Domenica 22 Febbraio 2026 | 16:46

Mister Moreno Longo cerca un mini appiglio: «Se siamo questi per il Bari c’è speranza»

Mister Moreno Longo cerca un mini appiglio: «Se siamo questi per il Bari c’è speranza»

Mister Moreno Longo cerca un mini appiglio: «Se siamo questi per il Bari c’è speranza»

 
Davide Lattanzi

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Davide Lattanzi

Mister Moreno Longo cerca un mini appiglio: «Se siamo questi per il Bari c’è speranza»

«Con pregi e difetti, almeno siamo stati una squadra. E se riusciamo a diventare un complesso riconoscibile, allora avremo le armi per giocarcela»

Domenica 22 Febbraio 2026, 14:23

«Con pregi e difetti, almeno siamo stati una squadra. E se riusciamo a divetare un complesso riconoscibile, allora avremo le armi per giocarcela». Moreno Longo prova a trovare un appiglio in un contesto complicatissimo. Sì, perché il punticino di Padova non sposta l’asse del dramma. Il Bari resta penultimo, continua a non vincere e vede persino allungarsi di una lunghezza la distanza dai playout, ora lontani tre passi. La salvezza diretta, invece, rimane a -4, in attesa del match odierno tra Reggiana e Avellino.

Il pareggio colto in Veneto tiene viva una flebile fiammella alimentata da qualche progresso su una prestazione nel complesso meno sgangherata (ma comunque scandita da un paio di sbandate clamorose) e più propositiva. Basi precarie, eppure il tecnico piemontese tenta di aggrapparsi a qualche timido segnale. «Per la prova espressa, la squadra ha fornito risposte», analizza. «Siamo stati sempre dentro la partita, in un classico match di serie B: l’episodio decisivo poteva arrivare da una parte o dall’altra. Anche noi, pertanto, abbiamo avuto le possibilità di portare a casa la posta piena, ma ci è mancata la stoccata decisiva che in questo momento sarebbe fondamentale. Nel complesso, siamo stati abbastanza solidi anche in fase difensiva: la grande occasione sventata da Cerofolini su Bortolussi è venuta da una loro uscita più casuale che studiata. Per il resto non abbiamo sofferto più di tanto. Restiamo un po’ sbilanciati nella proposta sulle corsie. A destra abbiamo creato meno: dovevamo osare di più. Però Piscopo dopo i primi dieci minuti in difficoltà ha preso le misure e disputato un match attento, pur da ammonito: ed è stato decisivo per il gol».

Il contesto, però, non cambia volto. Come si può accendere una scintilla? «La prestazione può essere una base importante per giocare il finale di campionato da squadra vera», la risposta di Longo. «Perché se non lo siamo non possiamo nemmeno immaginare di avere i presupposti per competere. Bisogna accelerare ogni processo perché il tempo non c’è. Sono qui da meno di un mese, abbiamo già giocato sei partite e il trend non cambierà: a marzo il calendario addirittura si infittisce. Vorrei dare continuità a un certo tipo di undici, ma se poi i riscontri non arrivano, è giusto dare chance a chi mostra segnali di voler combattere. Artioli e Maggiore, ad esempio, hanno dimostrato di poter essere una buona coppia fornendo equilibrio, palleggio e iniziativa».

Servirebbe, però, più veemenza e soprattutto peso in fase offensiva. «La squadra non potrà mai essere libera di testa», è la premessa di Longo. «Ormai si giocano esclusivamente sfide da dentro o fuori, è impossibile essere leggeri e spensierati. Ma la cosa importante è che contro il Padova non ci siamo mai scomposti, reagendo anche agli eventi negativi. Se siamo questi e portiamo in condizione altri elementi di valore, allora saremo in corsa.

Utilizzare due punte pure con Rao trequartista? Ci stiamo pensando, ma Emanuele si sente un esterno, deve imparare a muoversi nei mezzi spazi e a trovarsi la posizione. È giusto valutare ogni opzione, ma valorizzando ogni elemento secondo le sue doti».

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