Martedì 07 Luglio 2020 | 21:10

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LECCE  - «La cosa che pesa maggiormente in questa fase è l’incertezza che regna sovrana. Da due settimane siamo tornati ad allenarci a livello individuale, su base volontaria, ma non si sa cosa accadrà, se torneremo o meno in campo per concludere il campionato, il che non aiuta certo a lavorare nella maniera giusta. Purtroppo, si naviga a vista e l’umore cambia da un giorno all’altro, a seconda dei diversi scenari che si ipotizzano, delle prospettive che, di volta in volta, si intravedono». È così che Marco Mancosu, capitano del Lecce, sta vivendo questa fase particolare seguita al periodo del “tutti in casa”. Poi aggiunge: «Nei primi giorni degli allenamenti individuali si era creata una certa euforia per il ritorno sull’erba del Via del Mare, ma ora per dare un senso al lavoro che stiamo svolgendo servirebbe qualcosa di certo sulla ripresa, anche perché i vari passaggi della preparazione andrebbero tarati con riferimento alla data in cui si giocherà e, ad oggi, quella del 13 giugno sembra essere puramente indicativa».

Cosa pensa del ritiro che sarà necessario se si tornerà agli allenamenti di gruppo?

«In una situazione eccezionale come quella che stiamo vivendo servono dei sacrifici e siamo tutti pronti a farli. Ma ha senso se solo se si deve ripartire davvero. Altrimenti sarebbe assurdo restare a lungo lontano dalle rispettive famiglie e, dal punto di vista del club, sostenere ulteriori costi in una annata già del tutto particolare».

Da più parti si ripete che si tornerà in campo solo in sicurezza. Pensa possa esistere il rischio zero?

«Ad oggi sembrerebbe di no, a maggior ragione per uno sport di contatto come il nostro. Proprio da questo fatto discende il grande nodo che va sciolto nell’ottica della eventuale ripresa del torneo, ovvero cosa accadrebbe in caso di contagio. Ebbene, con il modello tedesco, che prevede lo stop del solo calciatore positivo, si avrebbe la quasi certezza di concludere la stagione. Se, di contro, dovrà andare in quarantena l’intera formazione del contagiato, allora sarebbe improbabile terminare il campionato, in quanto non ci sono finestre temporali utili per recuperare i match che dovessero saltare. Personalmente, però, non so nemmeno ipotizzare quale possa essere una soglia di rischio accettabile, ammesso che esista».

Se si giocherà, lo si farà a tappe forzate. Cosa servirà al Lecce per salvarsi?

«A fare la differenza sarà la cura dei minimi dettagli perché saremmo impegnati ogni tre giorni ed a temperature elevate. Chi dispone di una rosa ampia sarà avvantaggiato. Conteranno ancora più del solito aspetti quali l’alimentazione, la gestione del riposo, la coesione del gruppo. Noi possiamo solo cercare di farci trovare pronti, sia sul piano mentale che fisico».

Le compagini che dovranno sgomitare per la permanenza resteranno le otto racchiuse tra i 30 punti della Fiorentina ed i 16 del Brescia?

«La classifica parla chiaro, sotto questo punto di vista. Noi dovremo fare la corsa su noi stessi e sui team che abbiamo davanti. Chi è alle nostre spalle cercherà di tirare giù noi. Ma, dopo uno stop tanto prolungato, i valori che esistevano al momento della sospensione non saranno certo gli stessi. I complessi che erano in forma quando il torneo è stato sospeso dovranno trovare il passo giusto, tanto quanto quelli che erano in affanno».

Lei è arrivato ad essere protagonista in massima serie a 31. Come mai così tardi?

«Prima evidentemente non l’ho meritato. Ma sono abituato a guardare al presente ed a cercare di costruire il futuro. Ho sin qui disputato una gran bella stagione, ho segnato 8 gol, tra i quali quello dell’1-1 contro l’Inter, importantissimo sul piano del prestigio e per la carica che ha dato all’intero ambiente, e quello spettacolare firmato al San Paolo, contro il Napoli, su punizione. Il Lecce, cosa fondamentale, sta lottando per la permanenza, rivaleggiando contro alcune squadre blasonate e ricche di calciatori con una lunga milizia in A, a dispetto del fatto che è una matricola. Di tutto ciò parlo solo perché ora siamo fermi. Nel caso in cui si riparta, infatti, sarà come ripartire da zero e dovremo dimostrare di valere la categoria, contribuendo al raggiungimento della salvezza. Se ci riusciremo, ne sono certo, la società sarà in grado di crescere ancora».

Il suo contratto scadrà il 30 giugno 2021. Lo prolungherà?

«Nel Lecce mi trovo benissimo. Amo la piazza, la città ed il Salento. Le intese si fanno in due, ma personalmente sono sereno. L’obiettivo immediato è conquistare la permanenza».

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