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la decisione

Magistratura onoraria, bocciatura bis della Corte di giustizia su ferie e rinnovi

Lecce, distretto Corte d'Appello: in arrivo 12 magistrati

Spallata alla riforma. E sull’equiparazione ai togati, si torna al Tar

08 Aprile 2022

Nicola Pepe

Ferie pagate, niente più proroghe (quadriennali) degli incarichi e possibile assimilazione ai giudici togati sia pure con un meccansimo di benefici più allentati. La Corte di giustizia europea mette ancora una volta in un angolo l’Italia sulla magistratura onoraria con la sentenza di ieri che ha bissato la decisione di due anni fa costata una procedura di infrazione (a luglio) e il varo in tutta fretta di una «mini riforma» con la legge di Bilancio 2022. Che rischia di essere stroncata sul nascere.

Il verdetto della I sezione di Lussemburgo (presidente, la lettone Ineta Ziemele, relatore il bulgaro Alexander Arabadjiev) costringerà inevitabilmente il ministro della Giustizia, Cartabia, a rimettere mano al dossier magistratura onoraria, alimentando incertezze soprattutto in vista dell’avvio dei bandi-concorso per la stabilizzazione dei magistrati onorari come «funzionari».

Il perchè sia necessario un rimescolamento immediato delle carte è presto detto. Il decreto Orlando del 2017 (in particolare l’art. 29), tuttora vigente sia pure con le modifiche introdotte dal 1 gennaio, di fatto lascia impregiudicato il meccanismo dei rinnovi quadriennali che, alla luce della sentenza di ieri, sono «inamissibili». Sul punto lo stesso ministro Cartabia, nel corso di una «movimentata» audizione in Commissione al Senato un mese fa, aveva evidenziato come le «proroghe» previste dall’attuale decreto legislativo potessero «incorrere nello stesso tipo di censure delle istituzioni europee» sui rinnovi contrattuali superiori ai tre anni. Ed è proprio questa l’unica certezza del dispositivo della sentenza dei giudici europei, e cioè che la norma nazionale sui tre rinnovi da quattro anni, è contraria («osta») ai principi della direttiva comunitaria sul lavoro a tempo.

Chiuso questo, capitolo, non di poco conto, se ne apre un altro. La sentenza rispedisce la palla ai giudici nazionali, in questo caso il Tar dell’Emilia Romagna, cui toccherà stabilire se la nozione di giudice di pace rientra in quella di lavoratore a tempo determinato o a tempo parziale e se «si trova in una situazione comparabile a quella di un magistrato ordinario». Per essere più chiari, a decidere su tale aspetto saranno quegli stessi giudici (amministrativi), secondo i quali - come annota la sentenza della Corte Ue - «i giudici di pace esercitano funzionai giurisdizionali assimilabili a quelle dei magistrati ordinari e, in ogni caso, a quelli della pubblica amministrazione». Letta così, sembrerebbe scontata una decisione favorevole alla tesi dei giudici di pace, ma questo allo stato ancora non si può dire. Di certo, la stessa sentenza della Corte di giustizia, offre spunto per alcune valutazioni che di fatto finiscono per mettere alcuni punti fermi. Pur prendendo in considerazione le differenze di compiti tra giudici togati e giudici onorari (nonchè le modalità di accesso alla carriera), la Corte di Lussemburgo da un lato sembra offrire un assist al Governo, dall’altro al tempo stesso sembra mettere un freno.

E cioè? Pur consentendo un certo margine discrezionalità nella distinzione tra togati e onorari, i giudici europei dicono a chiare lettere che ciò non deve rappresenta una discriminazione (parlano di «trattamento sfavorevole dei lavoratori a tempo determinato») e deve basarsi su «esigenze oggettive». Insomma, una cosa è differenziare il lavoro, altra cosa è riservare un trattamento sfavorevole. Nodo che dovranno sciogliere sempre i giudici amministrativi bolognesi che dovranno valutare «gli elementi qualitativi e quantitativi disponibili riguardanti le funzioni svolte dai giudici di pace e dai magistrati professionali, i vincoli di orario e le sanzioni cui sono soggetti...».

In tutto questo il Tar Emlia Romagna rischia di giocare un campionato in solitudine, perchè dinanzi a diversi Tar cui si sono rivolti molti magistrati onorari, l’Avvocatura dello Stato - contrariamente al passato - sta sollevando l’eccezione di incompetenza territoriale chiedendo di trasferire gli atti a un Tar «unico», quello del Lazio. Si tratta, evidentemente, di una questione spinosa che sta agitando gli animi soprattutto nell’ambito della magistraturt ordinaria dove - pur apprezzando il lavoro svolto dagli onorari - non verrebbe vista di buon grado una «stabilizzazione» dei coloro colleghi non togati senza concorso. Qualcunque decisione del Tar bolognese sarà inevitabilmente appellata a Palazzo Spada dove sembra essersi formato il convincimento che i magistrati onorari non sono lavoratori (anche la Cassazione la pensa così). Tesi che potrebbe essere ribaltata alla luce della recente riforma, indebolita dalle due sentenze della Corte di giustizia nel giro di due anni e dalla procedura di infrazione.

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