Martedì 26 Marzo 2019 | 23:09

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Vino, la nuova legge dimezza la burocrazia con nuove energie da dedicare all’export

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Vino, motore dell’economia del Mezzogiorno e bandiera del Made in Italy nel mondo. Finalmente chi produce vino sarà meno gravato dal peso della burocrazia. La buona notizia arriva mentre prosegue la vendemmia: il testo unico sul vino taglia del 50% il tempo dedicato alle carte e ai documenti. Secondo le stime della Coldiretti, dal vigneto alla bottiglia è necessario adempiere a più di 70 pratiche, che coinvolgono 20 diversi soggetti. Tutto ciò richiede almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola, per poter soddisfare le 4mila pagine di normativa che regolamentano il settore. L’approvazione del Testo unico sulla coltivazione della vite e la produzione del vino da parte dell’aula della Camera dei Deputati dovrebbe, si spera a breve, liberare nuove energie da parte delle nostre aziende vitivinicole nelle quali crescono sempre di più le nuove generazioni di vignaioli. “Questo provvedimento è il risultato di una lunga mobilitazione che – precisa Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti - auspichiamo possa giungere presto ad una approvazione definitiva con la conferma delle semplificazioni introdotte e il rapido esame da parte della Senato, a distanza di oltre due anni dall’avvio dei lavori parlamentari.

In pratica, si arriverà alla semplificazione delle comunicazioni e degli adempimenti a carico dei produttori, alla revisione del sistema di certificazione e controllo dei vini a denominazione di origine ed indicazione geografica con un contenimento dei costi, alla revisione del sistema sanzionatorio, all’introduzione di sistemi di tracciabilità anche per i vini a IGT e a norme per garantire trasparenza sulle importazioni dall’estero.

La burocrazia è considerata dai vitivinicoltori il principale ostacolo al loro lavoro che nel 2015 ha consentito di realizzare un fatturato record di 9,7 miliardi soprattutto grazie all’export che è stato di 5,4 miliardi e risulta in ulteriore aumento del 3% nel primo semestre del 2016.

Tutto questo in un anno come il 2016, nel quale l’Italia ha conquistato il primato mondiale nella produzione stimata in circa 49 milioni di ettolitri mentre la Francia con un calo del 10% dovrebbe attestarsi a 42,9 milioni di ettolitri e potrebbe addirittura perdere il posto d’onore a vantaggio della Spagna dove le prime stime parlano di valori attorno ai 45 milioni di ettolitri.

Se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento - precisa la Coldiretti - ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola con 650mila ettari di vigne e oltre 200mila aziende vitivinicole.

Vendemmia nero di Troia

Il vino in Italia attiva un motore economico che genera opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone. La ricaduta occupazionale riguarda sia per le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio. Secondo una ricerca di Coldiretti, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro.

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