran le donne combattano per «respirare» liberamente

 
Pegah Moshir Pour

Reporter:

Pegah Moshir Pour

«L’alto sacrificio dei giovani in Iran contro i padri e al fianco delle donne»

L’8 marzo? Se continuiamo a sottolineare questa giornata vuol dire che il traguardo della parità è ancora lontano e non solo in Iran o nel Sud del mondo

Mercoledì 08 Marzo 2023, 12:00

«Non respiro. Non respiro». Lo disse 20 volte George Floyd prima di morire soffocato da un poliziotto a Minneapolis. Ecco perché mi ha devastato il video di una bambina di circa 8 anni - avevo più o meno la sua età quando lasciai l’Iran -. È una delle piccole alunne delle scuole femminili dove volutamente vengono rilasciati gas che attaccano le prime vie respiratorie, perché il regime iraniano non vuole che le donne studino e non vuole nemmeno che le donne vivano.

«Non riesco a respirare» dice la bambina e con dolore avverto quanto la storia si ripeta e comprendo ancora di più quanto l’istruzione sia l’arma più potente nelle mani delle donne. E non parlo solo dell’Iran, parlo di tutto il mondo. L’8 marzo? Se continuiamo a sottolineare questa giornata vuol dire che il traguardo della parità è ancora lontano e non solo in Iran o nel Sud del mondo. Ad ogni livello non c’è parità, ad esempio salariale, ad esempio per l’accesso alle politica.

Gli stereotipi sono a monte, quando si forma la coscienza femminilie. Sono quei genitori che dicono «non sei capace» a determinare donne che si sentiranno fragili per tutta la vita, che avranno sempre paura fino ad accettare che (per amore?) un uomo arrivi perfino ad ucciderle. Cosa è cambiato dalla preistoria quando le donne riassettavano le caverne e gli uomini uscivano a caccia per procurare cibo alla famiglia? «Non sei capace». Lo dicono sempre alle ragazze che progettino di studiare materie scientifiche, tecnologia, ingegneria, matematica. Dicono «ma il cervello femminile non è portato per i numeri». In Iran invece, le donne sanno che quella è la strada, che l’istruzione scientifica è la loro forza e la loro arma. Il mio Paese è governato dal regime da 44 anni. Il 97% delle donne è alfabetizzato, il 70% è laureato. E l’Ingegneria è la Facoltà più convintamente scelta dalle donne anche per la possibilità di avere una borsa di studio e scappare via.

In Iran la scuola superiore dura quattro anni, poi ce n’è un quinto al quale si accede solo per punteggio: le donne erano talmente più brave degli uomini che è stato necessario fissare delle «quote azzurre» per consentire anche a una certa percentuale maschile di accedere al quinto anno. Capite dunque perché il regime diffonda il gas nelle scuole femminili. Ma ancora una volta voglio credere e rilanciare lo slogan coniato dalle guerrigliere della resistenza curda alla fine del XX secolo: «Donna Vita Libertà». Combattiamo per la libertà ma anche per la vita. Combattiamo per poter «respirare» liberamente.

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