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La riflessione

La Cina «rossa» sa bene che gli Usa non rinunceranno a Taiwan

Taiwan

Ogni abitante di Formosa è consapevole del pericolo che corre divenendo una provincia cinese

06 Agosto 2022

Luigi Ferlicchia

È di questi giorni la complicata e perniciosa vicenda legata alle dinamiche di politica internazionale riguardante l’isola di Formosa (Taiwan), con una confusione che non contribuisce a rendere chiari i termini della situazione.

Bisogna necessariamente risalire alla Seconda Guerra Mondiale nella quale la Cina, alleata degli Stati Uniti, conduceva una guerra di difesa nei confronti del Giappone. La Cina era all’epoca guidata dal generale Chiang Kai- shek, il quale all’interno aveva un avversario nella persona di Mao Tse-tung, che con i comunisti decise nello stesso modo di combattere contro i Giapponesi al fine di salvare la Cina come unità nazionale. In questo ambito gli USA sconfissero il Giappone ed ebbero una prevalenza politica nei confronti della Cina, la quale rimase guidata da Chiang Kai-shek e con i comunisti di Mao che erano sempre protesi nell’alternativa verso la Cina nazionalista. Nel tempo, ovvero nel 1949, i comunisti di Mao, dopo la famosa lunga marcia, sconfissero il generale Chiang Kai-shek, il quale nell’arretramento del fronte di guerra civile si rifugiò nell’isola di formosa, divenendo questa una frontiera nazionale che si contrapponeva all’ormai totalizzante conquista della Cina continentale da parte di Mao.

All’indomani del ’49 il quadro cinese vedeva Formosa quale rappresentante della Cina nazionalista con la presenza nel Comitato di sicurezza dell’ONU e con la Cina di Mao continentale che vantava una totalità di rappresentanza. La questio si trascinò per molti anni fino al 1972, allorquando il presidente USA Nixon, recandosi in visita ufficiale presso la Cina di Mao riconosceva la titolarità giuridica della Cina continentale.

Chiang Kai-shek era deceduto da qualche anno, ma gli USA proclamarono la propria copertura a favore di Formosa garantendo stabilità e legittimità alla nuova situazione internazionale verificatasi. In sostanza gli USA mentre riconoscevano la titolarità unica della Cina di Mao, ritennero di dar vita sostanzialmente ad una nuova unità statale, l’isola di Formosa, che ha goduto sino ad oggi di grandi coperture e solidarietà di tipo economico e giuridico nell’economia mondiale. Gli USA ritennero in quella fase che riconoscendo il diritto di presenza e di veto nel comitato di sicurezza dell’Onu, della Cina di Mao, la questio nel tempo si sarebbe dipanata ed alleggerita in tutte le valutazioni. Dopo la morte di Mao, nel 1976, sembrò con l’avvento di Deng Xiaoping che la Cina avrebbe avuto uno sviluppo di grande intesa con gli USA, dal momento che per la prima volta uno stato comunista riconosceva il diritto di proprietà ai propri concittadini e come tale veniva avviato un nuovo precesso di dinamica socio- economica che portava la Cina su nuove frontiere.

Ma dopo la morte di Deng Xiaoping vi è stato in Cina un rigurgito di logica del partito unico comunista, che in termini assoluti ha gestito ogni nuova fase, bloccando la dinamica del pluralismo e di ogni anelito di democrazia nel proprio ambito. Di qui una sorda e dogmatica differenziazione rispetto alle società occidentali. In sostanza in Cina pur esistendo il diritto alla proprietà e alla concorrenza economico sociale, veniva mantenuta la logica del partito unico oltre il quale niente veniva riconosciuto.
Anzi è sembrato nel tempo che il modulo di crescita e sviluppo cinese potesse avere una prevalenza, ma negli ultimi dieci anni l’economia mondiale occidentale ha ripreso il sopravvento e quindi le cose si sono complicate. Di qui la nuova invadenza ed iniziativa che sta caratterizzando ogni azione della Cina. Sono passati 63 anni da quando si è costituita l’isola di Formosa quale entità statale con i suoi 23 milioni di abitanti e con una economia che è primaria in tutto il mondo per cui non è facile accettare l’imprimatur della Cina comunista. In questo senso poco rassicuranti gli esempi Hong Kong e del Tibet, nei quali la Cina ottenuto l’assenso all’espansioni in quelle terre ha pian piano imposto il proprio regime autoritario e comunista.

Per cui ogni abitante di Formosa è ben consapevole del pericolo che corre divenendo una provincia cinese. Tutto questo serve a capire il perché in una situazione odierna difficile e complicata, ogni decisione deve essere ponderata con equilibrio e consapevolezza di ciò che è in ballo. È difficile fare previsioni per il futuro, ma una cosa è certa gli USA non abbandoneranno Formosa e di converso la Cina comunista deve tener conto di tutto questo prima di ogni azione. Ai posteri l’ardua sentenza.

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