Giovedì 18 Agosto 2022 | 07:33

In Puglia e Basilicata

L'editoriale

Reddito di cittadinanza fra necessità e abusi, ma il lavoro al Sud non esiste

reddito di cittadinanza

Il livello medio nazionale del reddito di cittadinanza è di 585,99 euro. A un lavapiatti o a un cameriere sono stati mai offerti 585,99 euro più uno al mese?

01 Luglio 2022

Lino Patruno

Non trovano manodopera e reclutano i bambini. Ristoranti chiudono per mancanza di personale. La prima notizia arriva dal Quebec, Canada. La seconda dalla Spagna, poi dalla Francia poi finanche dalla Germania. Come mai, visto che il reddito di cittadinanza esiste solo in Italia? Perché da noi si fa presto a fare polemiche invece di trovare soluzioni. Specie quando si può mettere sotto accusa il Sud, dove il reddito di cittadinanza è (ovviamente) più diffuso essendo meno diffuso ogni altro tipo di reddito. Sì, ma le truffe, i falsi poveri che lo prendono, i mafiosi (in Puglia frodi per 17 milioni nell’ultimo anno e mezzo). Insopportabile, vero, nel Paese in cui un controllo è più raro di un acquazzone quest’estate. E in cui l’illegalità di massa è più di massa della fuga al mare sotto i colpi di Caronte.

Ma anche nel momento in cui la «Great Resignation», le dimissioni in massa dal lavoro, spirano su tutto il mondo come onda lunga del Covid.

Il livello medio nazionale del reddito di cittadinanza è di 585,99 euro. A un lavapiatti o a un cameriere sono stati mai offerti 585,99 euro più uno al mese? E a condizioni tali che non facciano dire a Francesca, napoletana: «Per un posto da commessa mi hanno proposto 280 euro al mese con dieci ore giornaliere». Mentre diversi Stati e città americani chiedono che negli annunci di lavoro sia sempre indicato lo stipendio offerto. Mentre l’Italia è ultima in Europa per questi stipendi crescendo solo precari, part-time e tirocini chiamati contratti. E la Puglia è ultima in Italia per stipendi e terza per cessazione volontaria di rapporti di lavoro. E mentre contro la fuga dal posto fisso pur nella regione del «Quo vado?» di Checco Zalone, lo stesso presidente di Confindustria, Fontana, dice che precariato e sommerso vanno contro l’interesse dell’azienda. Perché il dipendente scontento se ne va da un’altra parte. Mentre si vive con l’inflazione al 7 per cento.

In parte è vero, ti tieni il reddito di cittadinanza e accetti solo lavori in nero, così incrementi senza perderlo. In parte è vero, i mitici lavori offerti sono stati meno degli orsi polari in Africa. E anche per quelli ci sono stati più rifiuti spesso arbitrari che accettazioni. Ma mai questi lavori avrebbero cambiato una vita, conferma della illusione (menzogna?) di una misura che prometteva di creare lavoro che non c’è. Cosicché questo reddito è il parafulmini ideale per troppi attori in commedia. In un Paese che fa tante storie per varare un reddito minimo che c’è ovunque in Europa. In cui le imprese chiedono di ridurre il cuneo fiscale, le tasse sul lavoro (giusto, sia pure a spese delle tasse di tutti i cittadini) ma pare senza alcuna garanzia su salari poi adeguati. Mentre imperversa il cosiddetto <«lavoro povero».

Ormai dal Sud penalizzato da anni di iniquità si fugge al Nord ma sempre più all’estero. E si cerca un’autonomia sempre difficile ma spesso inevitabile. Intraprenditori, intraprendenti imprenditori di se stessi. Aiutati dalle potenzialità delle nuove tecnologie. E poi, questo mondo è cambiato. Si dice che sia un altro effetto collaterale della pandemia, che tanta vita ha precluso. Ma ormai si vuole il lavoro e il dopolavoro, il tempo per vivere e non solo sopravvivere. Diverso equilibrio. Con una flessibilità che prima era subita e ora più ricercata. Sono i giovani leoni della «Yolo Economy», quelli dell’immaginifica «Lavorate voi, noi non abbiamo tempo». «Yolo» acronimo di «You Only Live at Once», si vive una sola volta. Tendenza soprattutto fra i Millenials e la Generazione Z, i nati oltre il Duemila. Dei quali si dice su Tik-Tok, il loro social preferito: «I ragazzi non hanno paura della fatica, ma dello sfruttamento».

E però, spara sul reddito di cittadinanza. Mentre gli ultimi dati Istat parlano di 5,6 milioni di poveri in Italia. Con un altro milione che rischia di cadere nell’indigenza, quasi il doppio al Sud rispetto al Centro Nord. Cui quel reddito ha dato più di una mano quando l’Italia è stata paralizzata da un’unica zona rossa. Ma con gli abusi che fanno più notizia della necessità. E con una assistenza che è la forzata alternativa a insufficienti condizioni per lo sviluppo. Dicono niente i Lep, Livelli essenziali di servizi, non ancora calcolati per il Sud dal 2001? E con lo Stato che ha continuato consapevole in tutto questo tempo a violare la sua stessa Costituzione.

Intanto incontri un conoscente. Sai mia figlia è da poco partita per la Francia, in un ristorante le danno tre volte quanto le volevano dare qui. Cosa doveva fare, non andare?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725