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In Puglia e Basilicata

L'intervista

«Bari, sarà un anno pazzesco. Dieci squadre in lotta per la A»: Angelozzi e lo zoom sul futuro

«Bari, sarà un anno pazzesco. Dieci squadre in lotta per la A»: Angelozzi e lo zoom sul futuro

«Io a La Spezia ho vinto con la rosa più giovane. Fate lavorare Polito»

03 Giugno 2022

Antonello Raimondo

Guido Angelozzi è un veterano del campionato di serie B. Ne ha vissuti tanti e, quindi, ne conosce bene i trabocchetti. Il sessantasettenne direttore sportivo catanese è, attualmente, l’uomo mercato del Frosinone, piazza in cui continua ad avere al suo fianco una vecchhia conoscenza del calcio di Puglia, Piero Doronzo. Quando c’è da fare il lavoro «sporco» chiamano lui. Perché lui non è uno che pretende budget milionari. Vuole solo autonomia. E cioè libertà assoluta nelle scelte tecniche. Ecco perché quando le cose vanno male non lo sentirete mai scaricare le responsabilità su altri. Ci mette sempre la faccia, il buon Guido. Senza scappare.

Direttore, com’è andata a Frosinone?

«Abbiamo centrato gli obiettivi. Il progetto va avanti».

Peccato per i playoff sfumati...

«Un po’ ci è dispiaciuto. Siamo stati nelle prime otto per tutta la stagione e all’ultima giornata ci siamo fatti scavalcare. Capita, si riparte».

Cosa le chiede la proprietà?

«Una gestione sostenibile. Ho dovuto abbassare il costo ingaggi e anche l’età media. Mi servirà un altro anno per completare il lavoro. E poi la Primavera è stata promossa. È un altro progetto a cui teniamo tantissimo».

Segue ancora il cammino del Bari?

«Certo. Io resto un tifoso del Bari. Sono felice che sia in buone mani».

Vota De Laurentiis, insomma.

«Ovviamente. Non dimentichiamo cosa è accaduto quando la società si è trovata in mano ad avventurieri. I De Laurentiis sono una garanzia. Hanno investito tanto e continueranno a farlo. Il Bari è di nuovo in B e con un po’ di fortuna avrebbe potuto farcela due anni fa quando è arrivato in finale ai playoff».

La questione della multiproprietà preoccupa. Può essere un freno agli investimenti?

«Non credo proprio. Sono convinto che verrà costruita una rosa competitiva. Come Bari, d’altronde, merita».

Qui a Bari c’è un direttore sportivo che un po’ le assomiglia.

«Mi piace. Ha lavorato bene a Castellammare e anche ad Ascoli. Un anno fa vi ho detto che ero fiducioso sul fatto che potesse riportare il Bari in B. Apprezzo molto le persone che si assumono le proprie responsabilità. È giusto, succede in tutto il mondo del lavoro. E se a volte si è costretti a essere un po’ ruvidi... non credo sia un problema più di tanto».

L’ha sorpresa Mignani?

«Assolutamente no. Ha lavorato benissimo a Siena e Modena. Chi vince, poi, ha sempre ragione. Un uomo equilibrato, poi. Valorizzato a dovere da uno come Polito».

Lei ha sempre detto che le fortune di un tecnico dipendono molto dall’abilità del direttore sportivo.

«E lo confermo. Si vince di squadra. La società prima di tutto. Poi viene tutto il resto».

Certo è che si preannuncia una serie B pazzesca.

«Leggendo i nomi delle squadre c’è da restare basiti. Genoa e Cagliari, tutti parlano del loro blasone. Ma non è tutto. Il Venezia è un club forte e sta già lavorando per tornare in A».

Ci riproverà anche il Parma.

«E certo. Già quest’anno aveva una rosa da paura. Vedrete che a fine mercato saranno ancora in pole position. Aggiungo Pisa, Brescia, Benevento. Credo che ci saranno almeno dieci squadre di ottimo livello».

E occhio a chi arriva dalla C.

«Modena è una grande piazza e ha una proprietà ricca. Idem il Padova che giocherà la finale playoff contro il Palermo, un’altra big del calcio italiano».

Un messaggio ai tifosi del Bari.

«Serve pazienza. La B è il campionato più difficile. Devono credere nelle capacità della famiglia De Laurentiis. Servono giovani forti, è questa la sfida. Io ne ho lanciati tanti a Bari. E con lo Spezia ho vinto la B con la squadra più giovane. Una soddisfazione doppia».

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