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Amici a quattro zampe, il cane ha il prurito? Occhio all’infezione

La Crusca e la querelle tra «scendere il cane e stare sopra la zia»

Si strofina, lecca o gratta: ecco cosa può accadere soprattutto con la bella stagione. Prevenzione e cura

20 Marzo 2022

Raffaella Direnzo

Il prurito nel cane e nel gatto è un sintomo aspecifico da cui dipendono segni di disagio come il grattamento, il leccamento, lo strofinamento, il morso e può essere associato ad una vasta gamma di condizioni cliniche. La ricerca della causa scatenante, indispensabile per il successo delle terapie, è lunga e complessa e deve essere fatta dal veterinario in collaborazione con il proprietario.

COS’É - Tra le numerose possibili cause la piodermite è una condizione molto comune nei piccoli animali. Un sondaggio effettuato presso 100 veterinari specializzati in animali da compagnia nel Regno unito, ha evidenziato che il 7% dei cani visitati nel periodo estivo mostra lesioni da piodermite esterna. In particolare, afferma la Prof.ssa Marialaura Corrente, docente di Malattie infettive del Dipartimento di Medicina veterinaria, UniBa, «la piodermite è un’infezione batterica della cute, frequente nel cane e più rara nel gatto. Nella maggior parte dei casi è causata da Staphylococcus pseudintermedius, ma possono provocarla altre specie di stafilococchi e più raramente altri batteri».

CAUSE - In Italia questi batteri causano circa il 20% delle infezioni nel cane. Nell'ultimo decennio, lo Staphylococcus pseudintermedius è stato identificato come una specie batterica preoccupante nel settore veterinario, trattandosi di un patogeno opportunista frequentemente isolato da cani sani e, soprattutto, associato a numerose infezioni negli animali. I cani sono la specie animale più comune infetta da questo germe, con l'84,7% isolato da malattie canine comprese le infezioni della pelle, dell'orecchio e del tratto urinario, cfr. La piodermite, sottolinea la Prof.ssa Corrente, «non è un’infezione esogena. Infatti, siamo alle prese con un batterio normalmente presente sulle mucose, in prossimità dell’ano e sul pelo. Diversi fattori predisponenti quali immunodepressione, allergie di natura alimentare, dermatite atopica, parassitosi, o disfunzioni ormonali (ipotiroidismo, morbo di Cushing) esaltano la proliferazione batterica, alterando l’equilibrio del microbiota. La tendenza degli animali a grattarsi e leccarsi favorisce la diffusione del batterio sulla cute».

SEGNI CLINICIA - seconda dell’interessamento dell’epidermide o degli strati più profondi della cute si descrivono una forma superficiale e una profonda, ribadisce la Prof.ssa Corrente. La forma più frequente è la piodermite superficiale. Essa si localizza in corrispondenza dei follicoli piliferi, determinando la caduta del pelo, in aree sparse sul tronco. Si osservano papule – rilievo della pelle - circoscritte, che possono evolvere in pustole – rigonfiamento contenente pus - e formazione di croste. Nei cani a pelo lungo si osserva forfora sul dorso e bolle rosse sull’addome e parti più glabre. Nella piodermite profonda le lesioni includono ulcerazioni – lesioni -, croste localizzate sulla faccia laterale delle cosce, sul tronco e a livello inguinale, con una caratteristica necrosi ​cutanea. Spesso si osservano i cosiddetti collaretti epidermici, rappresentati da lesioni rotonde con forfora sul margine. Gli animali hanno la tendenza a grattarsi e leccare le lesioni a causa del prurito, peggiorando il quadro clinico.

DIAGNOSI - Dopo aver valutato il quadro clinico, spiega la Prof.ssa Corrente, «sono necessari esami di laboratorio, quali l’esame citologico, per valutare l’intensità dell’infiammazione, e l’esame batteriologico, per isolare il batterio responsabile e valutarne in laboratorio la sensibilità agli antibiotici». Purtroppo, sottolinea «“questo microbo tende ad acquisire numerosi caratteri di antibiotico-resistenza, primo fra tutti la resistenza alla meticillina, che rende inefficaci penicilline e cefalosporine. È necessario seguire strettamente il protocollo prescritto dal veterinario, dopo il risultato dell’antibiogramma. L’eventuale trattamento antibiotico, infatti, deve essere protratto anche dopo la scomparsa delle lesioni».

TRATTAMENTO - In base alle valutazioni cliniche e ai risultati di laboratorio il veterinario può optare per un trattamento localizzato, con shampoo a base di disinfettanti, eventualmente abbinati a pomate contenenti antibiotico. La terapia per via sistemica si rende necessaria quando le lesioni sono più estese e sempre nella forma profonda. In ogni caso, continua la Prof.ssa Corrente, bisogna evitare il fai da te nell’uso degli antibiotici.
La terapia di per sé non è costosa, lo diventa qualora trattamenti pregressi condotti in maniera errata abbiano indotto forme recidivanti e ulteriori resistenze agli antibiotici nei batteri. Diverse ricerche hanno evidenziato che proprietari e pets che vivono nello stesso ambiente tendono a condividere anche la flora microbica. Quindi un trattamento antibiotico errato in un cane si riflette indirettamente anche sui pattern di resistenza dei batteri presenti nel nostro organismo. Non ci sono particolari accorgimenti, se non seguire le comuni prassi igieniche: evitare il contatto, in particolare con le lesioni e lavare sempre e con cura le mani.

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