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Rapporto Ismea con Cibus e Federalimentare

Al Sud cresce l’agroalimentare

L’export è la nuova sfida. Intanto per l’extra vergine più 21%. Puglia in testa

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Ci sono i mandarini sugli alberi che, a Massafra non verranno raccolti e, purtroppo, non è una novità. Ma c’è un record positivo per il Sud agricolo che emerge dal rapporto di Ismea in collaborazione con Cibus e Federalimentare.

Il comparto agroalimentare in Puglia è sempre più dinamico: non ci accontentiamo più di ottimi prodotti nei campi, raccogliamo la sfida di raggiungere direttamente i consumatori con i prodotti confezionati. Nel Tacco d’Italia, le imprese agricole sono 78.708 e le industrie dell’alimentare 5.929.

A chi teme la globalizzazione avvenuta, questo studio invece risponde che i mutamenti sullo scenario internazionale hanno sostenuto una crescita senza precedenti delle esportazioni del Made in Italy alimentare, che ha spinto l’export agroalimentare del “Sud a toccare la cifra di 7 miliardi di euro nel 2018.

Nel Mezzogiorno, nonostante il consistente e duraturo impatto della crisi economica iniziata nel 2008, il permanere di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da imprese medio-piccole e, più in generale, la conferma di alcuni storici limiti allo sviluppo economico, il settore agroalimentare è cresciuto, nell’ultimo triennio, in termini di valore aggiunto (che supera i 19 miliardi di euro) di numero di imprese (344 mila imprese agricole e 34 mila imprese dell’industria alimentare). Il balzo in avanti c’è stato anche per gli occupati, che si attestano a circa 668 mila unità, pari al 10% del totale occupati al Sud. Il fatturato al Centro Nord è cresciuto del +4,4% e, invece, al Sud del +5,4%. Inevitabile pensare che la “locomotiva” Puglia avrebbe potuto fare anche di più senza il blocco, di fatto, avvenuto per i fondi pubblici del PSR.

Intanto, non ci resta che concentrarci sui buoni risultati realizzati dalle medie imprese: con orgoglio, fra i vari comparti, spicca il + 21% per il nostro amato olio extra vergine di oliva.

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