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Quei comizi in televisione, una deriva pericolosa della «sudditanza politica»

Quei comizi in televisione, una deriva pericolosa della «sudditanza politica»

Partita complessa, quella italiana su questo terreno. La forza di penetrazione culturale e politica russa è un dato di fatto storico e presente nella realtà odierna

03 Maggio 2022

Guido Gentili

«La macchina propagandistica del Cremlino non può avvelenare le menti degli europei». Ecco, questo è il punto di non ritorno. Lo ha indicato un post del Partito Popolare, cioè la maggiore forza politica del Parlamento europeo (nonostante Silvio Berlusconi ne sia storico ed ascoltato rappresentante) riguardo l’intervento del ministro degli Esteri russo Lavrov in una trasmissione di Rete4 (gruppo Mediaset che fa capo alla famiglia Berlusconi).

Già, perché il primo maggio al numero uno della diplomazia di Mosca, interprete fedele delle direttive di Putin, una tv italiana (praticamente in parallelo con un’altra trasmissione della rete La7 che ha mandato in onda il pensiero del giornalista russo Soloyov, altro fedelissimo di Putin) ha consentito – senza un efficace contraddittorio - di declamare alcune «verità» alternative. Tipo quella del «sangue ebreo» che accomuna il presidente ucraino Zelensky a Hitler.

Ora, basterebbe questo per liquidare la questione lasciandola agli incidenti diplomatici gravi (come quello sollevato da Israele nei confronti di Mosca) e agli approfondimenti degli storici nel solco della riscrittura della realtà sul modello dei Protocolli dei Savi di Sion, «il fondamento della letteratura antisemita moderna creato nella Russia zarista», come ha notato dalla Comunità Ebraica di Roma.

Invece no, non è sufficiente. Perché la guerra in Ucraina, che la Russia ha deciso di invadere, aggredendo un paese libero e indipendente, è in corso in Europa. Perché si accumulano le prove delle stragi di civili per mano delle truppe russe. Perché sono inaccettabili le parole minacciose di chi impartisce lezioni di verità e correttezza dal ponte di comando di una grande potenza militare, la Russia, che chiude la bocca, arresta (e uccide) giornalisti e scrittori colpevoli di raccontare le cose come stanno, cioè molto male, in un Paese a trazione autocratica. Oggi 3 maggio si festeggia la giornata mondiale della libertà di stampa: in Russia ci sono solo da ricordare i giornali appena chiusi.

«Grazie ministro per essere stato con noi. Buon lavoro». Così si conclude l’intervista – più che altro un monologo, evidentemente concordato - del ministro degli Esteri Lavrov alla trasmissione di Rete4. Si dice: mica si possono ascoltare solo l’attore-presidente Zelensky, i soliti americani, inglesi e francesi… bisogna sentire anche l’altra versione, quella dei russi, evitare ogni censura, questo sì che è vero giornalismo. No, il giornalismo qui non c’era e se c’era dormiva. Nessun efficace contraddittorio, nessuna domanda scomoda, niente che abbia a somigliare con l’intervista che l’inglese BBC ha mandato in onda un paio di settimane fa in un contraddittorio serio e appuntito con il portavoce del Cremlino Peskov.

Come ha scritto il PPE nel suo post messo in rete, il problema sono i guasti che derivano dalla forza della macchina propagandistica russa. Questo è il punto che va affrontato senza esitazioni e giri di parole tenuto anche conto che l’Europa si è già mossa su questo terreno imponendo tra le sue sanzioni il blocco di Sputnik (gruppo multimediale) e Russia Today (canale tv satellitare), due grandi realtà che fanno capo al governo di Mosca capaci di disinformazione, manipolazione e distorsione dei fatti. Ora in Italia potrebbe muoversi il Copasir (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti). Il presidente Adolfo Urso ha spiegato che è stata già prevista una specifica istruttoria anche con le audizioni dei vertici Rai e Agcom e che «l’intervento di Lavrov, per le modalità in cui è avvenuto e per la montagna di notizie false che ha propinato, conferma le nostre preoccupazioni». Bene, ma ha ragione la giurista Vitalba Azzollini, quando su Twitter osserva che si sarebbero dovute prendere al momento dell’annuncio dell’intervista «subito le vie ufficiali» sollevando l’ipotesi di violazione delle regole Ue. Che senso ha, infatti, «silenziare i canali di disinformazione del governo russo e poi invitare nelle tv italiane i componenti del governo di Mosca affinché possano tranquillamente disinformare e manipolare»?

Partita complessa, quella italiana su questo terreno. La forza di penetrazione culturale e politica russa è un dato di fatto storico e presente nella realtà odierna. Va detto che i due Presidenti, Sergio Mattarella e Mario Draghi, sono argini fermi a questa deriva pericolosa. Il premier ha spiegato che «non vogliamo più dipendere dal gas russo perché la dipendenza economica non deve diventare sudditanza politica». Questo, infatti, è il problema.

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