Il responsabile dell’area tecnica del Lecce, Pantaleo Corvino, si è presentato ieri in sala stampa insieme al direttore sportivo, Stefano Trinchera, per ottemperare a un rito che, proprio ieri ha tenuto a ricordare, egli stesso ha lanciato, quasi trent’anni fa: la conferenza di fine mercato. E in un momento molto complicato della storia recente del club giallorosso, quello che il dirigente salentino chiede è un atto di fiducia «in bianco», basato sulla sua lunga esperienza e sulla sua militanza: quattordici anni... sui campi, dieci dei quali passati in serie A. Compresi gli ultimi quattro, che hanno infranto il record di permanenza del Lecce nel massimo campionato. Una storia che continuerà, ha svelato Corvino, perché «senza fare alcun clamore, il presidente Saverio Sticchi Damiani ha depositato in Lega altri due anni di contratto per il sottoscritto, che per il momento non si sente ancora stanco di lottare».
Il laboratorio giallorosso - «Noi dobbiamo cambiare, chi non lo fa è destinato a morire. Un piccolo club come il nostro deve cambiare per restare nel calcio che conta, presentandosi come un laboratorio di idee e con il rischio nelle vene». È la prima immagine vivida che restituisce Corvino ai giornalisti e ai tifosi che lo seguono in streaming. C’è poi la consueta carrellata che il direttore può permettersi di elencare forte della sua storia: «Siamo partiti dalla B anche con la Primavera, siamo arrivati a vincere il campionato con i giovani, e in tutte le competizioni alle quali partecipiamo, partiamo come i più deboli, quelli con meno risorse e senza la possibilità di acquistare campioni».
Gol e dintorni - «Questa è la nostra filosofia - spiega il vernolese classe 1949 - e in questo modo è difficile accontentare tutti, soprattutto quei tifosi che mi attaccano o che mi offendono davanti alla mia famiglia. Ogni volta sembra ci sia un problema grave, come l’assenza di una punta. L’anno scorso a gennaio Krstovic aveva segnato 7 gol, ma mancavano quelli degli altri attaccanti, che poi sono arrivati. Non avevamo il difensore ed è esploso uno come Tiago Gabriel che in questa sessione di mercato ci siamo impegnati a trattenere. Negli anni mi hanno detto che quando le cose non vanno bene è sempre colpa della punta, salvo poi ricredersi sempre: Lucarelli non era più adatto, Vucinc troppo giovane, Bojinov troppo basso. I conti, però si fanno alla fine».
Dibattito aperto... e chiuso - Risulta quindi complicato portare al direttore le rimostranze di tanti tifosi che non riescono ad accettare la situazione di classifica attuale e protestano sui social: «Meglio non dare fiato a chi usa certi canali e certi modi - sbotta Corvino - perché rappresentano una forte minoranza che vuole insegnare a chi ha tanta esperienza». E qui parte una delle considerazioni che segneranno la conferenza: «Non possiamo ascoltare nuclei di persone che si creano per criticare il dottore che ha fatto 800 operazioni, quando loro non hanno operato neppure un’unghia incarnita».
Anche i tifosi che non usano critiche violente sui social, però, non vivono un bel momento guardando il Lecce dell’ultimo mese. E chi ha il diritto di cronaca e deve anche applicare un filtro critico a quello che accade, come i giornalisti, deve stilare un bilancio tra la richiesta dell’area tecnica stessa, un mese fa, nel far comprendere le difficoltà di un mercato di riparazione che richiede capitali ingenti di cui la società non dispone, e la frustrazione per una classifica preoccupante accostata al terzo bilancio più ricco della serie A. Il Lecce ha infatti dichiarato un utile netto di 20 milioni, al 30 giugno 2025, dunque anche prima della plusvalenza su Krstovic. Ma dopo un mercato che ha visto partenze importanti, i salentini stagnano a un punto dalla Fiorentina in zona retrocessione e a cinque punti dalla prima competitor, il Parma. Una situazione potenzialmente pericolosissima.
Questa considerazione Corvino la rifiuta: «Non è possibile sentirsi frustrati dopo quattro anni di Serie A e tre salvezze consecutive, con l’arrivo di calciatori importanti e funzionali al progetto. Le somme si tirano a fine campionato e se avremo sbagliato chiederemo scusa».
Un pizzico di fattore c - Lasciate lavorare chi ha esperienza, sembrerebbe voler dire il direttore e va anche sottolineato che negli ultimi anni ha avuto ragione lui. Qualche malelingua potrebbe parlare di suicidio sportivo altrui e di un pizzico di fortuna, alla cui mancanza si appella lo stesso Corvino, tra le altre cose: «Se Ramadani avesse segnato invece di prendere il palo interno con la Lazio, o se non ci fosse stato un autogol, o la traversa, per non parlare dei torti arbitrali staremmo parlando di tutt’altro».
Gli addii e le variabili - E a sostegno di questa considerazione, il direttore spiega come Pierret, Maleh, Kaba, Kouassi e Morente siano voluti andare via per dimostrare altrove di poter essere titolari, e allo stesso tempo sono arrivati giocatori a suo dire pronti, almeno tre dei quattro, a sostenere il livello tecnico del campionato italiano: «Cheddira è un attaccante completo, di esperienza e che quest’anno ha già giocato 16 volte su 19. Gandelman è un nazionale che attacca gli spazi e riempie l’area, l’abbiamo voluto e portato qui per tempo; Ngom è pronto ed è un centrocampista esplosivo. Fofana può dare fiato a due incontristi titolari del calibro di Ramadani e Coulibaly, che abbiamo voluto trattenere a tutti i costi. Quest’anno la nostra campagna acquisti ha toccato i 20 milioni. Per noi è un record. La Cremonese ne ha spesi 30».
La società si è sforzata di mantenere tutti i titolari della difesa, anticipando possibili novità tattiche sulle lacune lasciate nella catena di destra: «Vedrete che daremo sempre più spazio a un Pierotti che potrebbe rivelarsi un’ottima alternativa a Veiga, come in chiave più difensiva dà garanzie Siebert anche su quella fascia».
La casella di Pierotti potrebbe dunque essere liberata per un maggiore impiego di N’Dri o addirittura per accostare Cheddira a Stulic, organizzando un 4-3-3 più offensivo. Insomma, d’accordo con mister Eusebio Di Francesco, dal punto di vista di Corvino la rosa è «adeguata e funzionale», con buona pace dei critici.
il messaggio - Il messaggio «ecumenico» arriva quando si chiede al direttore di rivolgersi ai tifosi con uno sguardo alla possibile salvezza: «Non siamo noi che dobbiamo dare messaggi a loro - dice Corvino - ma sono i tifosi che li lanciano a noi raggiungendo in massa la squadra ovunque. Noi lo facciamo per loro, credetemi».
















