Venerdì 06 Febbraio 2026 | 19:53

Lorenzo Amoruso scuote il Bari: «Svoltare... ma subito»

Lorenzo Amoruso scuote il Bari: «Svoltare... ma subito»

 
pierpaolo paterno

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pierpaolo paterno

Lorenzo Amoruso scuote il Bari: «Svoltare... ma subito»

Lo sguardo del doppio ex di Mantova e Bari aiuta a leggere meglio una sfida che non vale solo tre punti: «A Mantova clima caldo. Il mercato? Chissà se inciderà»

Venerdì 06 Febbraio 2026, 12:47

BARI Mantova e Bari si ritrovano faccia a faccia nel momento più delicato della stagione, quando la classifica non ammette più alibi né calcoli a lungo termine. Venti punti, penultimo posto condiviso e uno scontro diretto che profuma già di spareggio salvezza, anche se il calendario dice febbraio. Al “Martelli” andrà in scena una partita che vale doppio, perché mette di fronte due squadre fragili, accomunate da limiti strutturali e da un inverno di profondi cambiamenti.

Il Bari arriva a questo appuntamento dopo un calciomercato invernale che ha rivoluzionato la rosa, con undici nuovi innesti e partenze eccellenti che hanno fatto discutere. Il club biancorosso ha scelto di cambiare pelle nel tentativo di raddrizzare una stagione nata male e diventata via via più complicata. Una scelta coraggiosa, forse obbligata, che ora chiede risposte immediate sul campo. In questo contesto, il lavoro di mister Longo diventa centrale, chiamato a dare identità e compattezza a un gruppo profondamente rinnovato. Per analizzare questo momento complesso, lo sguardo di Lorenzo Amoruso, doppio ex di Mantova e Bari, aiuta a leggere meglio una sfida che non vale solo tre punti.

Amoruso, da doppio ex, che valore ha Mantova-Bari di sabato. È già uno spareggio salvezza, considerando classifica e momento delle due squadre?

«Ora saranno tutti scontri salvezza per il Bari. Se non ti rialzi subito, rischi di precipitare. Devi sperare che vengano fuori buone prestazioni. Sperare appunto, senza grandi certezze. Non intravedo tanta qualità. La situazione del Bari è una naturale conseguenza di quanto visto sinora. La squadra non si è mai espressa a grandi livelli».

Il calciomercato invernale si è appena chiuso. Che valutazione complessiva dà agli undici arrivi e che idea si è fatto della strategia adottata dalla società?

«Il mercato non ha portato chissà cosa. Le aspettative erano altre. È arrivata gente che speriamo possa tirar fuori qualcosa. Cambiare undici giocatori vuol dire ricominciare da capo, come in estate senza preparazione».

Tra le partenze spiccano nomi pesanti come Castrovilli, Antonucci e Partipilo. Il Bari ha perso qualità ed esperienza o si è liberato di giocatori non più centrali nel progetto?

«Quando i giocatori non vedono interesse da parte della società, è chiaro che siano condizionati e siano poco spronati a dare il massimo. Il pesce puzza dalla testa. Se non percepisci la voglia di migliorare la squadra, o per lo meno stare in una situazione tranquilla, è normale che certa gente vada via. Parliamo di calciatori che avevano già abbassato le pretese scegliendo di scendere in B. Ma per ritrovarsi in fondo alla classifica e fare brutte figure c’è un limite. Dopo la sfiorata promozione in A, tutti hanno capito che non ci sono ambizioni. Negli ultimi anni si sono costruite squadre davvero scarse. Al momento, il quadro è brutto e difficile. La gente è stanca e contesta».

In difesa sono arrivati Odenthal e Mantovani. Possono garantire solidità immediata o servirà tempo per trovare equilibrio in un reparto spesso in difficoltà?

«Due profili di esperienza. Prima dei loro arrivi, la difesa era un reparto con delle lacune. Il campo parlerà».

A centrocampo, Esteves e Artioli sono profili giusti per dare ordine e intensità o il Bari continuerà a soffrire per mancanza di gambe e idee in mezzo al campo?

«In mezzo servono forza, fantasia e personalità. In ogni caso, è tutto il contesto della squadra che non è stato creato con l’intenzione di disputare un campionato di medio alta classifica».

Sulla trequarti Longo ha tante opzioni - Piscopo, Cavuoti, De Pieri - ma poca continuità. Un problema di caratteristiche simili o di contesto tattico?

«Se c’è tanta inflazione di trequartisti è perché Longo intende giocare ad una sola punta. Mi risulta difficile comprendere il criterio di costruzione della squadra».

In attacco pesa l’assenza di un vice Moncini. Questa lacuna può costare cara nel rush finale o il Bari può arrangiarsi con soluzioni interne?

«Longo dovrebbe giocare con un solo attaccante e un falso nove accanto. Senza punti di riferimento, con inserimenti da dietro».

Un pensiero sul giovane Traorè: può rappresentare una risorsa vera in questa fase o è ancora un investimento più per il futuro che per il presente?

«Se ne parlava bene. Bisogna vedere come si catapulterà in questa realtà. Quando vai sui giovani non sbagli mai. Hanno motivazioni, voglia di dimostrare qualcosa. A patto, però, che siano seguiti da compagni esperti e di valore che possano indottrinarli».

Guardando al campionato, quanto sarà decisivo il lavoro di mister Longo nella gestione mentale di un gruppo rivoluzionato e sotto pressione?

«Parliamo del terzo allenatore stagionale. Non si può sempre dare la colpa ai tecnici. Se ad uno chef non gli fornisci gli ingredienti, ti servirà una pasta scondita. E non buona. Quando mancano i condimenti, cosa si pretende se non un fallimento?».

Inizia una serie di scontri diretti - Mantova, Spezia, Sudtirol, Padova e Sampdoria - che sembra scrivere il destino del Bari. Dove si decide davvero la stagione?

«Devi puntare al massimo, senza fare grandi calcoli. Ogni partita ha una storia a sé, per tanti motivi. Non puoi fare tabelle, soprattutto per una squadra dal rendimento incostante come il Bari. Questo assurdo saliscendi non permette di fare previsioni».

Infine, che ambiente troverà il Bari a Mantova?

«La tifoseria mantovana è molto legata alla squadra. Il Bari troverà un ambiente bello caldo. Credo che i lombardi abbiano maggiori speranze di farcela rispetto ai biancorossi. Ma, poi, sarà ovviamente il campo a parlare».

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