Venerdì 30 Settembre 2022 | 18:26

In Puglia e Basilicata

L'ANALISI

Riscaldamento tombale la via d’uscita è ridurre i gas-serra

Riscaldamento tombale la via d’uscita è ridurre i gas-serra

Il dramma climatico della Marmolada

Il disastro  che si è verificato sulla  Marmolada  rappresenta inequivocabilmente uno degli effetti legati ai cambiamenti climatici in atto

05 Luglio 2022

Domenico Capolongo*

Il disastro  che si è verificato sulla  Marmolada  rappresenta inequivocabilmente uno degli effetti legati ai cambiamenti climatici in atto. L’aumento delle temperature globali e gli accentuati contrasti stagionali di temperatura stanno accelerando in modo importante la fusione dei ghiacci sul pianeta. Questo evento è un’ulteriore conferma dell’impatto rilevante e particolarmente pronunciato del cambiamento climatico nelle zone alpine. Il Mediterraneo in generale è definito come un «hot spot» climatico e cioè una zona, dove gli impatti dovuti al cambiamento climatico si manifestano in maniera più importante e significativa. Infatti, il riscaldamento globale si sta manifestando, proprio in queste zone, con una intensità superiore alla media dell’intero globo determinando cambiamenti repentini del territorio e interessando i delicati equilibri che sono una caratteristica distintiva di tali zone. Da un punto di vista geomorfologico  sulla Marmolada si è distaccato un  seracco ovvero un blocco di ghiaccio di grande taglia formatosi in seguito alla fratturazione di un corpo glaciale, con conseguente crollo improvviso e formazione di colate di ghiaccio e detrito che si sono mosse lungo i pendii con grande energia e velocità (centinaia di chilometri orari).
Le alte temperature favoriscono questi fenomeni che sono, d’altronde, difficilmente prevedibili poiché legati a diversi fattori. Quel che è certo, però, è che le alte temperature favoriscono la fusione del ghiaccio generando flussi d’acqua che entrano nelle fratture fino a raggiungere la base del ghiacciaio, determinando così una diminuzione di resistenza e favorendo lo scivolamento delle masse di ghiaccio sotto l’azione della gravità. I dati strumentali, fotografici e satellitari ci mostrano che le velocità di fusione sia delle calotte glaciali sia dei ghiacciai alpini hanno toccato i valori massimi degli ultimi cento anni.

Negli ultimi 4 anni ad esempio abbiamo assistito a eventi climatici estremi che sono stati record assoluti come ad esempio il record di temperature in nord Europa nel 2019, il record di fusione di ghiaccio in Groenlandia nel 2020 il numero di uragani atlantici nel 2020, il numero di incendi e siccità in Australia nel 2019 e 2020. Il nostro Paese non è immune da tali record. Abbiamo assistito di recente a eventi climatici estremi come la tempesta Vaia nel 2018 che ha interessato il nord-est italiano (in particolare l'area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Venete) con venti che soffiando tra i 100 e i 200 km/h per diverse ore, hanno provocato la distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine di conifere; o ancora i 187 centimetri dell’acqua alta a Venezia nel 2019 picco più alto dopo l’alluvione del 1966. Sempre nel 2019 il repentino collasso del ghiacciaio di Planpincieux sul versante italiano del Monte Bianco mostra come il ritiro dei fronti glaciali, la riduzione della massa di ghiaccio per intensa fusione e la destabilizzazione di interi apparati glaciali sono fenomeni oggi che stanno aumentando in magnitudo (coinvolgono sempre volumi più importanti) e frequenza, così come le ondate di calore stesse. Queste ultime hanno effetti, non solo sulle coperture glaciali, ma anche sono responsabili dei periodi secchi e siccitosi che stanno interessando anche i nostri territori e che aumentano anch’essi in intensità e frequenza con effetti diretti anche sulla salute delle persone.
Gli scenari futuri presentati nei rapporti dell’«Ipcc», il gruppo intergovernativo di scienziati col compito di studiare il cambiamento climatico e gli effetti del riscaldamento globale, mostrano come la temperatura media del globo continuerà ad aumentare e di conseguenza aumenteranno gli eventi estremi quali ondate di calore, frane, alluvioni, incendi boschivi siccità e non ultimo l’innalzamento del livello del mare. Al fine di mitigare questi effetti è necessario contenere l’aumento di temperatura al 2100 entro 1.5 centigradi.

La principale strategia di mitigazione consiste nella riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera attuando nel più breve tempo possibile strategie di sviluppo sostenibile e «green». Inoltre poiché il «treno in corsa» del cambiamento climatico non potrà essere fermato «istantaneamente» è necessario mettere in pratica strategie di «adattamento» agli effetti di tale cambiamento e che sono sotto gli occhi di tutti e che continueranno a susseguirsi nei prossimi anni. In particolare è di vitale importanza valutare i rischi che l’impatto di tali eventi estremi hanno sulle comunità, sulle vite umane, sul tessuto economico e sociale e nello stesso tempo far in modo che la percezione e la consapevolezza di tali rischi sia veicolata nella società civile a tutti i livelli.

*Professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia - Università di Bari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725