Sabato 16 Febbraio 2019 | 09:19

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San Donaci

Scarcerato dal Riesame
un presunto omicida

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Carlo Solazzo, presunto killer di Gianfranco Presta

di Mimmo Mongelli

SAN DONACI - Dopo la serie di scarcerazioni, decise dal Tribunale del Riesame di Lecce per una trentina di indagati nell’ambito dell’operazione Omega, arriva un analogo provvedimento anche per Carlo Solazzo, il presunto killer di Antonio Presta, 29 anni, figlio di Gianfranco, ex boss della Sacra corona unita ed ex collaboratore di giustizia. L’omicidio fu compiuto la sera del 5 settembre del 2012 a San Donaci. Ieri, il Riesame di Lecce ha accolto il ricorso del difensore di Solazzo, Stefano Prontera, che aveva sollevato una questione sulla carenza di motivazione autonoma dell’ordinanza del gip Vincenzo Brancato. Oltre che per Carlo Solazzo l’ordinanza di custodia cautelare, che era stata eseguita il 12 dicembre scorso nei confronti di altre 57 persone, è stata annullata anche per il fratello Pietro e per altri due indagati: Umberto Nicoletti e Floriano Chirivì.

Carlo Solazzo è accusato dell’omicidio di Presta, con l’aggravante della premeditazione e della finalità mafiosa «al fine di agevolare - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 12 dicembre scorso - l’attività della frangia operante in San Donaci e Cellino San Marco dell’associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita cui egli apparteneva, mediante l’eliminazione di Presta il quale aveva sfidato il suo ruolo di vertice e il suo prestigio criminale entrando con lui in contrasto nel traffico di sostanze stupefacenti essendo per di più figlio di un collaboratore di giustizia».

I sicari che la sera del 5 settembre di quattro anni fa freddarono Antonio Presta volevano essere sicuri che la vittima designata dell’agguato non avesse scampo. E così fu. Nonostante il disperato tentativo del 29enne di fuggire quando vide arrivare nei pressi del circolo ricreativo ubicato in via Tobagi, a San Donaci, la Lancia Delta di colore bianco su cui c’erano i killer, Presta non riuscì a sottrarsi alla trappola mortale. I sicari lo inseguirono e gli esplosero contro un gran numero di colpi. Usarono due armi: una pistola calibro 38 e un fucile calibro 12. Il fucile lo usarono poi a mo’ di clava per assestare due colpi in testa alla vittima, che era già agonizzante. Tanta fu la ferocia degli assassini, che l’arma si disintegrò letteralmente in più pezzi. Il fucile e la pistola, a cui era stata abrasa la matricola, furono poi abbandonati dai sicari accanto al corpo esanime del 29enne. Le armi (una pistola Arminiusi modello HVi38 e un fucile a canne mozze) furono trovate e prese in consegna dai carabinieri. La Lancia Delta (risultata rubata a Oria nei giorni precedenti l’efferato omicidio) con cui il commando arrivò in via Tobagi fu poi ritrovata dai carabinieri in contrada Uggio, nelle campagne tra San Donaci e Mesagne.

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